
Con l’approvazione del DGR n. 830 del 15 luglio 2025 in Veneto è stata autorizzata l’assunzione a tempo determinato di medici con titoli conseguiti all’estero e non ancora riconosciuti dal Ministero della Salute. Manuela Lanzarin, Assessora alla Sanità, spiega le principali motivazioni di questa scelta: «L’obiettivo è garantire la piena funzionalità dei Pronto Soccorso e dei servizi di emergenza-urgenza, che sono i più esposti alla carenza di personale. La misura è stata determinata anche dal progressivo venir meno della possibilità di ricorrere ai cosiddetti “gettonisti”, previsto dalle recenti norme nazionali. Tuttavia non è l’unica azione messa in campo dalla Regione: prosegue la pubblicazione di concorsi per assunzioni a tempo indeterminato (l’ultimo, dell’8 agosto scorso, ha messo a bando 118 posti) e restano attivi anche gli avvisi per il conferimento di incarichi libero-professionali».
E aggiunge: «Si tratta di una misura sperimentale e non è previsto un numero prefissato di assunzioni. Il bacino di possibili candidati è comunque limitato: potranno partecipare solo professionisti già residenti in Italia, con regolare permesso di soggiorno per motivi di lavoro. È quindi evidente che si parla di una quota molto ridotta rispetto ai circa 9.000 medici già operativi nel SSR veneto: comunque un’integrazione mirata, non una sostituzione delle procedure ordinarie. Le procedure ministeriali per il riconoscimento dei titoli esteri richiedono molti mesi e spesso non sono compatibili con le esigenze immediate dei nostri ospedali. Proprio per questo la Regione ha ritenuto di avvalersi della normativa nazionale che ha previsto, fino al 31 dicembre 2027, la possibilità di autorizzare l’esercizio temporaneo in deroga».

Come precisa Lanzarin: «La Regione però ha scelto un percorso molto attento e rigoroso: valutazione dei titoli, comparazione con i percorsi formativi italiani, colloquio professionale e verifica linguistica. Parallelamente, continueremo a sollecitare a livello nazionale un rafforzamento delle Commissioni ministeriali affinché la verifica dei titoli possa avvenire più rapidamente senza diminuire le garanzie di qualità e sicurezza». Lanzarin dichiara di aver preso contatti preventivi con la Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO) e con tutti i Presidenti degli Ordini provinciali del Veneto.
«Da questo confronto sono emerse proposte migliorative - afferma l’assessora - come l’integrazione della Commissione di valutazione con rappresentanti delle Università di Padova e Verona e la comune richiesta da inviare al Ministero della Salute per avere la possibilità di istituire elenchi straordinari presso gli Ordini per garantire un presidio sulla deontologia e sulla qualità professionale». Entrambe le proposte migliorative sono state accolte dalla Giunta Regionale il 26 agosto 2025. Tuttavia in merito al DGR n. 830 esprimono preoccupazioni sia le opposizioni sia alcuni esponenti sindacali.

Il dott. Cristiano Samueli, fiduciario del sindacato FIMMG Venezia, ricorda che secondo la normativa vigente i professionisti in deroga non sono iscritti all’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri né al Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Perciò l’Ordine non può: verificarne i titoli professionali, sorvegliarne la deontologia professionale ed eventualmente comminare sanzioni, controllare la loro competenza linguistica, imporre loro una formazione continua. L’impossibilità di accedere al SSN, invece, preclude la possibilità di prescrivere ricette, redigere certificati di malattia o per l’INPS, possedere un indirizzo PEC, avere un’assicurazione che tuteli la responsabilità civile. «Allo stato attuale- dichiara Samueli - il provvedimento rischia di compromettere la qualità delle cure e la tutela dei pazienti, generare una percezione di disparità e ingiustizia da parte di colleghi che abbiano seguito tutto l’iter di riconoscimento dei titoli, non permettere una corretta valorizzazione delle competenze dei medici extracomunitari né la protezione dei diritti dei pazienti».
Samueli chiede dunque per i medici con titoli conseguiti all’estero: un supporto alla formazione con il tutoraggio da parte di colleghi italiani, uno sportello di assistenza, corsi intensivi di lingua italiana con lessico specialistico, il rafforzamento dei riconoscimenti bilaterali dei titoli con altri Paesi tramite la standardizzazione dei percorsi di formazione, moduli di orientamento su deontologia e norme del Sistema Sanitario Nazionale Italiano, semplificazione della burocrazia. Già solo la burocrazia risulta attualmente un grosso ostacolo per i professionisti stranieri: secondo un report AMSI del 2025 vi sono 11.000 operatori sanitari stranieri che non riescono a esercitare la professione in Italia e il 75% di questi non ha mai presentato la domanda di riconoscimento del proprio titolo perché scoraggiato dalla lunghezza dell’iter.

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