Baglioni Ambasciatore della Bellezza. Atteso il concerto a Venezia

Nella cornice di Palazzo Balbi a Venezia, sede della Giunta Regionale del Veneto, l’8 aprile, Claudio Baglioni ha ricevuto il titolo di Ambasciatore della Bellezza. Il riconoscimento, conferito dal Festival della Bellezza e dalla Regione Veneto, non è soltanto un premio alla carriera, ma il sigillo su un progetto artistico di ampio respiro che vedrà l’artista protagonista assoluto della XIII edizione della rassegna. Alla presenza del Presidente della Regione Alberto Stefani e della direttrice generale del FestivalAlessandra Zecchini, è stato consegnato al Maestro il disegno originale del logo della kermesse. Quest’anno il festival è dedicato al tema del “Simbolico”, un concetto che Baglioni incarna perfettamente attraverso la sua capacità di trasformare l’esperienza individuale in memoria collettiva. La motivazione del premio sottolinea con forza il talento dell’artista nell’esprimere sentimenti ed emozioni attraverso storie, suoni e metafore che si sono impressi indelebilmente nello spirito di più generazioni, ricalcando la tradizione dei grandi poeti. Alessandra Zecchini ha ribadito questa visione, dichiarando che nell’anno dedicato all’indagine del simbolo, non esiste figura più adatta del “Poeta” per rappresentare l’ideale di bellezza che il Festival intende promuovere nel 2026.

Venezia celebra gli 800 anni di San Francesco

Il 2026 non è un anno come gli altri per la galassia francescana: segna l’ottavo centenario della morte del Poverello d’Assisi, un anniversario che Venezia si prepara a vivere non come una ricorrenza “da museo”, ma come un’esplosione di vitalità. A coordinare questo fermento è nato il Comitato Veneziano 800 San Francesco, una realtà che, come racconta con un tocco di ironia il responsabile fra Francesco Daniel, ha avuto la sua “scintilla” ufficiale il 22 febbraio 2025, giorno in cui è nata la chat di coordinamento tra frati e laici. Alla presentazione del calendario delle iniziative, martedì 30 marzo nel convento dei Cappuccini a Mestre, il Presidente del Comitato Nazionale, il poeta Davide Rondoni, ha sottolineato come Venezia interpreti perfettamente la figura di Francesco: un uomo sospeso tra Occidente e Oriente. In una città spesso descritta come “morente” a causa dello spopolamento e della pressione turistica, la mobilitazione francescana si pone come un segno di vita ostinata e vivissima.

Torna “Incroci di civiltà”: riflessioni per un mondo più umano

Un festival che, in uno scenario internazionale sempre più drammatico e frammentato dai conflitti, cerca di unire le voci di scrittori da tutto il mondo. La letteratura infatti è quel terreno che aiuta a comprendere l’altro e allena all’umanità. Dal 15 al 18 aprile torna a Venezia per la 19^ edizione “Incroci di Civiltà”, l’atteso Festival Internazionale della letteratura ideato e promosso dall’Università di Ca’ Foscari. La rassegna, diretta da Flavio Gregori, in collaborazione con il Comune di Venezia e con la Fondazione di Venezia, che si avvale del sostegno di Marsilio, Fondazione Musei Civici di Venezia e Fondazione dell’Albero d’Oro ed è in partenariato con molte istituzioni e soggetti locali, nazionali e internazionali, in quattro giorni vedrà arrivare a Venezia 23 scrittori per un totale di 18 incontri (prenotazioni aperte e calendario completo sul sito www.incrocidicivilta.org).L’apertura di mercoledì 15, alle 17.30, al Teatro Goldoni, sarà affidata al pianista iraniano Ramin Bahrami, con un concerto dedicato all’incontro fra musica orientale e occidentale, tra Bach, Beethoven, Bartok e Rohani. Proprio Bahrami, nato a Teheran nel 1976, da ragazzino con la sua famiglia è scappato dal suo Paese. Formatosi tra Milano, Imola e Stoccarda, in particolare sulla produzione tastieristica di Johann Sebastian Bach, di cui è considerato uno dei più interessanti e importanti interpreti, Bahrami, dopo essersi esibito in passato anche sul palcoscenico del Teatro La Fenice, fa così ritorno in laguna, dove nella giornata di giovedì 16, alle ore 15 a Palazzo Flangini – Fondazione di Venezia, dialogherà inoltre con Giovanni De Zorzi e Giovanni Dell’Olivo. Prima del concerto, sul palco verrà assegnato il Premio Cesare De Michelis per l’editoria innovativa, promosso dalla famiglia De Michelis, da Marsilio e Incroci di Civiltà, all’editoreJonathan Galassi. David Uclés, scrittore, musicista, disegnatore e traduttore, riceverà invece il Premio giovani Incroci – Albero d’Oro e a seguire verrà consegnato il Premio Incroci – Musei Civici di Venezia.

 

 

Pellegrinaggio ad Assisi: 1.800 giovani sulle orme di Francesco

«Questa proposta vuole innanzitutto comunicare ai giovani che non sono soli. E che la Chiesa è quella “compagnia” alla quale si può approdare per trovare degli amici in cammino, che magari vivono le nostre stesse difficoltà». Come sottolineato da don Morris Pasian, direttore della Pastorale giovanile insieme a don Mauro Margagliotti e a don Marco Zane, quello diocesano, ad Assisi, dedicato ai pre adolescenti delle scuole medie del territorio, sarà molto più di un pellegrinaggio; un’esperienza di vita da conservare con cura, nella consapevolezza che la fede non deve essere vista come qualcosa «da relegare alla sagrestia», ma come un elemento prezioso che fa parte del quotidiano. Perché «fede e vita – evidenzia don Pasian – rappresentano un binomio chiamato a restare sempre insieme». In programma da venerdì 17 aprile fino a domenica 19, il viaggio nella terra di San Francesco porterà ad una “invasione” di magliette colorate che i giovani della Diocesi – ragazze e ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, insieme ai loro referenti in tutto 1.800 – indosseranno apposta per l’occasione. “Pietre vive”, come suggerisce il tema scelto, che andranno ad animare un luogo impregnato di spiritualità. «Una città fatta di pietre, che ha generato molta santità. Pensiamo a San Francesco, a Santa Chiara e a San Carlo Acutis (le cui spoglie riposano proprio nel Santuario della Spogliazione, ndr). Pietre vive, appunto, con le quali il Signore ha costruito grandi cose».

San Francesco, itinerari storici e spirituali in un libro

Quello di Linda Manzelle, storica dell’arte, è un libro nato da una curiosità personale. Autrice di “A Venezia con Francesco. Itinerari storici, artistici e spirituali tra i luoghi francescani in Laguna” (Marcianum Press), con contributi di Francesco Daniel ed Ester Brunet, spiega di come tutto sia partito da una domanda di fondo: cosa resta, oggi, della presenza francescana a Venezia, oltre a ciò che già conosciamo? La guida presenta una serie di luoghi, tuttora esistenti e non, dei quali rimane ancora una traccia. Un volume che «propone uno sguardo diverso. Una guida da tenere in mano mentre si va in giro, alla scoperta di quelle tracce, appunto, che solitamente non notiamo», riflette Manzelle, intervenuta qualche giorno fa alla presentazione del calendario di iniziative dedicate a San Francesco d’Assisi negli 800 anni dalla sua morte, il tutto coordinato dal Comitato sorto proprio in occasione di questo anniversario (leggi qui). Per Linda Manzelle la risposta non va individuata soltanto nei grandi monumenti come i Frari o il Redentore, ma si può nascondere in ciò che non esiste più o che è mutato nel tempo. Il testo si basa su solide fonti d’archivio, tuttavia non vuole essere un catalogo accademico, quanto piuttosto uno strumento da utilizzare passeggiando per la città, tenendo il naso all’insù.

La vita degli esuli al centro del nuovo romanzo di Kader Abdolah

Kader Abdolah, Quello che cerchi sta cercando te, Iperborea

La Persia nel XIII secolo per molti aspetti può essere considerata uno dei principali centri della cultura mondiale. Città come Balkh, Nishapur, Baghdad ed Herat sono il fiore del califfato islamico; la Nezamyya di Baghdad è probabilmente l’ “Università” più avanzata e vi si studiano oltre ovviamente alla teologia islamica anche filologia e letteratura, matematica e geometria, astronomia, geografia e giurisprudenza. Su questo mondo avanzatissimo ma forse indifeso si abbatte nel XII secolo la falce dell’orda mongola. Gengis Khan e il suo esercito assediano e distruggono uno dopo l’altra le principali città della regione, massacrando la popolazione e distruggendo libri e biblioteche. Questo è il mondo in cui cresce e vive uno dei più grandi e amati poeti di tutti i tempi: Rumi Kader Abholah scrittore, nato in Iran e perseguitato prima dallo scià e poi da Kohmeini, è rifugiato politico in Olanda dalla fine degli anni ’80. Con i suoi romanzi ha costruito ponti che legano la nostra cultura a quella millenaria della persia e dell’islam.

Porto di Venezia: elettrificazione e recupero di acqua

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In un ecosistema fragile, come quello della laguna di Venezia, il rapporto fra attività umane e ambiente diventa cruciale, ecco perché anche l’Autorità di Sistema Portuale può avere un ruolo importante nelle politiche di decarbonizzazione per ridurre l’inquinamento provocato dal trasporto marittimo. Complici le opportunità offerte dal PNRR, l’ente che gestisce gli scali di Venezia, Marghera e Chioggia (dal 2019) e si interfaccia con tutti i soggetti, pubblici e privati, che operano in queste aree, ha iniziato un percorso importante di cui l’aspetto più visibile è quello della completa elettrificazione delle banchine accessibili nel contesto veneziano. «La prima versione del nostro documento di pianificazione energetica e ambientale per ridurre la CO2 è del 2018 – spiegano dall’area ambiente – ed è stato un processo fondamentale per individuare gli obiettivi e capire a che punto ci si trova, la pianificazione in un ambito così complesso è necessaria anche per avere un impatto reale, visto che le emissioni delle navi, sia commerciali che passeggeri, incidono tre volte in più di quelle terrestri».

L’autorità ha il compito di gestire le vie di grande navigazione non solo a livello di logistica, ma anche di scavo e dragaggio, sotto il suo controllo ci sono i canali di Malamocco, Marghera, Vittorio Emanuele e Giudecca per tutte le navi passeggeri, commerciali e il terminal container di Venezia. Si tratta di aree con caratteristiche completamente diverse: Porto Marghera è inserito in un sito di interesse nazionale caratterizzato da attività di bonifica, gli approdi di Venezia insistono sul centro storico e anche a Chioggia la zona portuale è a ridosso di zone tutelate della laguna. La gestione è diretta nelle aree demaniali, mentre in quelle di privati c’è comunque una pianificazione per gli spazi comuni e di passaggio di infrastrutture, oltre ad autorizzare opere per soggetti come Eni e Fincantieri. Nel percorso intrapreso verso la sostenibilità spiccano l’ottenimento della certificazione di qualità ambientale integrata UNI EN ISO 14001 dal 2012 e il rispetto delle top 10 priorità dell’Organizzazione dei Porti Marittimi Europei (ESPO).

Fondazione Elena Trevisanato: il volto bello dell’Africa che cambia

Durante i sopralluoghi in Africa i responsabili della Fondazione Elena Trevisanato ogni volta vedono cambiare il volto dell’Etiopia, che negli ultimi anni si sta sviluppando molto velocemente. La Fondazione veneziana, dedicata ad Elena, ragazza tragicamente scomparsa nel 2006 a soli 19 anni dopo essere caduta da cavallo, tra fine novembre ed i primi di dicembre scorso è tornata nei territori della Somali Region in cui opera per verificare lo stato di avanzamento dei progetti: «Tra i vari sopralluoghi fatti siamo andati a vedere le nuove aule realizzate alla scuola cattolica St. Joseph a Jijiga, dove abbiamo dovuto ricostruire un nuovo blocco perché quello precedente è stato buttato giù dal governo per far passare una strada» spiega Elisa Andreoli, referente della Fondazione, dicendo che in Etiopia il governo sta investendo su strade più larghe e aeroporti per dare l’immagine di un paese sviluppato. «Le strade sicuramente aiutano nella comunicazione ma se le persone hanno la casa o un negozio nel posto in cui decidono di far passare la strada buttano giù tutto e danno un indennizzo ridicolo» racconta, spiegando che è un problema sociale sempre più grosso perché nessuno protesta per paura di subire ritorsioni. «Le suore della Scuola di St. Joseph sono state vittime di questa cosa e avevano la necessità di ricostruire delle aule, la biblioteca e la sala computer, che erano state realizzate da noi». Ogni volta che i volontari tornano in Etiopia, quando arrivano ad Addis Abeba stentano a riconoscerla: «A distanza di un anno restiamo a bocca aperta, è incredibile come le aree urbanizzate cambino alla velocità della luce. – e continua – Anche a Jijiga hanno fatto le strade asfaltate con i lampioni, gli alberi e le aiuole spartitraffico con i fiori. Ma, nonostante tutto questo sviluppo, a fianco della strada resta la miseria più nera e cresce il divario tra chi sta bene e chi sta male». Un territorio difficile e vasto, quello in cui opera la Fondazione, in cui cresce lo stato di allerta per quanto sta avvenendo nella vicina Somalia, per via delle proteste dopo il riconoscimento del Somaliland da parte di Israele: «I luoghi in cui operiamo distano veramente pochi km da questo territorio, fino ad oggi non abbiamo riscontrato problemi ma siamo con le antenne alzate, staremo a vedere gli sviluppi».

Sedazione cosciente: tanti i vantaggi per il paziente

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 C’è chi comincia a sudare già quando esce di casa. Chi sente il cuore andare a mille mentre aspetta il suo turno in sala d’attesa. Chi dal dentista proprio non ci va: troppa paura. L’odontofobia è un problema di interesse clinico riconosciuto anche dall’OMS: si stima che ne sia affetto il 15-20% della popolazione mondiale, in pratica ne soffre una persona su 5. E non è un problema solo per il paziente dato che complica, e non poco, anche il lavoro del professionista.

Ma c’è un modo per ridurre l’ansia, il dolore e lo stress dei pazienti durante le procedure dentistiche? Sì c’è: la sedazione cosciente. Questa tecnica, molto apprezzata dai pazienti con fobia odontoiatrica o che necessitano di trattamenti lunghi e complessi, permette di affrontare la seduta in modo più rilassato e con un controllo migliore del dolore, pur mantenendo vigile il paziente.