Marina Abramović a Venezia: spettatori protagonisti della mostra

È una delle esposizioni più attese del 2026: da mercoledì 6 maggio ha aperto al pubblico Transforming Energy, la nuova mostra di Marina Abramović ospitata alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Curata da Shai Baitel, direttore artistico del Museo d’Arte Moderna (MAM) di Shanghai, in stretta collaborazione con l’artista, la mostra si sviluppa sia nelle gallerie della collezione permanente del museo sia negli spazi per le esposizioni temporanee, con nuove installazioni e lavori iconici che attraversano tutta la carriera dellartista. Si tratta di un evento storico: Abramović è infatti la prima donna artista a presentare una mostra alle Gallerie dellAccademia, istituzione che negli ultimi anni ha progressivamente rafforzato il proprio dialogo con la contemporaneità, mettendo in relazione la forza della tradizione pittorica veneziana con le ricerche più significative del presente. Lesposizione potrà essere visitata fino al 19 ottobre 2026 ed è un’occasione per ripensare il ruolo del museo come uno spazio vivo, capace di accogliere linguaggi, corpi e visioni differenti. «Lapertura delle Gallerie dellAccademia di Venezia allarte contemporanea, in collaborazione con la Biennale Internazionale dArte, è diventata un evento molto atteso e consolidato. Ancora una volta, il museo rinnova il suo dialogo tra arte antica e contemporanea. Dopo le mostre di Mario Merz, Philip Guston, Georg Baselitz, Anish Kapoor e Willem de Kooning, siamo particolarmente onorati e lieti che ora sia il turno di Marina Abramović» ha dichiarato Giulio Manieri Elia, direttore delle Gallerie.

Digitalizzato e restaurato il prezioso arazzo della Collezione Cini

È recentemente tornato sull’Isola di San Giorgio Maggiore l’arazzo quattrocentesco della Collezione Cini, che nel 2022 è stato oggetto della prima acquisizione digitale in 3D ad alta risoluzione mai realizzata su un’opera tessile di tale rilevanza. L’intervento ha permesso di documentare in modo estremamente dettagliato lo stato conservativo, supportando l’intero processo di restauro realizzato da Open Care – Servizi per l’Arte di Milano. L’arazzo è stato esposto nel corso della mostra conclusiva di Restituzioni 2025 al Palazzo delle Esposizioni di Roma (28 ottobre 2025 – 18 gennaio 2026), all’interno del programma di restauro Intesa Sanpaolo dedicato alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio artistico italiano, realizzato in collaborazione con il Ministero della Cultura. Il grande arazzo, dalle dimensioni di 4,30 per 3,98 metri, di manifattura franco-fiamminga, realizzato in una trama di lana e seta, su un modello del maestro di Coëtivy, è databile tra il 1470 e il 1480 ed è parte di un più grande manufatto la cui parte sinistra è formata dal frammento recante “Nerone che invia Vespasiano e Tito in Palestina” conservato presso il Musée des Arts Décoratifs di Lione. La parte destra de “L’entrata in Palestina dell’esercito di Vespasiano” è giunta a Venezia da Roma nel 1967, unitamente ad altri due importanti manufatti antichi, il complementare “Assedio di Gerusalemme” e una “Scena storica o biblica”, come dono del diplomatico Leonardo Vitetti a Vittorio Cini. La collezione di arazzi antichi custodita dalla Fondazione conta in totale diciassette esemplari ed è considerata una delle poche raccolte private di tappezzerie antiche, probabilmente la più cospicua.

Torna la festa all’Anzolo Raffael: attività pensate per i residenti

Dal 15 al 17 maggio torna “Festa all’Anzolo Rafael – Venezia, uno spazio da vivere insieme”, evento organizzato dall’associazione ViviamoVenezia. «L’iniziativa era nata come piccola festa parrocchiale nel 1999 – racconta Corrado Claut, referente di ViviamoVenezia – e poi dal 2006, anno di costituzione della fondazione, è stata espansa. Adesso collaborano alla festa tra i 50 e i 60 volontari, provenienti anche da parrocchie vicine. Alcuni volontari storici ormai sono in età avanzata, ma siamo fiduciosi di riuscire a trovare un po’ alla volta il ricambio generazionale. Si stanno associando già diverse persone più giovani per dare una mano». Una festa che incuriosisce anche chi non è residente: «La partecipazione alla festa è molto sentita dai cittadini locali – aggiunge Claut- ma negli ultimi anni si sono aggiunti anche numerosi studenti universitari».

Pacemaker: se il cuore perde colpi, serve un nuovo “interruttore”

blundetto-peacemaker-cuore

È una pratica ormai così diffusa che quasi non ci si fa più caso. A chi non è mai capitato di sentirsi dire da un amico o conoscente: «Sai, mi hanno impiantato un pacemaker…». Grosso modo un anno fa è rimbalzata su tutta la stampa nazionale la notizia che anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella era stato ricoverato per un intervento di questo tipo.

Cominciamo con il dire che, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in Italia si fanno più di 50mila impianti di pacemaker all’anno con un numero di pazienti che vive con questo dispositivo di elettrostimolazione in forte aumento – una crescita superiore al 30% negli ultimi 15 anni – a causa dell’invecchiamento della popolazione. Una tecnologia davvero molto usata nel nostro paese, spesso anche su pazienti ultra-centenari.

Venezia nel segno dell’ecumenismo: il Papa dei Copti in Laguna

Il Papa della Chiesa ortodossa copta, Tawadros II, raggiungerà Venezia nei prossimi giorni per incontrare i vescovi della diaspora copta nel mondo. Non è un caso che sia stata scelta proprio la città d’acqua come sfondo per questo importante appuntamento, «poiché rimane e rimarrà sempre, per loro, un punto di riferimento fondamentale. D’altronde la Chiesa copta trae le sue origini proprio dalla predicazione di San Marco evangelista», sottolinea don Francesco Marchesi, direttore dell’Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso. Secondo la tradizione, il santo patrono di Venezia e del Veneto (com’è stato riconosciuto ufficialmente, di recente, dalla Santa Sede) portò l’annuncio cristiano ad Alessandria d’Egitto, dove fondò la comunità cristiana e dove morì da martire. Furono poi Buono da Malamocco e Rustico da Torcello a recuperarne il corpo per portarlo a Venezia, con un abile stratagemma depositandolo in una cesta ricoperta da uno strato di carne di maiale, considerata impura dalle guardie doganali musulmane. Nessun collegamento, almeno per il momento, con l’atteso avvio dell’Anno Marciano, un lungo periodo di celebrazioni e appuntamenti che si snoderanno dall’8 ottobre 2027 fino all’1 febbraio 2029 per celebrare i 1200 anni dall’arrivo delle spoglie dell’evangelista in Laguna, che ricorreranno nel 2028. Ma è chiaro che la venuta in città di Tawadros II sembra già gettare le basi per una stretta sinergia, nel segno di un solido ecumenismo, proprio in vista del ricco calendario di eventi dedicati a San Marco. Il Papa della Chiesa ortodossa copta si fermerà nel territorio qualche giorno, raggiungendo anche Cavallino-Treporti. «Sabato 9 maggio – spiega don Marchesi – celebrerà la divina liturgia, sull’altare di San Marco, in Basilica, secondo il rito copto. Giornata che, secondo il loro calendario liturgico, coincide proprio con la festa dell’evangelista (il nostro 25 aprile, per intenderci). In quell’occasione Tawadros II rinnoverà la visita con il Patriarca Francesco: una relazione solida e ormai sperimentata». Mons. Moraglia lo accoglierà e sarà occasione di un breve saluto, in cui Tawadros II potrebbe essere reso partecipe del cammino diocesano verso la celebrazione dell’Anno Marciano.

Lech Majewski, il suo Giudizio Universale in un “video-affresco“

Un trittico di “video-affreschi” con cui l’artista polacco di fama internazionale, Lech Majewski, presenta la sua interpretazione de “Il Giudizio Universale” dipinto da Hans Memling tra il 1467 e il 1471. L’installazione multimediale, inaugurata martedì nella chiesa di San Gallo, a pochi passi da Bacino Orseolo, dov’è stata allestita in concomitanza con la 61. Biennale d’Arte, è un’esperienza immersiva in cui pittura classica e tecnologia digitale si fondono. Già esposto al Museo Nazionale a Danzica, “Ultimum iudicium” riprende la composizione del dipinto originale, con il Giudizio posto sull’altare centrale, mentre il Paradiso e l’Inferno in quelli laterali, tutti e tre rappresentati su altrettanti grandi monitor. Il tutto impreziosito da animazioni ed effetti sonori studiati ad hoc. A ingresso libero, il progetto espositivo sarà visitabile fino al 30 settembre, dalle 10 alle 18 (chiusura prevista il lunedì). Come sottolineato da don Gianmatteo Caputo, direttore dell’Ufficio dei Beni culturali ecclesiastici, «il fatto che Majewski abbia potuto realizzare quest’opera è strettamente legato all’occasione del restauro dell’originale, effettuato nel periodo in cui è scoppiato il Covid. Approfondire e leggere il trittico in profondità, anche attraverso la ripresa e altre elaborazioni, è stato possibile proprio grazie a un momento di sosta legato all’intervento messo in campo».

Il Sogno di Giacobbe: restauro innovativo

Il dipinto seicentesco del Sogno di Giacobbe di Valentin Lefèvre è tronato a risplendere alla Fondazione Giorgio Cini sull’Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia grazie ad una tecnica di analisi innovativa e sperimentale. Il restauro, possibile grazie al supporto di San Marco Group SpA e realizzato dall’impresa veneziana Seres Srl, sotto la direzione di Paolo Roma, ha fatto emergere cromie e scene rimaste coperte dalla patina del tempo. Il dipinto, unica opera pubblica veneziana di Valentin Lefèvre (1642 – 1677) e la più prestigiosa, è stato commissionato per essere posto a 12 metri di altezza sulla volta dello Scalone realizzato dall’architetto Baldassarre Longhena, da cui si accedeva all’appartamento dell’abate. Grande circa 4,5 x 2 metri, l’opera è ora ricollocata nella sua posizione originaria, all’interno dell’antica cornice lignea dipinta. Sono gli anni Cinquanta del Seicento quando Lefèvre si trasferisce da Bruxelles a Venezia per studiare i capolavori rinascimentali e, in modo particolare, le opere di Paolo Veronese, intrecciando echi della pittura dei “tenebrosi”. È proprio in questo periodo che gli viene commissionato il dipinto che raffigura il sogno di Giacobbe a Bethel, profezia della discendenza eletta, visualizzata da una scala popolata di angeli. Durante il restauro è stata ritrovata nell’Archivio Storico di Venezia la “poliza”, ovvero la perizia, datata 16 dicembre 1671, approvata da Baldessare Longhena. Un documento significativo in cui si ricostruisce la tipologia, la quantità e i costi dei materiali utilizzati «per metter in opera il quadro de pitura nel detto volto». Si leggono ad esempio informazioni sui lavori di intaglio e di realizzazione della grande e massiccia cornice: «3 pezzoni di cirmolo cadorini grossi once 2 ½ larghi once 10 per li festoni di intagio», informazioni che sono state utili per comprendere l’opera e capire come meglio approcciarsi durante il restauro.

L’archivio nell’Archivio di Dayanita Singh

L’archivio personale da una parte e l’archivio storico dall’altra si intersecano e uniscono per diventare una cosa sola. Si può riassumere così la mostra di Dayanita Singh, artista indiana nata a New Delhi nel 1961, dal titolo “ARCHIVIO”, aperta in concomitanza con la Biennale d’Arte fino al 31 luglio all’Archivio di Stato di Venezia, con ingresso libero da Rio Terà San Tomà dal lunedì al venerdì dalle 12 alle 18. È la prima volta che l’Archivio di Stato di Venezia apre al pubblico come sede espositiva dando gli spazi ad un artista e lo fa con una mostra che mette al centro la storia degli archivi, in primis proprio quella dell’archivio lagunare. L’artista Dayanita Singh con questa mostra intende infatti rendere un tributo sia agli archivi italiani pubblici e privati, che ha fotografato negli ultimi 10 anni, oltre a mostrare il suo archivio di immagini realizzate in Italia negli ultimi 25. La mostra presenta quindi l’intrecciarsi di due nuclei del lavoro dell’artista: il lungo impegno di Singh con gli archivi istituzionali e il suo dialogo visivo e pluridecennale con l’architettura, gli spazi interni, le opere d’arte, gli amici, gli archivisti, i fiori e altro ancora. La mostra veneziana, curata da Andrea Anastasio, è la prima tappa dell’esposizione che poi si sposterà al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma, al MAO-Museo d’Arte Orientale di Torino e all’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi. L’esposizione gode del sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di New Delhi e dall’Archivio di Stato di Venezia ed è realizzata anche con la collaborazione con le università Iuav e Ca’ Foscari.