La Fenice omaggia Morricone, Bennato porta il rock a San Marco

La musica del due volte premio Oscar Ennio Morricone (1928 – 2020) ha risuonato spesso a Venezia, solo una volta con la presenza attiva del suo autore, nonostante fosse risaputo quanto malvolentieri il maestro affidasse ad altri l’esecuzione delle proprie partiture, in special modo quelle orchestrali. In laguna infatti le sue composizioni hanno acquisito nei decenni proprio quello status di musica “assoluta” che Morricone inseguiva, operando un’ostinata quanto imprecisabile distinzione tra il suo lavoro per il grande e piccolo schermo e quello di destinazione concertistica. La Fenice domenica 5, alle 21, torna in Piazza San Marco con un omaggio a Ennio Morricone, per una serata all’insegna della musica nella splendida cornice del salotto più bello del mondo, organizzata con il sostegno di Intesa Sanpaolo e promossa dalla Fondazione Teatro La Fenice, in collaborazione con SZ Sugar e CAM Sugar, grazie anche a Casa Ricordi (Universal Music Publishing Group), Fondazione Ennio Morricone e Rai Cultura, che trasmetterà il concerto-evento in differita televisiva su Rai5 giovedì 9 luglio alle ore 21.20 e contestualmente in streaming online su Raiplay. A dirigere “Morricone Night. Suite veneziana”, questo il titolo del concerto, sarà Kevin Rhodes, che condurrà Orchestra e Coro del Teatro La Fenice in un programma volto a ricordare e celebrare il pluripremiato musicista romano scomparso nel 2020. Al fianco del maestro americano e al Maestro del Coro Alfonso Caiani, ci saranno il soprano Sara Cortolezzis e due attori d’eccezione: Luca Barbareschi e Cesare Bocci. Lunedì, invece, si torna alle atmosfere pop e rock con Edoardo Bennato, a cui con il tour “Quando sarò grande” spetterà chiudere la stagione dei concerti estivi.

Cento disegni raccontano la storia dell’Università Iuav

Dal primo disegno del 1926 che riprende Palazzo Ducale dal Bacino San Marco di Brenno del Giudice, architetto e prof. decorativo dell’Accademia con risonanze mitteleuropee secessioniste, passando per i progetti grafici di Carlo Scarpa, fino a quelli digitali degli ultimi docenti. Sono solo alcune delle chicche delle opere presenti nella mostra “100 disegni per 100 anni” realizzata dall’Università Iuav di Venezia in occasione delle iniziative per il Centenario della sua fondazione. L’esposizione promossa dall’Archivio Progetti Iuav, a cura di Gabriella Liva, Marzia Marandola, Gundula Rakowitz, con la collaborazione di Giulia Bersani, Giulia Conti, Alessandro Virgilio Mosetti e Davide Zaupa, allestita al Magazzino 6 a San Basilio (Dorsoduro 1827), resterà aperta al pubblico fino al 31 luglio (dal lunedì al venerdì, con orario continuato dalle ore 9.30 alle 19). La timeline della storia dello Iuav nella mostra è scandita nei disegni dei progetti di professori, allievi, architetti, urbanisti, designer, artisti del teatro, delle arti performative e studiosi delle diverse discipline che ne hanno segnato la crescita e i successi.
Elaborati grafici in gran parte provenienti dall’Archivio Progetti Iuav che documentano la pluralità delle sfaccettature disciplinari.

Il Veneziano pedala verso il futuro: Bike to Work cresce a Mira

Continua nel Veneziano, in particolare nel Comune di Mira, la partecipazione al Progetto Bike To Work, il progetto con cui gli utenti iscritti, che vanno al lavoro in bici, a piedi o col monopattino, lasciando a casa l’auto, si vedono riconosciuti dei buoni chilometrici per fare acquisti in una serie di negozi aderenti in città.
Nei giorni scorsi a Mira si è svolta la cerimonia di consegna dei buoni in cui sono emersi numeri interessanti sull’iniziativa partita un anno e mezzo fa: già al secondo quadrimestre di quest’anno, hanno aderito 70 partecipanti (+15 rispetto al 2025) che hanno già percorso 27.799 km (+60 km rispetto a tutto il 2025), risparmiando così 4.170 kg di CO 2 (pari al gas assorbito da 208 alberi).
Sono stati consegnati buoni spesa per € 2.830 da utilizzare nei negozi di Mira aderenti al Progetto.

Una visione inedita della città: restaurato il Campanile dei Santi Geremia e Lucia

Tetti di case e palazzi, terrazze e giardini privati normalmente nascosti alla vista, ma soprattutto una visione d’insieme della città dall’alto completamente diversa da quelle classiche e conosciute: più piccola e ravvicinata come non la si ha da nessun’altra parte. È quanto si può osservare dal campanile del Santuario dei Santi Geremia Profeta e Lucia Vergine e Martire, di prossima apertura al pubblico, dopo un importante intervento di restauro, da poco concluso.
«Se il campanile di San Marco è tanto alto, e quello di San Giorgio troppo lontano, questo invece è proprio nel cuore della città, da cui si gode di una visione bellissima e originale pienamente inserita nel tessuto urbano. – spiega don Gianmatteo Caputo, rettore del santuario e direttore dell’Ufficio dei Beni culturali ecclesiastici – Se si sale la sera nell’ora dell’aperitivo si sentono nitidamente le chiacchere della gente in campo». Un panorama totalmente differente e originale, infatti, rispetto a quello che offre la classica pianta del de’ Barbari, con la visione della città dal Bacino di San Marco e dal mare: «Qui la vista, con la visione chiara del Ponte della Libertà, unisce la città di mare e la terraferma, e anche le fabbriche di Marghera assumono un aspetto più gradevole» dice don Caputo, sottolineando che inoltre dal campanile nelle giornate terse si vede da Trieste all’Appennino e si distinguono tutte le montagne, in particolare le Dolomiti.

Allerta mareggiate: nasce Marina, il semaforo che farà da sentinella

Prevedere con precisione quanto l’acqua del mare salirà durante una tempesta non è solo una sfida scientifica, ma una necessità vitale per la protezione delle nostre spiagge e delle infrastrutture che vi sorgono. Spesso, infatti, i sistemi attuali sono o troppo lenti per essere usati durante un’emergenza in corso, o troppo approssimativi per dare certezze. Per colmare questo vuoto, l’Università Ca’ Foscari di Venezia ha lanciato il progetto Marina, un sistema innovativo che promette di trasformare la ricerca scientifica in un’arma di difesa concreta per i territori costieri.
Il progetto ha ottenuto un finanziamento di 150mila euro, un prestigioso riconoscimento europeo destinato a trasformare le intuizioni dei ricercatori in applicazioni pratiche. A guidare il team è Alessio Rovere, docente di Geografia fisica e Geomorfologia, che da anni studia come i cambiamenti climatici e i livelli del mare influenzino il profilo delle nostre coste.

La “Minerva” di Batoni è il nuovo “Ospite a Palazzo”

È un omaggio alla statuaria classica antica e alla téchne, ovvero il saper realizzare opere secondo criteri precisi e trasmissibili suggeriti dagli dèi agli uomini, a cui infondevano l’arte, quella vera. L’opera “Minerva infonde l’anima alla figura umana modellata in creta da Prometeo” di Pompeo Girolamo Batoni (Lucca, 1708 – Roma, 1787), in cui il titano Prometeo, che rubò il fuoco agli idei per donarlo agli uomini, è protagonista della creazione insieme alla dea, è un tripudio di colori splendenti. La tela settecentesca è il nuovo “Ospite a Palazzo” che ha trovato casa nella Galleria di Palazzo Cini a San Vio a Venezia e che rimarrà esposta fino al 27 settembre. “Ospite a Palazzo” è l’iniziativa dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, ormai giunta alla decima edizione, che accoglie in residenza temporanea nell’antica dimora di Vittorio Cini opere provenienti da collezioni e istituzioni nazionali e internazionali. In precedenza erano già state esposte, in dialogo con la collezione d’arte appartenuta a Vittorio Cini, tele di Agnolo Bronzino, Lorenzo Lotto, Francesco Guardi, Andrea Mantegna, Paolo Uccello, Bernardo Bellotto, Artemisia Gentileschi e Antoon van Dyck. La presentazione al pubblico della “Minerva”, come è più genericamente conosciuta l’opera di Batoni, è stata possibile grazie alla collaborazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Centro delle Arti Lucca.

Indice glicemico: una bussola per il diabete

Cosa posso mangiare con il diabete? Questa domanda rappresenta la madre di tutte le questioni insolute in Medicina Generale. In qualche caso rischia di diventare un’ossessione, ma ha una sua giustificazione se consideriamo che una corretta gestione della malattia diabetica, che nel nostro territorio interessa circa il 9% della popolazione adulta, impedisce o ritarda di molto la comparsa di importanti complicanze.

Fede, tradizione e comunità: il successo della Festa de San Piero

Si è conclusa lunedì 29 la Festa de San Piero de Casteo, con la solennità liturgica dei Santi Pietro e Paolo. Il giorno prima, domenica 28, il Patriarca ha raggiunto l’isola, accompagnato dal tradizionale corteo, e ha celebrato la Messa presso la basilica di San Pietro di Castello. Approdata alla sua 56. edizione, l’iniziativa rappresenta uno degli appuntamenti più identitari e partecipati della città, che si rinnova ogni anno mantenendo saldo il proprio legame con la storia veneziana. Le radici della manifestazione affondano ben oltre la sua storia contemporanea. A testimoniarlo è anche un dipinto del Settecento attribuito a Canaletto, oggi conservato a Berlino, che raffigura la veglia di San Pietro di Castello restituendo l’immagine di un campo animato dagli abitanti del quartiere che, tra la notte e l’alba, attendevano l’apertura della basilica per partecipare alle celebrazioni religiose. La Festa si svolge negli spazi limitrofi all’antica cattedrale della città, simbolo profondo della spiritualità locale. Una celebrazione comunitaria che unisce fede, cultura, musica, intrattenimento, gastronomia e approfondimento storico. Prima della Messa di domenica si è tenuta la consegna a mons. Moraglia dell’anello piscatorio, prezioso monile d’oro un tempo custodito nel tesoro di San Marco e utilizzato solamente per lo sposalizio del mare e che, oggi come allora, è fatto avere simbolicamente al Patriarca dal parroco della chiesa di Sant’Eufemia alla Giudecca e da una delegazione dei pescatori della stessa isola.