
Circa 400 studiose e studiosi si sono ritrovati negli spazi del Campus Scientifico di Ca’ Foscari in via Torino a Mestre per la 32esima edizione di “Analitica 2026”, il Congresso Nazionale della Divisione di Chimica Analitica della Società Chimica Italiana. L’evento, che si è svolto dal 6 al 10 settembre, ha permesso di affrontare lo stato dell’arte delle analisi per l’ambiente e la salute, con esperti arrivati da tutta Italia, per affrontare temi quali le più sofisticate e innovative tecniche di laboratorio, nuovi dispositivi portatili e miniaturizzati per svolgere analisi sul campo e sviluppi nei metodi di indagine, come ad esempio quelle messe in campo per i controlli anti-doping a Jannik Sinner.
L’organizzazione è stata coordinata dai due dipartimenti cafoscarini di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica e Scienze Molecolari e Nanosistemi. «E’ la prima volta in assoluto che il congresso fa tappa a Venezia – racconta la professoressa di Ca’ Foscari Chiara Zanardi, ordinaria di chimica analitica – con 396 partecipanti, allo stesso livello degli anni precedenti in cui il PNRR permetteva di finanziare la partecipazione, due plenarie con docenti caratura internazionale, 178 relazioni e 141 poster di ricerche presentati, abbiamo avuto conferma di essere una comunità molto viva e attiva nel cercare nuove soluzioni per salute, ambiente e sicurezza alimentare».

Quello che si è svolto a Mestre è un appuntamento teso a favorire lo scambio di idee e saperi, il rafforzamento di un network professionale, con un occhio di riguardo al sostegno dei giovani ricercatori, affinché possano esprimere il loro talento. Tra i relatori, si sono alternati importanti studiosi internazionali, quali Susana Campuzano Ruiz (Università Complutense di Madrid), Ralf Ebinghaus (Istituto di Chimica Ambientale Costiera, Helmholtz-Zentrum Geesthacht) ed Elia Psillakis (Università Tecnica di Creta).
Il focus del programma si è concentrato sulle tecniche di laboratorio e sulle innovazioni tecnologiche sempre più avanzate, capaci di identificare e quantificare elementi presenti in concentrazioni anche molto basse e su campioni molto complessi. Un esempio è proprio il “caso Sinner”, dove grazie all’elevata sensibilità delle tecniche di analisi è stato possibile rilevare tracce infinitesimali di clostebol, uno steroide anabolizzante sintetico derivato dal testosterone. Le stesse tecnologie possono essere usate nei controlli sull’ambiente, alla ricerca di contaminanti organici ed inorganici in acqua, aria, suolo e ghiaccio.

Il convegno è stato utile anche per fare il punto su uno dei trend più interessanti per l’innovazione del settore dell’analisi chimica, ovvero quella dello sviluppo di dispositivi sempre più portatili, secondo una filosofia di miniaturizzazione, in modo da poter eseguire analisi precise direttamente sul campo. Tra i campi di applicazione più utili c’è il controllo della glicemia per chi soffre di diabete, la sensoristica per tenere monitorati svariati marcatori clinici, come anche parametri per la valutazione della qualità di aria e acqua, in modo da avere più velocemente dati affidabili per intervenire tempestivamente.
«Quello della portabilità della strumentazione è un argomento di grande rilievo - spiega Zanardi - durante il congresso sono stati presentati diversi macchinari che potranno uscire a breve sul mercato, dando vita a strumenti di laboratorio trasportabili perché leggeri e miniaturizzati, con la possibilità di essere portati direttamente sul campo e tagliare i tempi e le complessità per le analisi».

Quello che emerge da Analitica 2026 è uno scenario di grande cambiamento, per cui vale la pena chiedersi se il futuro dipenderà più dalle innovazioni in termini di tecnologia o di metodologia: «In realtà vanno di pari passo - chiarisce la professoressa di Ca’ Foscari - il nostro compito come chimici è quello di sviluppare nuovi metodi in modo che l’industria possa poi realizzare strumenti sempre più accessibili per un controllo accurato e rapido per la rilevazione di inquinanti, marker tumorali o di malattie e per la salute del cibo».
Un passo importante da svolgere attraverso il trasferimento tecnologico, collaborando con altri scienziati e tecnici, con la grande opportunità dell’intelligenza artificiale. «Il suo impatto è già rilevante - conclude Zanardi - come chimici analitici sviluppiamo molti dati e riuscire a correlarli fra loro attraverso parametri chimici anche mediante strumenti di AI è un valido supporto. Con l’assistenza di questa tecnologia riusciamo a ottenere informazioni sempre più puntuali e ad allargare il campo di azione, perché non aumenta solo qualità ma anche la quantità delle fonti».
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