
L’arte può essere una terapia per limitare l’impatto del decadimento cognitivo stimolando la mente? Secondo una particolare esperienza in Veneto sembrerebbe proprio di sì. Il tema è stato affrontato nel corso della serata “Arte che cura, arte che stimola la mente” parlato venerdì 11 settembre in una conviviale del Rotary Club Venezia Mestre.
L’appuntamento, il primo dell’anno della presidenza di Andrea Burlini, ha ospitato le relazioni del team multidisciplinare del progetto “StArt”, che mette insieme storici dell’arte e professionisti sanitari del Centro Regionale per lo studio e la cura dell’Invecchiamento Cerebrale (Cric) di Padova. Un progetto avviato nel 2019 che è arrivato a definire un metodo, raccontato nel libro “Una palestra per la mente al museo”.

Le malattie che impattano il cervello sono ancora irreversibili, ma possono essere rallentate. Uno studio svolto in Finlandia su più di 1200 partecipanti (FINGER), ha evidenziato in modo scientifico come alcuni comportamenti e abitudini abbiano un impatto determinante per prevenire o rallentare il declino cognitivo negli anziani, tenendo la mente allenata. «Ci sono elementi che permettono di ridurre potenzialmente il decadimento - ha raccontato la logopedista Donata Gollin, coordinatrice di StArt - come l’educazione, lo stile di vita, lo studio, l’udito e la socialità».
«Il Centro Regionale per lo studio e la cura dell'Invecchiamento Cerebrale di Padova (Cric) è nato 26 anni fa - ha ricordato il dottor Carlo Gabelli - con l’ambizione di trattare la demenza con un approccio di stimolazione: tenendo attivo il cervello come si fa per i muscoli, visto che in presenza di una patologia la situazione peggiora a riposo». Da qui la proposta della dottoressa Gollin: «A partire dalla complessità e dall’irreversibilità della malattia, perché non definire dei modelli di cura attraverso l’arte? Unendo il contesto clinico con quello museale, provando ad abbattere lo stigma verso i malati, stimolandone il potenziale».

Esperimenti già tentati anche dal MoMa di New York a partire dal 2007, che nel progetto locale ha trovato un partner nei Musei Civici Eremitani di Padova. «Quando si esce da un ambulatorio per approdare in un museo è fondamentale trovare dei professionisti dell’arte che sappiano valorizzare le opere per i pazienti - ha raccontato Barbara Luciana Cenere, storica dell’arte con un dottorato di ricerca in arte e salute delle persone, coinvolta nel progetto - l’affiancamento ai sanitari avviene in tutte le fasi del percorso, dalla pianificazione alla realizzazione».
Il metodo messo a punto dal Cric prevede 17 sedute di cui 14 in ambulatorio e 3 restanti in museo, dopo una valutazione neuropsicologica del paziente, l'appuntamento si suddivide in tre momenti: attività motoria, conversazione guidata su un’opera d’arte e attività a supporto delle funzioni cognitive come un cruciverba o un quiz dedicati a quanto osservato in precedenza. Le visite al museo sono di gruppo, alla scoperta dal vivo delle opere, verificando lo stimolo di ricordo e di discussione. «E’ una metodologia trasversale - ha spiegato Gollin - che si adatta a diagnosi e scolarizzazione diversa. I miglioramenti che abbiamo rilevato non sono solo di linguaggio e comportamento motorio, ma anche di salute generale».

«Non ci eravamo mai occupati di qualcosa di simile - ha spiegato nel corso della serata il professor Guido Bartorelli storico dell’arte contemporanea del dipartimento di Beni Culturali all’Università di Padova - per prima cosa ci siamo chiesti se non sarebbe bastato mostrare le opere e farle rivedere al museo. Ma abbiamo capito subito che i pazienti avevano lo stesso diritto di tutte le persone di avere una guida che raccontasse un quadro, ecco allora che abbiamo tarato il nostro intervento, mettendo al centro l’individuo».
Un progetto che è un esempio utile, soprattutto in vista del trend di invecchiamento della popolazione: «Metodi come questo rappresentano il futuro dello stimolo dell’attività cerebrale in via precauzionale», ha sottolineato Giovanni Leoni, Presidente dell’Ordine dei Medici di Venezia e Vicepresidente nazionale. Con 1 uomo su 10 e 1 donna su 5 che a 75 anni rischiano di sviluppare malattie neurodegenerative come l’Alzheimer diventa fondamentale la prevenzione: «Le attuali cure nel mondo valgono l’intero PIL dell’Arabia Saudita, iniziative come questa, che hanno un impatto con budget contenuti sono utilissime», ha sottolineato Luca Pezzullo, Presidente dell’Ordine degli Psicologici del Veneto . «L’arte poi può cambiare la narrazione della malattia - ha affermato Cenere - continuando a riempire la vita nonostante la diagnosi».
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