“Scherzetto”, confronto tra due persone agli estremi della vita

ue personaggi “agli estremi della vita” che poco si conoscono: un nonno settantenne e un nipote di cinque anni, messi insieme in una casa di famiglia a Napoli che diventa il teatro di un confronto serrato tra due generazioni, in un duello fatto di sfide, fantasmi e tanti momenti comici.

Così il regista Mario Martone descrive i protagonisti, interpretati rispettivamente da Toni Servillo e dal piccolo Lorenzo Perrotta, in “Scherzetto”, l’adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Domenico Starnone, pubblicato da Einaudi, che ha debuttato alla Mostra del Cinema di Venezia fuori concorso e sarà prossimamente in sala con 01 Distribution.

Protagonista è il settantenne Daniele Mallarico, noto illustratore ormai vedovo che vive a Milano, uscito da poco dall’ospedale, che torna nella vecchia casa di famiglia a Napoli dove ora vive la figlia Betta, interpretata da Serena Rossi, per occuparsi del nipote, o meglio del “vulcano” Mario mentre i genitori, due matematici, sono fuori per un convegno di lavoro. Con le sue affermazioni spontanee e irriverenti Mario riesce subito a mettere in crisi le certezze di Daniele. Un’affermazione tra tutte: «Nonno, i tuoi disegni sono scuri!».

Tra le quattro mura della casa e un balcone, metafora del vuoto, il passato torna così a farsi sentire, in particolare la sofferenza di Daniele rispetto ad una cultura violenta e patriarcale da cui era riuscito ad affrancarsi, diventando venerato maestro e frequentando la borghesia milanese.

Salute del cavo orale e rischio di ictus: una relazione complicata

L’ictus rappresenta una delle principali cause di morbilità e mortalità a livello globale. Negli ultimi anni, sebbene la relazione causale non sia ancora stata completamente chiarita, un crescente corpo di evidenze suggerisce un potenziale legame tra la salute del cavo orale, in particolare le infezioni parodontali, e un aumentato rischio di ictus.

L’infarto cerebrale, causato da un’interruzione del flusso sanguigno al cervello, può portare a gravi disabilità e persino alla morte. I fattori di rischio tradizionali includono ipertensione, diabete, iperlipidemia, fumo e fibrillazione atriale. Tuttavia la ricerca continua a identificarne di nuovi tra i quali le infezioni croniche, come appunto la parodontite.

Per patologia parodontale si intende un’infiammazione cronica che colpisce i tessuti di supporto dei denti, portando alla distruzione dell’osso alveolare e, in ultima analisi, alla perdita dei denti stessi. La causa principale sono i batteri patogeni che formano il biofilm della placca dentale. Infatti questa malattia prevale nella popolazione adulta e la sua natura cronica è spesso asintomatica: diventa così un problema di salute pubblica significativo.

“Dio ride”, il film di Veronesi che invita a misurarsi con la propria fede

Quanto è grande la mia fede? Questa è la domanda che si pone ogni spettatore dopo aver visto il film “Dio ride” di Giovanni Veronesi, presentato in prima mondiale sabato 12 come film di chiusura fuori concorso della 83. Mostra del Cinema di Venezia.

Protagonista è fra Leopoldo di Casamacchia, interpretato da un eccellente Pierfrancesco Favino, che riesce a dare voce, ma soprattutto corpo e anima, alla fede di un umile frate di metà Seicento.

Subito emergerà tutta la purezza di un uomo che parla di Dio come nessuno aveva fatto prima di lui. Mentre infatti la Chiesa predica ancora in latino, fra Leopoldo racconta il Vangelo con una gioia contagiosa portando a chi lo ascolta sollievo e speranza. Racconta il Vangelo con ilarità, mettendoci però dentro grande profondità. Con un umile carisma, scambiato a volte per testarda irriverenza, parla di un Dio vicino agli uomini, capace anche di ridere insieme a loro. Le persone più semplici, poveri diavoli che nella vita non hanno nulla se non ora la possibilità di sorridere, iniziano a seguirlo in massa. La chiesa del villaggio man mano si vuota e le persone fanno anche tre ore di cammino per raggiungere la grotta in cui fra Leopoldo si rifugia per sentire i suoi racconti su Gesù.

La Basilica apre le porte ai giovani: visite gratuite per gli studenti veneti

Portare i ragazzi a visitare la Basilica di San Marco, per far conoscere loro uno dei simboli più celebri di Venezia e per accompagnarli alla scoperta della storia e del patrimonio artistico della città. Questo l’obiettivo de “I viaggi della bellezza”, il nuovo progetto educativo promosso dalla Procuratoria di San Marco e rivolto agli studenti delle scuole superiori del Veneto, in tutto 150. Un’iniziativa al via da quest’anno scolastico e che guarda già al 2028, quando Venezia celebrerà i 1200 anni dalla traslazione delle spoglie dell’evangelista Marco, puntando a trasformare la visita in un’esperienza capace di lasciare un segno sul piano culturale ed emotivo. Il progetto è stato presentato lunedì scorso a Sant’Apollonia alla presenza dei rappresentanti delle numerose realtà che hanno aderito aprendo le porte delle loro sedi affinché gli studenti, dopo l’esperienza nella cattedrale veneziana, abbiano la possibilità di approfondire anche alcune delle istituzioni che fanno parte del tessuto cittadino. A illustrare le finalità è stato Bruno Barel, primo procuratore di San Marco, che ha insistito specialmente sulla necessità di riavvicinare le nuove generazioni a un luogo che, nonostante la sua fama internazionale, molti ragazzi non hanno mai avuto occasione di visitare per i motivi più disparati, spesso anche economici. «Tantissimi giovani non sono mai entrati in Basilica – ha puntualizzato Barel –. C’è un aspetto etico che fa da filo conduttore all’intera proposta: vogliamo far stupire i ragazzi. La Procuratoria ha acceso una “candela”, che si è poi trasformata in un focolare, nel senso che tutta la città vi ha aderito. Un altro ponte, questo, fra Venezia e il Veneto».

Riccardo Cadamuro, mestrino a Shangai: «La musica unisce»

Il suo ultimo brano – Waterfall – ha superato nel giro di poche settimane le 50.000 visualizzazioni in Cina. E molti musicisti, cinesi ma non solo, ne stanno realizzando delle cover. Lui è Riccardo Cadamuro, in arte 高沐然 Kadomura, partito da Venezia sette anni fa per Shangai dove stava aprendo una sezione della Lizard Music Academy, importante centro di produzione didattica in Italia ma con varie sedi nel mondo. «Mi sarei dovuto fermare sei mesi, poi è arrivato il Covid a cambiare i miei piani», racconta a GV.

Musicista, chitarrista, compositore, ricercatore, Cadamuro, nato a Mestre 37 anni fa, oggi vive stabilmente a Shangai dove, oltre a dirigere la divisione cinese dell’accademia Lizard, sta facendo un dottorato sulla musica tradizionale asiatica e cinese al Conservatorio. Mentre sul piano della produzione sta portando avanti un’attività musicale che unisce i due mondi, quello occidentale e quello orientale. Ed è proprio ciò che si avverte ascoltando Waterfall dove la chitarra elettrica di Cadamuro (che lavora anche come dimostratore per i marchi Fender e Roland), il basso, la batteria e i sintetizzatori si uniscono ad alcuni strumenti tradizionali cinesi e giapponesi quali Guzheng (古筝), Erhu (二胡), Chinese drum (鼓), Koto (箏). Una sintesi particolarmente riuscita, che sta appassionando il pubblico alle più diverse latitudini.

Ma torniamo a quel 2020, che ha fatto da spartiacque nella carriera e nella vita. Cosa è accaduto?

Sono partito per la Cina nel 2019 su proposta della Lizard con cui già collaboravo dopo essermi laureato a Ca’ Foscari in musicologia. Quando è arrivato il Covid sono rimasto là senza rientrare in Italia per tre anni. A volte ci penso, direi che è stato un destino per me. Il periodo delle limitazioni qui in Cina è stato breve mentre vedevo che in Italia la cosa andava avanti e che, soprattutto per certi settori lavorativi, come il mio, era molto penalizzante. Quindi ho pensato di rimanere, anche perché un eventuale ritorno in Cina dall’Italia sarebbe poi stato molto complicato. Così, tra una cosa e l’altra, sono passati tre anni senza tornare a casa.

Cosa hai fatto in quel periodo?

Ho studiato da solo: ho imparato il cinese e poi ho iniziato un dottorato al Conservatorio sulla musica tradizionale asiatica e cinese. Desideravo infatti portare queste tradizioni anche nella mia produzione musicale.

Waterfall è proprio una sintesi dei due mondi e sta trovando il favore di un pubblico più ampio…

Questa canzone nasce proprio dalla contaminazione tra la musica occidentale, nel mio caso la chitarra elettrica, e gli strumenti tradizionali asiatici. Il tutto non nasce solo dallo studio, ma dal contatto diretto e dalla collaborazione con musicisti cinesi e giapponesi con cui ho collaborato. Il confronto con queste persone mi ha permesso di sviluppare un linguaggio capace di dialogare con varie culture. Ci sono musicisti occidentali, italiani, francesi, americani, che stanno suonando questo brano, così come musicisti coreani, giapponesi, di Hong Kong…

È una sorta di ponte tra culture dunque?

Sicuramente. È vero che sono italiano e ho un background italiano, però il fatto che io parli cinese, che abbia studiato lì e mi sia aperto a 360 gradi a queste armonie, inflessioni e strumenti fa sì che loro sentano, da un lato, che c’è una conoscenza della loro cultura e, dall’altro, avvertano anche una componente occidentale. Per me è stato un grande traguardo. Vedo che non è qualcosa che funziona solamente in Asia o solamente da noi: è un linguaggio musicale che ha fatto un salto.

In precedenza però avevi già avuto molto successo su TikTok…

Sì, ho dei brani che hanno fatto milioni di visualizzazioni su TikTok cinese. Questo mi ha consentito di avere un mio brand musicale, di avere dei contratti. Ma siamo su piani diversi perché per esempio TikTok non viene utilizzato in Italia nello stesso modo. Va anche detto che è un prodotto di nicchia per il fatto di produrre brani solo strumentali. Non stiamo parlando del pop. Però c’è una porzione di pubblico molto affezionato, con i propri canali, come in una sorta di comunità.

La tua vita professionale, quindi, è ormai in Cina?

Il mio lavoro è lì. Quest’anno ho fatto anche delle cose in Italia, ma principalmente torno circa due mesi all’anno essenzialmente per vedere la famiglia. La mia vita ormai lavorativa è in Cina. Però ho aperto dei canali social anche per il pubblico italiano, Instagram e Facebook, e con questo brano ho visto che c’è riscontro anche qui. Avere l’opportunità di portare questo linguaggio anche in Europa è per me una grande soddisfazione.

Serena Spinazzi Lucchesi

Waterfall su YouTube

Arte come terapia per l’Alzheimer al Rotary Mestre

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L’arte può essere una terapia per limitare l’impatto del decadimento cognitivo stimolando la mente? Secondo una particolare esperienza in Veneto sembrerebbe proprio di sì. Il tema è stato affrontato nel corso della serata “Arte che cura, arte che stimola la mente” parlato venerdì 11 settembre in una conviviale del Rotary Club Venezia Mestre.

L’appuntamento, il primo dell’anno della presidenza di Andrea Burlini, ha ospitato le relazioni del team multidisciplinare del progettoStArt”, che mette insieme storici dell’arte e professionisti sanitari del Centro Regionale per lo studio e la cura dell’Invecchiamento Cerebrale (Cric) di Padova. Un progetto avviato nel 2019 che è arrivato a definire un metodo, raccontato nel libro “Una palestra per la mente al museo”.

Stoffe, cuciture e speranza: una sfilata per abbattere i muri del carcere

Una passerella insolita, lontana dai riflettori delle grandi maison ma capace di raccontare storie di riscatto, lavoro e inclusione. È quella andata in scena settimana scorsa nella Casa di reclusione femminile della Giudecca, dove Banco Lotto N.10 ha organizzato una sfilata dal titolo “La valigia fantasma”, dedicata ai capi realizzati proprio dalle ristrette, sotto la direzione artistica di Margherita Uliana, all’interno del laboratorio sartoriale del carcere veneziano coordinato dalla cooperativa sociale “Il cerchio”. Tra stoffe pregiate, colori e abiti confezionati a mano, l’appuntamento ha trasformato per qualche ora il chiostro della struttura detentiva in un luogo di incontro e creatività: una ventina di detenute ha attraversato il lungo tappeto rosso, trasformandosi per un giorno in icone di stile. In passerella non sono stati presentati soltanto vestiti, ma soprattutto il risultato di un percorso professionale costruito attraverso il lavoro – regolarmente retribuito – e la formazione. Banco Lotto N.10 da anni utilizza la sartoria come strumento di reinserimento sociale, offrendo alle donne della Casa di reclusione la possibilità di acquisire competenze concrete e responsabilità professionale per guardare al futuro con una prospettiva rinnovata.

Venezia, droni per monitorare la qualità delle acque in laguna

Droni marini autonomi per monitorare la qualità delle acque e individuare tempestivamente i segnali di degrado ambientale. È il risultato del progetto BRIGANTINE, iniziativa Interreg Italia-Croazia durata due anni e mezzo e conclusa il 15 settembre con un evento all’Isola della Certosa. Il progetto ha sviluppato una piattaforma di veicoli di superficie autonomi (ASV), realizzata dall’Università di Udine, capofila, insieme all’Università Politecnica delle Marche, all’Università di Zagabria, all’Istituto Ruđer Bošković e a CORILA (Consorzio per il coordinamento delle ricerche inerenti al sistema lagunare di Venezia).

I droni, compatti e modulari, misurano in tempo reale temperatura, salinità, ossigeno disciolto e altri parametri della qualità dell’acqua e raccolgono immagini multispettrali delle praterie sommerse. La combinazione di sensori e immagini permette inoltre di individuare segnali precoci di degrado, come la presenza di specie aliene potenzialmente invasive e l’accumulo di plastiche. La tecnologia è ora disponibile per le istituzioni interessate a utilizzarla nelle proprie attività di monitoraggio.

 

Oltre il muro, storia d’Albania e del legame con Maria

«Viviamo in una società attuale che sembra capace di costruire solo muri a partire da quello della guerra. Il titolo “Oltre il muro” dà invece bene l’idea di qualcosa che l’umanità non sa darsi da sola, ma che riesce a trovare quando è capace di guardare oltre se stessa e in questo riscoprire la propria vocazione e identità. Questo si ritrova nell’immagine molto semplice bella e popolare di una mamma che abbraccia il proprio bambino. E’ la Vergine Maria la Madre del Buon Consiglio. In questo documentario, che è un’opera pregevole, ripercorriamo la storia del popolo albanese che ha avuto questo rapporto e legame profondo con Maria dal quindicesimo secolo e che continua ancora oggi. Il documentario arriva a raccontare fino al dramma del ventesimo secolo». Con queste parole il Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, è intervenuto all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica per la presentazione del documentario “Oltre il muro Madre del Buon Consiglio”, diretto da Gjon Kolndrekaj e sceneggiato da Pal Kolndrekaj. Durante l’evento all’Italian Pavilion dell’Hotel Excelsior, il regista è stato anche insignito del premio “Una vita nel cinema”, ideato dallo scultore Giorgio Bortoli, che per l’occasione ha realizzato una sua opera.