
Rut, Tobia, Ester e Giuditta: non uno ma ben quattro libri dell’Antico Testamento – non molto “frequentati” di solito – saranno al centro dell’attenzione, del confronto e dell’approfondimento durante gli incontri della Scuola biblica diocesana di Venezia di quest’anno. «Spesso considerati “libri minori” per la loro brevità – scrive il direttore don Mauro Deppieri – sono veri e propri capolavori letterari e teologici, capaci di parlare con straordinaria attualità alla nostra vita quotidiana. In un mondo dominato dagli uomini, Rut, Ester e Giuditta emergono per il loro coraggio, la loro intelligenza politica, la loro fede incrollabile e la capacità di cambiare il corso della storia. E il libro di Tobia mostra la forza della fedeltà quotidiana all’interno delle relazioni familiari. A differenza di altri grandi libri, qui Dio agisce nel silenzio attraverso le scelte libere, la generosità e la determinazione degli esseri umani. I testi affrontano questioni di bruciante attualità: l’accoglienza dello straniero e l’integrazione (Rut), il valore dei legami familiari, della cura e dell’accompagnamento nei momenti di buio (Tobia), la resistenza contro l’ingiustizia e il sopruso dei potenti (Ester e Giuditta)». Come da tradizione, ad aprire il nuovo anno della Scuola biblica sono stati alcuni incontri introduttivi tenuti dalla biblista Donatella Scaiola, vicepresidente dell’Associazione Biblica Italiana. E proprio per lei è stata una scelta felice quella di dedicare un anno per affrontare con serietà quattro libri dell’Antico Testamento non molto conosciuti e tra l’altro anche poco utilizzati nella liturgia. «Sono testi molto interessanti che presentano elementi di grande attualità». Per la vicepresidente dell’Associazione Biblica Italiana, le donne protagoniste di alcuni di questi libri offriranno parecchi spunti significativi. Il titolo della prima conferenza – “Un’estranea tra noi” – già dice molto: «Rut è una straniera, è una moabita che si trasferisce ad Betlemme e poi diventerà moglie di Booz e, quindi, l’antenata del re Davide. Ester, per converso, è un’ebrea che vive presso la corte di un re straniero. Sono entrambe estranee all’interno del loro contesto. E tuttavia entrambe sono principi di liberazione. Rut lo diventa per la sua famiglia, prima di tutto per Noemi, la suocera, e poi anche per Booz, al quale darà un figlio. Libera, quindi, da una situazione di lutto e di povertà. Ester è idealmente una regina che potrebbe vivere nascosta e invece decide, come si direbbe oggi, di scendere in campo, cioè di mettere la sua vita a repentaglio per salvare il suo popolo che viene minacciato di sterminio. L’estraneo, l’essere straniero, qui invece che problema diventa risorsa, sia a livello familiare che di popolo».

La stessa Giuditta, in un libro molto segnato dalla violenza, è principio di liberazione: «Anche qui abbiamo una situazione di violenza, una minaccia rivolta a parte del popolo di Dio. A questa minaccia Giuditta reagisce scendendo in campo. Nessuno le chiede niente, ma lei decide di andare a liberare il suo popolo uccidendo Oloferne e tutti abbiamo presente, credo, i quadri in cui lei gli taglia la testa. Giuditta è una donna pia che tuttavia usa la violenza e questo porterà inevitabilmente a fare qualche riflessione a riguardo». Tre donne che prendono posizione, si mettono in gioco ed entrano anche nei meccanismi del potere dell’epoca in cui vivono. «Per loro - continua Scaiola - si può parlare di una forte assunzione di responsabilità, che è un altro modo di esprimere l’aspetto positivo del potere. Ognuna di queste donne la esprime nei confronti di altri, chi in ambito più domestico e chi in uno scenario più ampio e, potremo dire, internazionale. E soprattutto a loro nessuno chiede niente (o quasi) ma tutte, in maniera originale, manifestano il coraggio di fare delle scelte che vanno decisamente controcorrente».
Emergono, dunque, suggestioni che rimandano all’oggi e a vicende di stretta attualità. Ad esempio: «La prima reazione nei confronti dello straniero è in genere quella della diffidenza, se va bene, o del rifiuto dell’altro. Ma nel caso di Rut rifiutare la straniera vuol dire precludersi la possibilità di incontrare il Messia, perché Rut diventerà l’antenata del re Davide. Nel caso di Ester la straniera diventa una sorta di nuovo Mosè, in grado di salvare il suo popolo dall’oppressione. La straniera, qui, da minaccia diventa risorsa. Con Giuditta, poi, entriamo in un paradigma molto importante nell’Antico Testamento: la figura del debole che vince l’oppressore usando le armi dell’oppressore. Giuditta taglia la testa di Oloferne usando la spada di Oloferne, come Davide uccide Golia tagliandogli la testa con la spada di Golia, perché Davide non ce l’aveva. Il male, insomma, si ritorce contro chi lo fa ed è un principio teologico che torna continuamente nelle Scritture. Per dirla con i Salmi: l’empio scava una fossa per il giusto e cade egli stesso nella fossa che ha scavato. Ci aiuterà perciò anche a riflettere su temi quali la violenza, la minaccia e la reazione di fronte all’oppressore».
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