Venezia ha il record del mondo (negativo) dei nati nel nuovo millennio

Il centro storico di Venezia ha la quota di nati nel XXI secolo più bassa d’Italia (e forse del mondo).
Con appena il 14,5% di residenti under 26, la città insulare scavalca Savona e Genova nella classifica delle città italiane più anziane.
Lo dicono i dati Istat che certificano il primato, sia pure forzando un po’ la lettura: il confronto è infatti con tutte le altre città capoluogo di provincia, mentre nel nostro caso parliamo del solo centro storico. Ma il dato di sostanza resta. Prendiamola larga: se a livello globale quasi 4 persone su 10 sono nate negli ultimi 25 anni, in Italia la percentuale scende al 22,5%.
Ma è inoltrandosi tra i canali della Laguna che la geografia generazionale si infrange contro un dato record: se il solo centro storico di Venezia fosse un capoluogo di provincia a se stante, sarebbe la città con la più bassa percentuale di residenti nati nel XXI secolo d’Italia e, con ogni probabilità, del pianeta intero.
La ragione è nota: l’effetto “turistificazione” e i costi della vita spingono le famiglie in Terraferma, trasformando il cuore della Serenissima in un caso di studio demografico globale.
Attualmente il primato ufficiale tra i 109 capoluoghi italiani appartiene a Savona (circa il 16,5% di “nati nel 2000”), seguita da Biella, Genova e Trieste. Il Comune di Venezia nel suo complesso (251.000 residenti) galleggia attorno alla 30a posizione con un pur modesto 19,2% di nati dal 2001 ad oggi.
Tuttavia, il dato comunale nasconde una spaccatura netta: la Terraferma (Mestre, Marghera, Favaro, Chirignago-Zelarino) mantiene un profilo demografico in linea con il Nord Italia, dove la presenza di famiglie italiane e di origine straniera con figli porta la quota di giovani under 26 al 21-22%. Ma nel centro storico e nelle isole la quota di persone nate nel XXI secolo crolla a un impressionante 14,5%-15%.
Se si conteggiasse solo il cuore insulare, questo supererebbe Savona di ben due punti percentuali, issandosi in vetta alla classifica italiana della demografia “senza giovani”.
Dai grandi maestri del passato al nuovo organo: la Basilica rinnova la sua tradizione

Sette secoli di storia organistica, una tradizione musicale che ha segnato la storia europea e le esigenze liturgiche di una cattedrale che è anche uno dei monumenti più delicati al mondo. Nasce da questa complessità il progetto del nuovo organo della Basilica di San Marco a Venezia, affidato dalla Procuratoria alle ditte Johannes Klais Orgelbau di Bonn e Francesco Zanin di Codroipo, sulla base del progetto del maestro Alvise Mason, primo organista della Cattedrale, originario di Chirignago. La conclusione dei lavori è prevista per l’autunno 2028, nell’anno delle celebrazioni per i 1200 anni dall’arrivo a Venezia delle reliquie dell’evangelista Marco. Venerdì è in programma un convegno, a Sant’Apollonia, per fare il punto sui lavori.
Maestro Mason, come nasce l’esigenza di un nuovo organo per San Marco? Cosa cambierà?
L’idea per un nuovo organo a San Marco è radicata nel passato. Già nei decenni scorsi, a più riprese, la Basilica e gli organisti hanno cercato una soluzione che trovasse una sintesi e una definizione del ruolo dell’organo e dell’organista a San Marco, anche a fronte della grande tradizione musicale e organistica della Basilica. Il progetto nasce per un’esigenza duplice: quella di un degno e completo accompagnamento alla liturgia che soddisfi le esigenze di una cattedrale, e la possibilità di eseguire in Basilica il grande repertorio organistico mondiale, sia durante le liturgie sia in eventuali concerti. Il nuovo organo aprirà le porte alla possibilità di suonare molto repertorio musicale, che in altre chiese non è possibile eseguire, e che comunque la cattedrale di San Marco richiede, conscia della sua gloriosa eredità. Offrirà un effetto acustico totalmente nuovo.
Perché il progetto richiede una visione così articolata?
San Marco non è una basilica qualunque. Ha sette secoli di storia organistica e circa sei di storia legata alla cappella musicale. Il nuovo strumento deve trovare una sintesi di queste varie fasi.
Quali sono le caratteristiche principali del progetto?
Il nuovo organo sarà distribuito in quattro sezioni, due principali nel presbiterio e due secondarie nel transetto. La trasmissione elettronica permetterà di “comandare” queste sezioni: questi corpi sonori così suddivisi consentiranno di distribuire il suono nello spazio, in dialogo con l’architettura, senza compromettere il delicato apparato musivo della Basilica. Sarà disponibile anche una consolle secondaria a due tastiere, destinata all’accompagnamento delle celebrazioni feriali nella cappella della Madonna Nicopeia.
Perché è stata costituita una commissione internazionale?
Dato che il progetto non è una sfida facile, si è ritenuto opportuno affiancare ad esso una commissione internazionale composta, oltre che da me, anche da Martin Baker, già maestro di cappella della Cattedrale cattolica di Westminster a Londra, Winfried Bönig, organista titolare del Duomo di Colonia, Jean-Baptiste Monnot, organista del celebre organo Cavaillé-Coll dell’abbazia di Saint-Ouen a Rouen, e Michele Vannelli, maestro di cappella della Basilica di San Petronio a Bologna. Sono esperienze e testimonianze importanti anche per la conoscenza di grandi organi storici.
Il convegno di venerdì 16 ottobre che cosa presenterà?
L’appuntamento, intitolato “Il suono di San Marco. Verso i nuovi organi della Basilica“, si terrà dalle 10 alle 18 nella sala Sant’Apollonia, accanto alla Cattedrale. Sarà un’occasione per illustrare l’avanzamento dei lavori e approfondire il progetto con i suoi protagonisti. Interverranno i costruttori Philipp Klais, Francesco Zanin e Carlo Zanin; la giornata comprenderà inoltre gli interventi musicologici di Franco Rossi, Paolo Da Col, Luigi Collarile e Matteo Malagoli, dedicati alla storia degli strumenti, ai luoghi della musica, alle accordature e alle trasformazioni organarie di fine Ottocento nel periodo perosiano. La giornata si concluderà alle 19.30 in Basilica con il concerto “L’eredità di Gabrieli“, in cui suonerò insieme ai cornettisti Frithjof Smith e Gebhard David. Si prevede anche un successivo appuntamento nel 2027 e la futura pubblicazione degli atti, per lasciare una testimonianza musicologica e storica di questo percorso.
Giuliano Noci: a Mestre per l’intelligenza artificiale

«L’intelligenza artificiale non ha nulla di umano, ha una capacità di apprendimento assimilabile, ma non ha la dimensione di pensiero, non sarà mai un soggetto, ma solo un oggetto. Per questo è sbagliato metterla in relazioni con una persona, al massimo ne può sublimare le attività, ma non sostituirla». A definire così l’AI è il professor Giuliano Noci ordinario di Strategia & Marketing alla School of Management e prorettore del Politecnico di Milano, che ha inaugurato la Scuola di Formazione Politica e Sociale del Circolo Veneto con la CGIA di Mestre lo scorso 15 ottobre con la lezione inaugurale “Intelligenza Artificiale: la rivoluzione che sta cambiando il mondo”, presso il Novotel di Mestre, dove il docente ha dialogato con Tiziano Graziottin, Direttore della Scuola di giornalismo “Dino Buzzati” dell’Ordine dei giornalisti del Veneto. «L’AI potrebbe ridurre la fatica e permetterci di elaborare la conoscenza, ma va governata la transizione che ci aspetta», mette in guardia l’esperto.
A Venezia arriva la Bebe Vio Academy

«Il sogno è sempre stato quello di tornare a casa». E Bebe Vio con la sua Academy adesso quel sogno lo ha realizzato. E’ stata inaugurata in questi giorni la Bebe Vio Academy (BVA) alla Polisportiva Terraglio, il luogo dove Bebe Vio ha mosso i suoi primi passi nel mondo dello sport paralimpico dopo la malattia.
Dopo i successi ottenuti nelle sedi di Milano e Roma, amplia così una rete che dal suo avvio ha già coinvolto più di 320 giovani atleti.
Promossa in partnership con Nike e organizzata e gestita dalla Fondazione art4sport, la BVA nasce con l’obiettivo di rendere l’attività motoria accessibile a chiunque, abbattendo le barriere fisiche e culturali attraverso il valore del gioco di squadra.
La nascita della nuova sede presso la Polisportiva Terraglio, centro d’eccellenza per la promozione dello sport integrato a livello regionale e nazionale, è stata resa possibile grazie all’impegno di due figure storiche della Fondazione art4sport, Elena Pinton e Claudio Pavanello, e può contare sul pieno sostegno del Comitato Regionale Veneto del CIP, guidato dal presidente Davide Giorgi già presidente proprio della Polisportiva Terraglio.
Scuola biblica diocesana, un nuovo anno sulle orme di Rut, Tobia, Ester e Giuditta

Rut, Tobia, Ester e Giuditta: non uno ma ben quattro libri dell’Antico Testamento – non molto “frequentati” di solito – saranno al centro dell’attenzione, del confronto e dell’approfondimento durante gli incontri della Scuola biblica diocesana di Venezia di quest’anno. «Spesso considerati “libri minori” per la loro brevità – scrive il direttore don Mauro Deppieri – sono veri e propri capolavori letterari e teologici, capaci di parlare con straordinaria attualità alla nostra vita quotidiana. In un mondo dominato dagli uomini, Rut, Ester e Giuditta emergono per il loro coraggio, la loro intelligenza politica, la loro fede incrollabile e la capacità di cambiare il corso della storia. E il libro di Tobia mostra la forza della fedeltà quotidiana all’interno delle relazioni familiari. A differenza di altri grandi libri, qui Dio agisce nel silenzio attraverso le scelte libere, la generosità e la determinazione degli esseri umani. I testi affrontano questioni di bruciante attualità: l’accoglienza dello straniero e l’integrazione (Rut), il valore dei legami familiari, della cura e dell’accompagnamento nei momenti di buio (Tobia), la resistenza contro l’ingiustizia e il sopruso dei potenti (Ester e Giuditta)». Come da tradizione, ad aprire il nuovo anno della Scuola biblica sono stati alcuni incontri introduttivi tenuti dalla biblista Donatella Scaiola, vicepresidente dell’Associazione Biblica Italiana. E proprio per lei è stata una scelta felice quella di dedicare un anno per affrontare con serietà quattro libri dell’Antico Testamento non molto conosciuti e tra l’altro anche poco utilizzati nella liturgia. «Sono testi molto interessanti che presentano elementi di grande attualità». Per la vicepresidente dell’Associazione Biblica Italiana, le donne protagoniste di alcuni di questi libri offriranno parecchi spunti significativi. Il titolo della prima conferenza – “Un’estranea tra noi” – già dice molto: «Rut è una straniera, è una moabita che si trasferisce ad Betlemme e poi diventerà moglie di Booz e, quindi, l’antenata del re Davide. Ester, per converso, è un’ebrea che vive presso la corte di un re straniero. Sono entrambe estranee all’interno del loro contesto. E tuttavia entrambe sono principi di liberazione. Rut lo diventa per la sua famiglia, prima di tutto per Noemi, la suocera, e poi anche per Booz, al quale darà un figlio. Libera, quindi, da una situazione di lutto e di povertà. Ester è idealmente una regina che potrebbe vivere nascosta e invece decide, come si direbbe oggi, di scendere in campo, cioè di mettere la sua vita a repentaglio per salvare il suo popolo che viene minacciato di sterminio. L’estraneo, l’essere straniero, qui invece che problema diventa risorsa, sia a livello familiare che di popolo».
Trombosi superficiali o profonde: c’è molta differenza

Una delle estati più torride della storia è per fortuna finita e ormai già si intravedono all’orizzonte le piogge autunnali. Ci sono stati dei giorni molto caldi, in cui abbiamo avuto molti pazienti con trombosi venose ed embolie polmonari. Posso sbagliarmi, ma un componente da non trascurare è probabile sia stata la disidratazione, ovvero: molti hanno bevuto poco rispetto alle temperature a cui erano sottoposti. Da qui il consiglio per l’anno prossimo: mi raccomando bevete adeguatamente, per tante ragioni, ma anche per evitare le trombosi.
A proposito di trombosi, spesso quando parlo con i pazienti che hanno delle vene varicose, mi riferiscono che hanno avuto, loro stessi o i loro familiari – madre, padre, nonni – una trombosi venosa. Poi, grazie a numerose domande mirate, riesco a capire che le trombosi erano su varici ed erano superficiali.
È importante questo? Sì molto. Un paziente che ha già delle vene varicose ha un aumentato rischio di trombosi venose profonde o embolie polmonari, ma ancora molto basso, pur se superiore alle persone che non hanno vene varicose. Questa possibilità di avere delle tromboembolie aumenta se noi abbiamo delle trombosi superficiali su vene varicose, ma siamo ancora molto lontani dalle percentuali che troviamo se abbiamo avuto delle trombosi venose profonde.
Parlando poi delle trombosi venose profonde dovremo distinguere qual è la causa che le ha determinate. Se, ad esempio, abbiamo avuto una trombosi o embolia polmonare dopo un evento importante, come una chirurgia ortopedica, avremo poche possibilità di una recidiva. I pazienti, invece, che hanno sviluppato una trombosi senza una causa apparente hanno una possibilità molto maggiore di averne un’altra.
San Marco senza barriere, prove d’accessibilità per tutti

Rendere la bellezza accessibile a tutti, nel rispetto della storia e dell’identità dei monumenti. È questo l’obiettivo di “Venezia accogliente”, il progetto strategico biennale promosso dal Consiglio di Procuratoria di San Marco per migliorare la fruibilità della Basilica e del Campanile da parte delle persone con disabilità motorie e sensoriali. Una tappa significativa del percorso sarà “The top for all”, iniziativa che dal 10 al 18 ottobre consentirà alle persone con mobilità ridotta e a chi utilizza carrozzine manuali o elettriche di raggiungere autonomamente il piano di accesso all’ascensore del “paron de casa”, che ne può accogliere due contemporaneamente. Per superare il dislivello, in questi giorni è infatti stata installata temporaneamente, per l’intera settimana in corso, una speciale rampa mobile sul lato destro della loggetta, accanto all’ingresso ordinario. L’accesso sarà possibile durante i consueti orari di apertura: dalle 9.30 alle 20, senza necessità di prenotazione, e sarà gratuito sia per le persone con disabilità che per un loro accompagnatore. La rampa è stata realizzata grazie al contributo della società Eps, nell’ambito di un’iniziativa alla quale a collaborato anche il Patriarcato (informazioni disponibili su: www.basilicasanmarco.it/the-top-for-all/). Il tema dell’accessibilità sarà protagonista anche sabato 17, con una nuova edizione di “Venezia a 4 ruote by night”, manifestazione dedicata a bambini e ragazzi affetti da atrofia muscolare spinale, malattia genetica rara che comporta l’utilizzo della carrozzina. Promossa dalla Fondazione Irccs Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano, l’iniziativa coinvolge – tra gli altri – Marina Militare, Comune di Venezia, Procuratoria, Actv e Protezione Civile, insieme a diverse associazioni. Alle 17.30, in piazza San Marco, il Patriarca Francesco Moraglia, il sindaco Simone Venturini e il primo procuratore, l’avvocato Bruno Barel, accoglieranno i partecipanti. Un evento pensato per offrire ai giovani un’esperienza di visita della città d’acqua, riaffermando il diritto per tutti di conoscere e approfondire il ricco patrimonio culturale e artistico che ne compone la storia.
Dal Kenya a Venezia: 17 giovani faranno gli operatori ecologici

Un modo etico e regolare per favorire l’ingresso dei lavoratori stranieri in Italia, attraverso la formazione nel Paese d’origine e un percorso di accoglienza e integrazione. È l’obiettivo di “Kenya: people, skills, work”, il progetto presentato mercoledì nella sede Eurointerim di Padova, che coinvolge Eurointerim, Veritas e Caritas Veneziana con l’obiettivo di rispondere alla difficoltà di reperire personale nei servizi ambientali – in particolare nella raccolta dei rifiuti – e offrire nuove opportunità professionali a giovani keniani.
Il percorso prenderà avvio a Ol Moran, in Kenya, la missione del Patriarcato di Venezia guidata dal sacerdote veneziano don Giacomo Basso. Qui, presso il Saint Mark Institute, i 17 partecipanti si prepareranno al trasferimento in Italia, acquisendo le competenze professionali necessarie, ma anche le conoscenze linguistiche, civiche e culturali utili per affrontare il nuovo contesto di vita e di lavoro.
«Crediamo che preparare i partecipanti già nel Paese di origine, attraverso una formazione professionale, linguistica e civica, sia fondamentale per favorire un inserimento consapevole e sostenibile in Italia», sottolinea Luigi Sposato, presidente di Eurointerim Spa. «L’auspicio – aggiunge – è che l’esperienza possa diventare un modello replicabile, fondato sulla formazione, sulla legalità e sulla dignità del lavoro».
Il programma, curato da Eurointerim Servizi Srl presso il Saint Mark Institute, prevede 160 ore di formazione: 100 di lingua italiana, per raggiungere il livello A1, 24 di educazione civica e cultura italiana, 28 di preparazione tecnico-professionale per addetti alla raccolta dei rifiuti, quattro di formazione generale sulla sicurezza e altre quattro dedicate ai diritti e ai doveri dei lavoratori in somministrazione.
Il percorso di formazione. Le lezioni per i 17 attuali candidati affronteranno temi come la raccolta differenziata, la normativa ambientale, le tecniche di raccolta manuale e meccanizzata e le procedure operative. La parte civica comprenderà invece elementi della Costituzione, del diritto del lavoro, dell’organizzazione dello Stato e delle regole di convivenza. Al termine, i partecipanti sosterranno a Nairobi l’esame per la certificazione della lingua italiana di livello A1, rilasciata dall’Università per Stranieri di Perugia.
Il progetto prevede una filiera che accompagna i lavoratori dalla selezione fino all’inserimento professionale e sociale. Veritas, che ha individuato i fabbisogni di personale, li accoglierà nelle proprie attività attraverso contratti di somministrazione attivati da Eurointerim Spa e metterà a disposizione un mediatore culturale per agevolare l’inserimento lavorativo.
Eurointerim si occuperà della selezione e delle procedure amministrative necessarie per l’ingresso regolare in Italia, nell’ambito dei flussi programmati previsti in particolare dalla legge 50/2023 (nota come decreto Cutro) che mette a disposizione dei fondi per i programmi di formazione professionale e civico-linguistica all’estero, accompagnando i partecipanti con un’assunzione in somministrazione prevista per almeno il primo anno. Eurointerim Servizi curerà la formazione iniziale e gli eventuali successivi aggiornamenti professionali.
Alla Caritas Veneziana spetterà il compito di sostenere l’accoglienza e l’integrazione, mettendo a disposizione alloggi arredati e attrezzati e un punto di riferimento durante la prima fase di permanenza.
Diaconi permanenti: a Venezia 40 anni fa la prima ordinazione

Sono passati 40 anni da quando il pomeriggio di sabato 18 ottobre 1986, festa di S. Luca, in Basilica di San Marco il patriarca Marco Cè ordinò i primi dodici diaconi, realizzando così anche a Venezia una delle novità del Concilio Vaticano II: il ripristino del diaconato come ministero stabile e permanente nella Chiesa e non più solo di passaggio al presbiterato; e inoltre la possibilità di conferirlo a uomini sposati.
Alla concelebrazione parteciparono tra gli altri anche il vicario generale mons. Giuseppe Visentin e il teologo don Nini Barbato, incaricati per la formazione dei diaconi. Dei primi dodici diaconi sei festeggiano in cielo questo anniversario: Bepi Pistolato (mancato mercoledì 14 ottobre), Antonio Maschietto, Ilario Albertini, Arturo Pedrazzi, Antonio Dariol e Gianni Ferraresi, che nel Consiglio pastorale diocesano, subito dopo l’arrivo del patriarca Marco Cé a Venezia, collaborò attivamente al ripristino del diaconato permanente nella nostra diocesi. Ecco gli altri sette diaconi: Giuseppe Pistolato, Antonio Sinatora, Benito Colecchia, Matteo Bognolo, Gino Cintolo, Sergio Sabbadin e Tiziano Scatto.
Dolomiti Bellunesi, al via il censimento dei mammiferi: cittadini protagonisti della ricerca

Conoscere per proteggere. Questo il principio alla base del progetto per la realizzazione del primo Atlante dei mammiferi del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, un’iniziativa triennale avviata nel febbraio 2025 per approfondire la conoscenza della fauna dell’area protetta e migliorare gli strumenti a disposizione per la conservazione della biodiversità. L’iniziativa nasce dalla convenzione tra il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e il Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica dell’Università Ca’ Foscari, con la collaborazione del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue. L’obiettivo è raccogliere e organizzare le informazioni sulle specie presenti, integrare le conoscenze esistenti con nuove indagini sul campo e pubblicare un volume corredato di testi, cartografie e schede descrittive. Un lavoro che si articola in tre fasi: il recupero e l’analisi dei dati già disponibili, la raccolta di nuove informazioni attraverso monitoraggi mirati e, infine, la realizzazione dell’Atlante vero e proprio. Il risultato sarà uno strumento scientifico a disposizione degli specialisti, ma anche un mezzo di divulgazione rivolto a cittadini, escursionisti, appassionati e curiosi, chiamati a partecipare attivamente al percorso di conoscenza. «Le attività di ricerca e monitoraggio sono tra le più rilevanti dell’area protetta, perché la conservazione del patrimonio naturale è tanto più efficace quanto più precise e dettagliate sono le nostre conoscenze», sottolinea il commissario del Parco, Ennio Vigne. Il progetto permetterà di riunire in un quadro organico le informazioni già acquisite, approfondire lo studio delle specie meno indagate e diffondere dati aggiornati e scientificamente rigorosi. Un’iniziativa che, aggiunge Vigne, prosegue la consolidata collaborazione tra il Parco e il mondo universitario e museale.