Dolomiti Bellunesi, al via il censimento dei mammiferi: cittadini protagonisti della ricerca

Un progetto triennale del Parco Nazionale con Ca’ Foscari e Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue, che punta a realizzare il primo Atlante dell’area protetta. Al centro nuovi monitoraggi su gatto selvatico, mustelidi e micromammiferi, con il coinvolgimento del territorio attraverso la Citizen Science

Conoscere per proteggere. Questo il principio alla base del progetto per la realizzazione del primo Atlante dei mammiferi del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, un’iniziativa triennale avviata nel febbraio 2025 per approfondire la conoscenza della fauna dell’area protetta e migliorare gli strumenti a disposizione per la conservazione della biodiversità. L’iniziativa nasce dalla convenzione tra il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e il Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica dell’Università Ca’ Foscari, con la collaborazione del Museo di Storia Naturale Giancarlo Ligabue. L’obiettivo è raccogliere e organizzare le informazioni sulle specie presenti, integrare le conoscenze esistenti con nuove indagini sul campo e pubblicare un volume corredato di testi, cartografie e schede descrittive. Un lavoro che si articola in tre fasi: il recupero e l’analisi dei dati già disponibili, la raccolta di nuove informazioni attraverso monitoraggi mirati e, infine, la realizzazione dell’Atlante vero e proprio. Il risultato sarà uno strumento scientifico a disposizione degli specialisti, ma anche un mezzo di divulgazione rivolto a cittadini, escursionisti, appassionati e curiosi, chiamati a partecipare attivamente al percorso di conoscenza. «Le attività di ricerca e monitoraggio sono tra le più rilevanti dell’area protetta, perché la conservazione del patrimonio naturale è tanto più efficace quanto più precise e dettagliate sono le nostre conoscenze», sottolinea il commissario del Parco, Ennio Vigne. Il progetto permetterà di riunire in un quadro organico le informazioni già acquisite, approfondire lo studio delle specie meno indagate e diffondere dati aggiornati e scientificamente rigorosi. Un’iniziativa che, aggiunge Vigne, prosegue la consolidata collaborazione tra il Parco e il mondo universitario e museale.

Le "mostela box"

La liberazione del topo selvatico, oggetto di studio per il nuovo Atlante

I mammiferi rappresentano importanti bioindicatori, capaci di fornire informazioni sulla salute degli ecosistemi e sui cambiamenti ambientali. Specie come cervi, caprioli, camosci e lupi sono già interessate da programmi di monitoraggio consolidati. Restano invece significative lacune conoscitive sui piccoli e medi mammiferi, la cui presenza e distribuzione sul territorio richiedono ulteriori approfondimenti. Dopo la raccolta e l’organizzazione dei dati pregressi, svolte tra febbraio e settembre 2025, la seconda fase operativa proseguirà fino al 2027. Le attività si concentreranno soprattutto sui gruppi meno studiati: i mustelidi, tra cui donnole, puzzole e martore; i felidi, con particolare attenzione al gatto selvatico e agli eventuali incroci con il gatto domestico; i micromammiferi, come toporagni, topi selvatici, arvicole e ghiri. Per individuarli saranno impiegate diverse tecniche. Il monitoraggio si baserà soprattutto sulle fototrappole, affiancate da dispositivi specifici chiamati “mostela box”, utilizzati anche nelle Alpi occidentali. Si tratta di speciali scatole che sfruttano l’abitudine dei piccoli mustelidi, come donnole ed ermellini, di cercare le prede all’interno di tunnel e anfratti. Il passaggio obbligato rallenta questi animali, particolarmente veloci ed elusivi, aumentando le possibilità di fotografarli. Sono inoltre previste la raccolta di peli per le analisi genetiche e campagne di cattura temporanea dei micromammiferi.

La partecipazione attiva della comunità

Busa delle Vette da cresta Vette Grandi (foto di Enrico Vettorazzo)

«Una componente poco studiata all’interno del Parco è quella dei piccoli mammiferi, come topi selvatici e arvicole», evidenzia Stefano Malavasi, docente dell’Università Ca’ Foscari e supervisore scientifico del progetto. Gli esemplari catturati saranno identificati e sottoposti alla rilevazione dei principali dati biometrici, per poi essere immediatamente rilasciati. Le operazioni saranno condotte con trappole temporanee predisposte per garantirne il benessere. Le informazioni raccolte consentiranno di definire meglio le specie presenti e la loro distribuzione. Un contributo fondamentale arriva dal Museo di Storia Naturale della città d’acqua, forte di trent’anni di esperienza nello studio dei micromammiferi e nella realizzazione di atlanti faunistici. «Conoscere la distribuzione delle specie è il primo passo per proteggerle e gestire efficacemente il patrimonio naturale», osserva Mauro Bon, responsabile della ricerca e della divulgazione scientifica del Museo. Accanto all’attività di ricerca, la comunicazione al pubblico punta a rafforzare la consapevolezza sul rispetto dell’ambiente e sul delicato equilibrio tra natura e attività umane. Tra gli elementi più innovativi spicca il coinvolgimento diretto della comunità attraverso la Citizen Science. In collaborazione con i Carabinieri Forestali e i collaboratori del Parco, prende il via la campagna “Adotta una fototrappola”, che consentirà alle associazioni locali di contribuire concretamente al monitoraggio. I partecipanti saranno formati per installare e controllare le apparecchiature, utilizzarle correttamente e rispettare le norme sulla privacy. Incontri periodici permetteranno inoltre di condividere i risultati delle indagini e realizzare fotografie e schede descrittive destinate alla pubblicazione finale. Cittadini, studenti ed escursionisti potranno così diventare parte attiva della ricerca, contribuendo a costruire un quadro più completo della fauna delle Dolomiti Bellunesi. L’Atlante si propone quindi non soltanto come strumento di conoscenza scientifica, ma anche come occasione per avvicinare il territorio alla tutela della biodiversità e rafforzare la consapevolezza del valore del patrimonio naturale protetto.

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