
«L’intelligenza artificiale non ha nulla di umano, ha una capacità di apprendimento assimilabile, ma non ha la dimensione di pensiero, non sarà mai un soggetto, ma solo un oggetto. Per questo è sbagliato metterla in relazioni con una persona, al massimo ne può sublimare le attività, ma non sostituirla». A definire così l’AI è il professor Giuliano Noci ordinario di Strategia & Marketing alla School of Management e prorettore del Politecnico di Milano, che ha inaugurato la Scuola di Formazione Politica e Sociale del Circolo Veneto con la CGIA di Mestre lo scorso 15 ottobre con la lezione inaugurale “Intelligenza Artificiale: la rivoluzione che sta cambiando il mondo”, presso il Novotel di Mestre, dove il docente ha dialogato con Tiziano Graziottin, Direttore della Scuola di giornalismo “Dino Buzzati” dell’Ordine dei giornalisti del Veneto. «L’AI potrebbe ridurre la fatica e permetterci di elaborare la conoscenza, ma va governata la transizione che ci aspetta», mette in guardia l’esperto.

«Chi mette sullo stesso piano etica e intelligenza artificiale è fuori strada - ha spiegato il docente - i sistemi di governo per definire i confini e gli ambiti di azione devoro essere rigorosamente umani, una macchina non ha una coscienza». La verità, secondo il professore è che chi parla di AI spesso ne sa ben poco, dal terrorismo sui giornali alle frasi vuote dei politici, mentre mai come in questo momento occorre capire il fenomeno.
«Anche i big delle principali aziende del settore, dopo aver generato un interesse morboso, sono rimasti incastrati in un sogno utopico per cui stanno cercando di salvarsi la faccia con un marketing della paura. La verità è che mancano datacenter ed energia per realizzare i loro piani di sviluppo faraonici, con ricavi insufficienti - aggiunge - hanno bisogno di posizionarsi, alla stessa maniera di Donald Trump e Xi Jinping, che usano questa tecnologia per mascherare le fragilità o le criticità interne alle proprie economie».

Se guardata in modo critico questa tecnologia però potrebbe essere molto utile per l’Italia e l’Europa: «La sfida con gli Stati Uniti sui large language model dei sistemi GPT l’abbiamo già persa - mette in guardia Noci - ma quella della digitalizzazione della manifattura no, proprio quella su cui sta investendo la Cina. L’AI può essere una grande opportunità per le nostre piccole imprese, siamo fra i primi nel manifatturiero in Europa ma i terz’ultimi per competenze digitali, quello fra tecnologia e PMI è un rapporto che va accompagnato ma manca un senso di urgenza, se perdiamo il treno, ci saliranno altri al posto nostro».
La ricetta quindi è basata sul liberare le persone da compiti ripetitivi che richiedono fatica, impiegando il tempo a fare altro, a maggior valore aggiunto. «Per questo cambiamento servono però nuove politiche educative per migliorare la dimensione cognitiva - specifica l’esperto - l’AI alza il livello medio della qualità richiesta per il lavoro, azzerando il rendimento associato al livello di competenze. Il tema quindi è come gestire la transizione, evitando milioni di disoccupati potenziali. In Cina hanno cancellato 12.000 corsi di laurea considerati desueti, serve visione e coraggio».

L’AI non è un fenomeno nuovo, se ne parla dagli anni ’50 ed è fra noi da decenni, ma con la spinta di Internet e il miglioramento progressivo della capacità computazionale, abbiamo imparato a convivere con gli algoritmi, toccandoli sempre più con mano grazie all’intelligenza artificiale generativa: «Ormai frenarla è impossibile - precisa Noci - ma governarla è d’obbligo. Il problema è che l’Europa non è rilevante, anche se norma in materia, non è autorevole, è un continente che sta rimanendo indietro, l’unico tavolo su cui ancora può dire qualcosa è l’AI applicata a processi industriali, che non richiede nemmeno troppa potenza di calcolo, visto che non abbiamo data center come Cina e USA e li boicottiamo quando qualcuno propone di realizzarli».
Se i data center producono calore, questo può essere anche usato: «A Milano c’è un progetto per riscaldare un intero quartiere con l’acqua calda prodotta dal raffreddamento degli impianti - conclude Noci - abbiamo il retaggio dei problemi degli USA, dove la rete elettrica statale è inefficiente, ma noi potremo impiegare le energie rinnovabili per alimentarli, che però bisogna autorizzare. Se non facciamo nulla i cinesi hanno già vinto la partita, che si giocherà non solo sul pieno energetico e computazionale, ma sulla cybersicurezza, perché i dati saranno sempre più preziosi e da difendere, visto che le guerre moderne saranno informatiche. Ecco perché bisogna trovare delle politiche pubbliche per affrontare la transizione in modo sostenibile per ambiente, persone ed economia».
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