Dal Kenya a Venezia: 17 giovani faranno gli operatori ecologici

Si chiama “Kenya: people, skills, work” l’iniziativa messa in campo da Eurointerim, dalla Caritas veneziana e da Veritas l’azienda multiservizi che si occupa di raccolta rifiuti

Un modo etico e regolare per favorire l’ingresso dei lavoratori stranieri in Italia, attraverso la formazione nel Paese d’origine e un percorso di accoglienza e integrazione. È l’obiettivo di “Kenya: people, skills, work”, il progetto presentato mercoledì nella sede Eurointerim di Padova, che coinvolge Eurointerim, Veritas e Caritas Veneziana con l’obiettivo di rispondere alla difficoltà di reperire personale nei servizi ambientali – in particolare nella raccolta dei rifiuti – e offrire nuove opportunità professionali a giovani keniani.

Il percorso prenderà avvio a Ol Moran, in Kenya, la missione del Patriarcato di Venezia guidata dal sacerdote veneziano don Giacomo Basso. Qui, presso il Saint Mark Institute, i 17 partecipanti si prepareranno al trasferimento in Italia, acquisendo le competenze professionali necessarie, ma anche le conoscenze linguistiche, civiche e culturali utili per affrontare il nuovo contesto di vita e di lavoro.

«Crediamo che preparare i partecipanti già nel Paese di origine, attraverso una formazione professionale, linguistica e civica, sia fondamentale per favorire un inserimento consapevole e sostenibile in Italia», sottolinea Luigi Sposato, presidente di Eurointerim Spa. «L’auspicio – aggiunge – è che l’esperienza possa diventare un modello replicabile, fondato sulla formazione, sulla legalità e sulla dignità del lavoro».

Il programma, curato da Eurointerim Servizi Srl presso il Saint Mark Institute, prevede 160 ore di formazione: 100 di lingua italiana, per raggiungere il livello A1, 24 di educazione civica e cultura italiana, 28 di preparazione tecnico-professionale per addetti alla raccolta dei rifiuti, quattro di formazione generale sulla sicurezza e altre quattro dedicate ai diritti e ai doveri dei lavoratori in somministrazione.

Il percorso di formazione. Le lezioni per i 17 attuali candidati affronteranno temi come la raccolta differenziata, la normativa ambientale, le tecniche di raccolta manuale e meccanizzata e le procedure operative. La parte civica comprenderà invece elementi della Costituzione, del diritto del lavoro, dell’organizzazione dello Stato e delle regole di convivenza. Al termine, i partecipanti sosterranno a Nairobi l’esame per la certificazione della lingua italiana di livello A1, rilasciata dall’Università per Stranieri di Perugia.

Il progetto prevede una filiera che accompagna i lavoratori dalla selezione fino all’inserimento professionale e sociale. Veritas, che ha individuato i fabbisogni di personale, li accoglierà nelle proprie attività attraverso contratti di somministrazione attivati da Eurointerim Spa e metterà a disposizione un mediatore culturale per agevolare l’inserimento lavorativo.

Eurointerim si occuperà della selezione e delle procedure amministrative necessarie per l’ingresso regolare in Italia, nell’ambito dei flussi programmati previsti in particolare dalla legge 50/2023 (nota come decreto Cutro) che mette a disposizione dei fondi per i programmi di formazione professionale e civico-linguistica all’estero, accompagnando i partecipanti con un’assunzione in somministrazione prevista per almeno il primo anno. Eurointerim Servizi curerà la formazione iniziale e gli eventuali successivi aggiornamenti professionali.

Alla Caritas Veneziana spetterà il compito di sostenere l’accoglienza e l’integrazione, mettendo a disposizione alloggi arredati e attrezzati e un punto di riferimento durante la prima fase di permanenza.

Don Giacomo Basso: «Mi ha convinto la concretezza della proposta»

Don Giacomo Basso, sacerdote veneziano, parroco della parrocchia di Ol Moran (Kenya)

È un vantaggio per tutti: per diciassette giovani kenyoti che trovano un lavoro; per Veritas che trova una risposta alle sue esigenze; per la città di Venezia, che sarà un po’ più pulita; per Ol Moran, che dà una mano ai suoi giovani nel costruirsi un futuro; per la legalità, inoltre, perché stavolta l’immigrazione è gestita secondo le norme dalla A alla Z; per la carità cristiana, infine, perché una volta tanto è la persona a essere messa al primo posto.

È il significato che don Giacomo Basso, sacerdote veneziano alla guida della parrocchia di San Marco a Ol Moran, in Kenya, attribuisce al progetto che porterà a Venezia 12 ragazzi e 5 ragazze per lavorare come operatori ecologici per Veritas. Un percorso che parte dalla selezione in Kenya, passa attraverso la formazione linguistica e professionale e prevede un’assunzione regolare in Italia, nel quadro delle procedure previste per l’ingresso di lavoratori stranieri.

«L’idea è nata da una richiesta di Veritas e mi è arrivata tramite don Gianni Fazzini, che da tanti anni è attento a cogliere le esigenze del territorio e a offrire occasioni di crescita alle persone», racconta don Giacomo. La prima reazione, ammette, è stata di sorpresa: «Non avevamo mai pensato di operare per mandare della nostra gente all’estero».

A convincerlo è stata la concretezza della proposta. Durante un incontro con don Fazzini e alcuni dirigenti di Veritas, il parroco di Ol Moran trova un’azienda pronta a valutare la disponibilità della comunità kenyota a collaborare sia nella selezione dei candidati sia nella loro formazione iniziale. «Ho capito che la cosa era seria: c’era tutto il team dell’amministrazione di Veritas che voleva sapere se eravamo disponibili a dare una mano».

Il progetto mette in relazione soggetti con compiti diversi. Veritas offre le opportunità di lavoro; Eurointerim organizza la formazione e mette a disposizione le risorse economiche per realizzarla; la comunità di Ol Moran contribuisce alla selezione e alla preparazione dei candidati attraverso la Tumaini Academy. La diocesi di Venezia, tramite Caritas, si occuperà invece di trovare un alloggio ai giovani almeno nei primi mesi dopo l’arrivo.

«Mi è parsa un’iniziativa che tiene presenti le opportunità un po’ di tutti, in una logica di rispetto delle regole e cercando di mettere al centro le persone coinvolte», spiega don Giacomo. Il percorso è inserito nel quadro istituzionale previsto per l’ingresso di lavoratori stranieri e comprende anche gli adempimenti necessari per l’assunzione e la partenza. Prima di poter chiedere il permesso di lavoro, i candidati devono infatti acquisire le prime competenze linguistiche, ottenere la relativa certificazione e conoscere alcuni elementi di cultura civica.

Per il sacerdote, il valore dell’iniziativa va oltre la risposta al fabbisogno di personale dell’azienda. C’è anche infatti una dimensione ecclesiale: i giovani provengono dalle parrocchie di Ol Moran e da altre comunità della diocesi di Nyahururu. «Noi, come missione di Ol Moran, sosteniamo i progetti di vita delle persone e operiamo nell’ambito di un percorso formativo che qualifica il nostro istituto. Ed è anche un’opportunità di apostolato, così da offrire la vita delle nostre comunità cristiane ad altri che hanno un background di vita cristiana».

Dal Kenya è raro il movimento migratorio verso l'Italia

C’è inoltre un elemento meno consueto: la destinazione italiana. «Dal Kenya, soprattutto per chi è più qualificato, il movimento migratorio è diretto verso le zone anglofone, come Stati Uniti, Inghilterra e Australia. Per altri ci sono i Paesi arabi del Medio Oriente». In questo caso, invece, la prospettiva è un lavoro definito e regolarmente retribuito in Italia.

Don Giacomo Basso sa che la prospettiva di un impiego all’estero può alimentare aspettative molto alte. «L’idea di trovare un’opportunità lavorativa fuori dal proprio Paese è attraente. Ma c’è anche il rischio di qualche illusione, di aspettative che vanno corrette». Il sacerdote ricorda ciò che accade quando un giovane di Ol Moran, zona rurale, trova lavoro a Nairobi: il trasferimento nella grande città può essere vissuto come la soluzione a tutti i problemi economici e di stabilità, senza che questo corrisponda necessariamente alla realtà.

«Bisogna maturare la consapevolezza che molto dipende anche da quanto seriamente una persona prende il lavoro e le opportunità che le vengono offerte», osserva. La formazione serve dunque anche a preparare i candidati a un cambiamento di vita, non soltanto a insegnare loro le parole necessarie per svolgere un mestiere.

La selezione, aggiunge, è stata condotta tenendo conto dell’impegno e delle possibilità di inserimento dei partecipanti. «Non possiamo preservarli da tutte le difficoltà, né garantire in anticipo che saranno bravi ragazzi in ogni situazione. Abbiamo cercato persone che potessero meritare questa opportunità, per il loro impegno e per le prospettive di inserirsi bene nel percorso».

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