
Sono passati 40 anni da quando il pomeriggio di sabato 18 ottobre 1986, festa di S. Luca, in Basilica di San Marco il patriarca Marco Cè ordinò i primi dodici diaconi, realizzando così anche a Venezia una delle novità del Concilio Vaticano II: il ripristino del diaconato come ministero stabile e permanente nella Chiesa e non più solo di passaggio al presbiterato; e inoltre la possibilità di conferirlo a uomini sposati.
Alla concelebrazione parteciparono tra gli altri anche il vicario generale mons. Giuseppe Visentin e il teologo don Nini Barbato, incaricati per la formazione dei diaconi. Dei primi dodici diaconi sei festeggiano in cielo questo anniversario: Bepi Pistolato (mancato mercoledì 14 ottobre), Antonio Maschietto, Ilario Albertini, Arturo Pedrazzi, Antonio Dariol e Gianni Ferraresi, che nel Consiglio pastorale diocesano, subito dopo l’arrivo del patriarca Marco Cé a Venezia, collaborò attivamente al ripristino del diaconato permanente nella nostra diocesi. Ecco gli altri sette diaconi: Giuseppe Pistolato, Antonio Sinatora, Benito Colecchia, Matteo Bognolo, Gino Cintolo, Sergio Sabbadin e Tiziano Scatto.

Domenica 18 ottobre, alle ore 17, sarà il Patriarca Francesco a presiedere, nella Basilica Cattedrale di San Marco, la celebrazione dei Secondi Vespri in occasione del 40° anniversario dalla reintroduzione del Diaconato permanente nel Patriarcato di Venezia.

Il diacono Giuseppe Pistolato, per tutti Bepi, già vedovo e con tre figli al momento dell’ordinazione, è mancato proprio pochi giorni fa. Avrebbe compiuto un secolo di vita il 17 novembre prossimo. In passato, anche recente, aveva esercitato il servizio diaconale nella sua parrocchia di Zelarino e in carcere a Venezia. Per Bepi - intervistato proprio pochi giorni prima della morte - i cinque anni di formazione e preparazione al diaconato sono stati il «tempo dell’innamoramento della Parola e della Carità. L’invito del patriarca Marco Cè, per bocca di don Piero Lucchetta, mi chiedeva di accettare questo invito a frequentare in via sperimentale questo corso. Io risposi con il mio sì, ripetuto poi nel giorno dell’ordinazione».
Il diacono Tiziano Scatto, segretario della Comunità diaconale, è l’unico celibe dei dodici ordinati 40 anni fa e così ricorda quell’evento ecclesiale. «Sono trascorsi 40 anni da quel 18 ottobre 1986 quando in una basilica di san Marco gremita il cardinal Patriarca Marco con le lacrime agli occhi ordinava i primi 12 diaconi nella forma stabile del ministero diaconale. La formazione e il discernimento durarono 5 anni, all’inizio c’erano ben 54 coppie, ma col passare del tempo ci fu un discernimento e alla fine rimanemmo in 12: dieci uomini sposati, un vedovo e un celibe. Chi con una laurea, chi con un diploma di scuola superiore e chi con un diploma di scuola media; tutti con un lavoro e una professione e figli piccoli da crescere. Tutti con la consapevolezza che andavamo incontro ad una novità per la Chiesa veneziana, per le nostre parrocchie, per il presbiterio, che non sempre è stato favorevole all’apertura a questo ministero: faceva un po’ problema il fatto dei diaconi sposati. Ricordo come fosse oggi, quando dopo l’ordinazione il Patriarca Marco mi consegnò la missio canonica (che ogni diacono riceve a norma del Diritto Canonico) e che consiste nella missione che il vescovo affida ad ogni chierico ordinato. Mi disse: “Dovrai sfondare porte, abbattere muri, sarà faticoso e ti farai male, perché il diaconato è una novità bella, voluta dallo Spirito, dal Concilio, ma non tutti lo capiscono e lo vogliono. Ma bisogna obbedire allo Spirito”.
Chi è il diacono?, si domanda Scatto: cosa ha da dire alla Chiesa tutta? «Il diacono non fa qualcosa, ma è: è nella Chiesa e nel mondo il segno di Gesù Servo e indica alla Chiesa tutta che compito di ognuno è servire sul modello di Gesù, che sta in mezzo a noi come colui che serve. Il diacono garantisce il volto di una Chiesa che è generata e rigenerata da un Vangelo annunciato, incarnato in relazioni di amore, testimoniato in azioni e rapporti di autentica umanità e umanizzazione per tutti. Il ministero dei diaconi non si esprime nella presidenza della comunità raccolta, ma nella promozione attiva di una Chiesa della diaconia, una Chiesa samaritana, che in questa storia si prende cura di ognuno e che reclama e percorre le vie della giustizia. Essere una Chiesa della lavanda dei piedi, a imitazione di Gesù, Signore e Maestro, che sovverte le logiche mondane e fattivamente dischiude uno stile nuovo di rapporti».
Il diacono Sergio Sabbadin ricorda come «con tanta trepidazione, nel 1986, sono stato ordinato diacono per la Chiesa che è in Venezia. Quarant’anni fa non avevo piena consapevolezza di che cosa volesse dire essere diacono, non avendo nessun riferimento, come esempio, da imitare. Mi sono fidato della Santissima Trinità. Avevo 36 anni e già due figli: Gilberto che aveva 8 anni (diventato poi don Gilberto) e Giovanna che aveva appena 2 anni. Mia moglie Ivana è stata determinante nel cammino di formazione al diaconato. La mia professione era quella di infermiere. Il Patriarca Marco mi ha dato il mandato a svolgere il mio servizio in parrocchia dove risiedevo, S.M. Ausiliatrice della Gazzera. Successivamente, il Patriarca Angelo Scola mi ha conferito un nuovo mandato: da quindici anni sono Assistente religioso all’Ospedale dell’Angelo a Mestre e faccio parte della piccola comunità della Cappellania, che cerca di assolvere quel prezioso sevizio di incontrare i pazienti ricoverati e i loro parenti. In questo servizio di assistenza religiosa sono stato riconfermato dal Patriarca Francesco».
Nel ricordare l’omelia, dalla caratteristica profetica, fatta dal Patriarca Cè per l’ordinazione dei primi 12 diaconi permanenti nella nostra Diocesi, Sabbadin sottolinea «l’esortazione a non avere paura e ancora: “Ricordatevi che lo Spirito non ha limiti e non ha confini e che la consacrazione diaconale vi seguirà sempre e deve fare di voi un segno dell’amore di Dio e di una Chiesa ‘mandata e serva’ dell’Evangelo per la salvezza dell’uomo”. Con tutti i miei limiti e le mie mancanze, ho cercato di tener presente questa esortazione, sapendo che non sono solo, ma sotto la potente guida dello Spirito Santo e della sua Santa Chiesa».
Il diacono Antonio Sinatora dei quarant’anni trascorsi da quando il diaconato permanente è stato introdotto nella diocesi di Venezia ricorda «l’amabile persona del Patriarca Marco, che per i primi dodici uomini chiamati al ministero è stato veramente un padre, sostenendoli anche nel corso della formazione con la sua costante presenza, particolarmente nel corso degli esercizi spirituali. I sei anni di preparazione sono stati un tempo prezioso, non solo per lo studio delle discipline inerenti al ministero, ma anche per la bella comunione che si è formata fra le famiglie dei futuri diaconi. Lo ricordo, tuttavia, anche come tempo di lotta spirituale per l’affacciarsi dei dubbi, certezze e incertezze, un tempo per imparare a volare con l’aiuto immancabile dei vari maestri e del Patriarca mediante quell’ala pronta a correggere e incoraggiare. Bellissimo il momento dell’ordinazione, che ha vestito con abiti di festa la Basilica di San Marco, riempitasi di fedeli provenienti dalle varie comunità, festa sentita in particolare da coloro che credevano nel diaconato come completamento dei ministeri ordinati. Dopo l’ordinazione sono stato confermato a servizio della comunità di San Lorenzo Martire per il servizio della catechesi, liturgia e carità, impegni che già svolgevo da anni, con l’aiuto della mia sposa in riferimento alla catechesi per ragazzi e giovani. Quarant’anni, un periodo lungo e ricco di gioie umane e spirituali, come pure tempi di fatiche e rinunce che hanno coinvolto l’intera famiglia, mantenendo tuttavia una grande serenità».
Il diacono Matteo Bognolo il suo servizio parrocchiale lo ha sempre svolto al Lido di Venezia, dalla originaria parrocchia di S. Antonio a quella di S. M. Elisabetta. In un’intervista di qualche anno fa, nel ricordare l’ordinazione, gli veniva subito in mente che «il Patriarca Marco ci aveva avvertito che la prima ordinazione sarebbe stata un evento coraggioso e che nessuno poteva sapere come sarebbe andata a finire… Un illuminato formatore era solito dire ai diaconi in formazione: state più sulla porta della chiesa e meno in sacrestia. Sono contento di avere portato la croce per gli anni passati e, per quanto riguarda il diaconato, vedo un futuro roseo, perché il Patriarca Francesco ha riaperto il cammino».
Il diacono Gino Cintolo, dopo l’ordinazione, è stato confermato a continuare il servizio della catechesi nella parrocchia della Risurrezione del quartiere Cita di Marghera, dove risiede dal 1971, e ricorda che per la prevista nascita del secondo figlio per i primi di dicembre del 1986 non è stato possibile programmare la data di ordinazione per la festa dell’Immacolata, come si era pensato in un primo momento: «La contemporanea nascita del diaconato e del secondo figlio in famiglia hanno costretto me e Paola a trovare un nuovo equilibrio, non sempre facile». E qui torna alla mente un passo dell’omelia del Patriarca Marco all’ordinazione di questi primi 12 diaconi: «Per coloro che il Signore ha chiamato col Sacramento del Matrimonio, anche le mogli hanno espresso la loro condivisione della scelta del marito, affermando così, conforme alla coscienza della Chiesa, la convinzione che, con l’aiuto del Signore e dei Sacramenti, il dono del Diaconato non smentirà ma confermerà la grazia del loro Matrimonio».
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