
«Restiamo convintamente attivi sulla Rete Aiuto Donna che abbiamo costruito e che vede impegnati 70 soggetti diversi – commenta così a lato della presentazione sui numeri dell’iniziativa dell’ULSS3 Serenissima il Direttore Generale Massimo Zuin – il nostro compito è quello di mantenere quello che abbiamo costruito e migliorarlo perché siamo convinti che sul tema della violenza sulla donne ci sia ancora molto sommerso e solo lavorando tutti insieme possiamo incentivare la forza e il coraggio di chiedere aiuto, garantendo i servizi a famiglie e minori». L’azienda ospedaliera è capofila del gruppo attivo dal 2020 che mette insieme soggetti pubblici e del privato sociale, fra cui Centri Antiviolenza, forze dell’ordine, scuole e università, sindacati, ordini professionali e terzo settore.
Alla presentazione, svoltasi all’Ospedale dell’Angelo di Mestre mercoledì 17 giugno, era presente anche lo scultore Giorgio Bortoli, che ha donato una sua opera per sensibilizzare contro la violenza. «Abbiamo arricchito questo momento di condivisione per ricordare l’importanza di dare servizi sul territorio per le donne con questa scultura simbolica – ha aggiunto introducendo l’incontro Zuin – rinsaldando l’idea che tutti possiamo e dobbiamo fare qualcosa per cambiare la cultura dietro questo fenomeno terribile. Noi ci impegniamo a dare tutto il supporto necessario, ma vorremmo davvero si smettesse di assistere ai drammi di cui sentiamo tutti i giorni, di certo il fenomeno resta al centro del nostro agire, a partire dal nostro sito Internet e dal materiale informativo che diffondiamo proprio grazie ai nostri partner della rete».

«Il fenomeno della violenza di genere non è mai un fatto privato o isolato - ha spiegato Angelica Rampazzo, direttrice della Neuropsichiatria infantile territoriale dei distretti di Mirano, Dolo, Noale e Chioggia - siamo da anni impegnati nella prevenzione e nell’intercettare questi atti che purtroppo sono strutturali e radicati in modelli relazionali distorti, per questo il lavoro che va fatto a monte è di tipo culturale, con l’obiettivo di coltivare un seme di rispetto già dalla prima infanzia all’educazione affettiva». I dati nazionali parlano chiaro: il 74% delle donne che subisce violenza non è economicamente autonoma, rendendo così più difficile l’allontanamento dal contesto domestico e il 60% ha figli minori, tanto che i centri antiviolenza hanno dovuto ampliare la presa in carico anche ai bambini.
Un dato su cui è riflettere è come negli ultimi 10 mesi del 2025 rispetto all’anno precedente, ci sia stato nel territorio dell’ULSS3 un +30% di reati di codice rosso quali maltrattamenti in famiglia. «Un numero che va letto in chiave positiva - ha spiegato Rampazzo - un segnale che le donne e i servizi loro offerti sono più solerti nel fare emergere il sommerso incentivando le vittime ad avvicinarsi alla rete di protezione che abbiamo costruito, attraverso un processo rapido di intervento, adeguato alla necessità immediata e ai seguenti bisogni come l’autonomia economica ed abitativa». Proprio l’Ospedale dell’Angelo ha un servizio di SOS violenza con reperibilità 24 ore su 24 attraverso operatrici specializzate in connessione fra pronto soccorso e centri antiviolenza, pronte ad attivare un percorso che prevede protezione, presa in carico e dimissione sicura. Ogni presidio dell’ULSS3 ha proprio stanza protette per affrontare questi casi.

«La presenza di figli minori complica la questione, imponendo la necessità di pensare anche a servizi di supporto loro dedicati - ha chiarito Ilaria Festa, direttrice della Neuropsichiatria territoriale dei distretti di Venezia e Mestre terraferma - sono anche loro vittime di maltrattamento come stabilito per legge nel momento in cui assistono alla violenza sulla propria madre. Questo implica un cambio di paradigma anche in termini di assistenza “allargata” alla violenza, il che implica una particolare delicatezza visti i soggetti coinvolti, che nel 2025 nella nostra ULSS sono stati 52». Aiutare i bambini in questo percorso significa infatti garantire di poter trovare una strada per elaborare il trauma ed essere curati e a nemmeno metà del 2026 i nuovi casi presa in carico sono 11.
«Nell’ambito del protocollo di rete è stato creato proprio un sito web dedicato per fare da contenitore di tutte le informazioni sui servizi a supporto delle donne a cui possono rivolgersi - ha illustrato Anna Fiore, responsabile consultori Ulss 3 dei distretti di Mirano, Dolo, Noale e Chioggia - siamo anche attivi presso le scuole in percorsi di educazione all’affettività dalle elementari fino alle superiori, perché prima si inizia a insegnare il rispetto e prima si cambia la cultura, poiché la violenza sulle donne è un fenomeno sociale che riguarda e richiede la consapevolezza dell’intera società». Ecco allora che come cittadini dobbiamo fare tutti qualcosa: al primo segnale di comportamenti pericolosi bisogna intervenire, per convincere la vittima a rivolgersi ai servizi attivi per uscire dal vortice dei soprusi.

L’Assessore alle politiche sociali del comune di Venezia, alla prima uscita pubblica, Ermelinda Damiano ha voluto essere presente per un tema e lei caro: «Il nostro comune ha il vanto di ospitare il primo centro antiviolenza pubblico d’Italia - ha spiegato - la città ha da sempre un’attenzione particolare al fenomeno. Dobbiamo leggere quel 30% in più di segnalazioni come un segno di maggiore consapevolezza e di accesso ai servizi attivati sul territorio. Come amministrazione ci impegneremo a lavorare sui tre pilastri dell’intervento: aiuto, sensibilizzazione con i “fiammiferini”, piccoli opuscoli che divulghiamo in diverse lingue con tutte le informazioni sui seriviz a supporto e formazione, soprattutto sui giovani». Presente anche il Presidente UNCI - Unione Nazionale Cavalieri d’Italia Francesco Cesca: «Abbiamo patrocinato l’installazione dell’opera del nostro socio Bortoli perché dia un segnale forte e tenga alta l’attenzione».
L’opera è una grande scarpa rossa col tacco, realizzata in legno con una base in metallo, decorata con cristalli: «E’ stata una scultura itinerante, è partita proprio da Vigonovo, prima che questo comune diventasse tristemente noto alla cronache per il femminicidio di Giulia Cecchettin - ha spiegato l’artista - la sua attività di sensibilizzazione è passata per la Mostra del cinema di Venezia, è poi approdata a Treviso, Chioggia, in Villa Foscarini Rossi a Stra, a Noale e all’ospedale di Monastier. Nonostante qualche segno di questi trasporti e qualche pietra staccata che ho contrassegnato con un pennarello, come a fissare delle cicatrici immaginarie, ho deciso che è tempo che il suo viaggio finisca ma non che esaurisca la sua funzione di monito, quale miglior luogo se non il cuore dell’ULSS3 Serenissima nell’ospedale dell’Angelo di Mestre?».
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