La Fenice rinnovata: Marino racconta gli anni del cambiamento

Un sovrintendente profondo conoscitore della macchina teatrale e un direttore artistico “vulcanico” e innovativo: tra il 1979 e il 1986 Lamberto Trezzini e Italo Gomez riuscirono a riportare il Gran Teatro La Fenice di Venezia agli antichi fasti, avviando una politica culturale capace di dare nuova linfa all’ambiente intellettuale di quegli anni. Il teatro veniva infatti da un periodo di decadenza, segnato da un commissariamento, dai debiti e da alcune stagioni contestate. Eppure, l’inclinazione di Gomez a lanciare sfide ambiziose trovò terreno fertile nella capacità di Trezzini di raccoglierle e renderle materia, facendo sì che la Fenice, esattamente come il nome che porta, rinascesse dalle proprie ceneri. Lo racconta Massimo Marino, saggista, critico teatrale e docente universitario, nel suo libro La Fenice rinnovata 1979-1986. Gli anni del cambiamento (Marsilio), uscito lo scorso 20 marzo. La presentazione del volume si è tenuta venerdì 12 giugno, nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice. Dopo i saluti istituzionali del sovrintendente Nicola Colabianchi, a fare gli onori di casa è stato Leonardo Mello, giornalista e critico teatrale. Sono quindi intervenuti Maria Camilla Bianchini d’Alberigo, presidente della Fondazione Amici della Fenice, e il noto regista, scenografo e costumista Pier Luigi Pizzi. «Grazie a questo libro si percepisce quanto sia stato fondamentale promuovere una teatralità diffusa: si capisce come la musica, grazie alla dedizione di Trezzini e Gomez, durante il periodo del loro sodalizio, avesse acquistato un potere e una risonanza che non aveva mai avuto in precedenza» ha esordito Mello, che ha poi indicato le principali fonti consultate da Marino: dall’archivio privato di Lamberto Trezzini, conservato dalla figlia, agli appunti inediti di Italo Gomez, oltre all’archivio storico della Fenice e al volume Il teatro La Fenice. Cronologia degli spettacoli (1938-1991), curato da Michele Girardi e Franco Rossi.

 

San Francesco della Vigna: un viaggio a ritroso nel tempo

Un progetto che intreccia patrimonio, partecipazione collettiva e innovazione digitale per riscoprire San Francesco della Vigna nel cuore del Sestiere di Castello a Venezia, tra storia, arte e devozione popolare. È da poco nato l’itinerario digitale “Viaggio nel tempo” come conclusione del progetto “San Francesco della Vigna tra passato e futuro. Tre approcci di scoperta e valorizzazione”, realizzato da Museo di Palazzo Grimani – Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, l’Associazione San Francesco della Vigna e il Convento di San Francesco della Vigna, con il sostegno della Fondazione di Venezia, che invita residenti e turisti a soffermarsi sul quartiere attraverso una serie di testimonianze che ne valorizzano la memoria. “Viaggio nel tempo” è un itinerario fruibile da tutti gratuitamente, in particolare per chi conosce poco la zona e vuole approfondirne la storia, tramite la piattaforma izi.TRAVEL, l’app che permette di accedere ad audioguide multimediali direttamente dal proprio smartphone. Quella realizzata è una guida che si snoda attraverso ventidue tappe complessive, partendo dalle sale del Museo di Palazzo Grimani per giungere fino al convento di San Francesco della Vigna. Il percorso attraversa luoghi carichi di storia come il Sotoportego e la calle dei Bombardieri, che prendono  il nome dagli artiglieri dell’Arsenale che lì vivevano, lavoratori che usavano polvere da sparo e cannoni, dove è presente anche il rilievo di Santa Barbara, la loro santa protettrice. Tra i luoghi principali anche Campo della Celestia, che prende nome dalla chiesa poi andata distrutta, Corte Nova, in cui tradizione e devozione si incontrano nella storia del suo sotoportego con la pietra rossa (leggi qui) e l’Ospizio Morion, dove in precedenza venivano accolte persone povere, anziane o sole e che ora da spazio comunitario e presidio di carità è diventato laboratorio sociale e culturale. Ne emerge un lavoro stratificato che va ben oltre la semplice descrizione architettonica dei luoghi, dando la possibilità di una fruizione più approfondita con testimonianze dirette dei residenti tramite appositi video, che invitano a superare il classico turismo mordi e fuggi che poco lascia immergersi negli angoli più autentici della città.

A Venezia c’è una pietra rossa che non si può calpestare

A Venezia c’è una pietra rossa che non si deve calpestare, incastonata nella pavimentazione di un luogo dove devozione popolare, storia e tradizione si incontrano. Il Sotoportego de la Corte Nova, nel cuore del sestiere Castello, è un luogo pieno di misero e fascino, dove chiunque vi passi non può fare a meno di notarlo per la sua particolarità. Qui c’è la pietra rossa che, secondo la tradizione, ha fermato la peste del 1630 che stava dimezzando la cittadinanza, proteggendo gli abitanti del luogo, i quali per gratitudine hanno costruito nel sotoportego una cappella con soffitto a riquadri blu cielo ornato al centro con cerchi dorati e ai lati quattro dipinti e due piccoli altari. Nel sotoportego si intrecciano storia urbana, fede comunitaria e memoria delle epidemie che hanno segnato Venezia, tanto da distinguersi come uno dei luoghi in città più intrisi di devozione popolare. Protagonista di questa storia è proprio la lastra incastonata nel pavimento che la tradizione vuole macchiata dal sangue della peste del 1630. Secondo la leggenda, in quel punto la Vergine avrebbe fermato l’avanzata del contagio, proteggendo miracolosamente gli abitanti del circondario. Ma non solo, di lì non sono passate nemmeno il colera e le bombe della guerra. La tradizione infatti narra di una ragazza che abitava in Corte Nova e che, per pregare la Madonna e salvarsi dalla peste, disegnò il volto della Vergine e lo depositò all’interno del portico, che tutti si recavano a pregare: avvenne il miracolo e nessuno della Corte Nova venne colpito dalla peste, come viene raccontato nel nuovo progetto online “Viaggio nel tempo” dedicato alla scoperta del sestiere di Castello (leggi qui), realizzato dal Museo di Palazzo Grimani – Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, l’Associazione San Francesco della Vigna e il Convento di San Francesco della Vigna, con il sostegno della Fondazione di Venezia.

Più stand, volontari e partecipazione: torna la festa di San Piero

Da sabato 20 a lunedì 29 giugno torna l’attesa festa di San Pietro di Castello con un programma sempre ricco e variegato. Tante le proposte di cultura e socialità, ma va tenuto sempre a mente il nucleo fondante della festa di carattere spirituale. Il culmine delle celebrazioni si raggiungerà domenica 28 con la messa presieduta dal patriarca Moraglia presso la Basilica di San Pietro. «Siamo contenti di poter accogliere anche quest’anno mons. Moraglia e il parroco di Sant’Eufemia con una delegazione di pescatori della Giudecca per la tradizionale consegna dell’anello piscatorio» dichiara Paolo Basili, presidente dell’associazione “Comitato San Pietro di Castello” organizzatrice della festa. Il Patriarca arriverà accompagnato dal tradizionale corteo acqueo, che partirà dal rio di San Giuseppe alle ore 9.45, mentre la Messa avrà inizio alle 10.15. Quest’anno l’associazione, per gli 800 anni dalla morte di San Francesco, ha voluto inserire molte iniziative connesse alla figura del santo di Assisi. Innanzitutto sabato 20, in collaborazione con l’associazione Chorus, nella basilica si terranno delle visite guidate che metteranno a confronto San Francesco con San Lorenzo Giustiniani, santo particolarmente caro all’associazione e che ogni anno viene celebrato nella domenica precedente a quella della visita del patriarca. «San Francesco ha abbandonato la vita dell’alta borghesia e ha rivoluzionato la chiesa universale e San Lorenzo Giustiniani ha lasciato la vita da nobile e ha trasformato radicalmente la chiesa di Venezia. Molti aspetti uniscono le figure di questi due santi straordinari» commenta Andrea Busta, referente per l’iniziativa. Quest’anno domenica 21 a celebrare la messa per San Lorenzo Giustiniani sarà don Marco Zane, Vicerettore del Seminario Patriarcale di Venezia e direttore di GV. Si segnala, inoltre, che sabato 20 alle 21 nella basilica sono in programma delle letture di alcuni passi della vita di San Francesco, accompagnate dalla musica di Bach che sarà suonata dalle pianiste Caterina Marcuglia e Laura Carraro. Questa iniziativa, proposta da Mastertalia, è stata inserita nel programma ufficiale delle celebrazioni per l’ottavo centenario dalla morte del santo ed è stata lodata dal Vaticano.

 

ULSS3 Serenissima: il punto sulla Rete Aiuto Donna

ulss3-rete-aiuto-donna

«Restiamo convintamente attivi sulla Rete Aiuto Donna che abbiamo costruito e che vede impegnati 70 soggetti diversi – commenta così a lato della presentazione sui numeri dell’iniziativa dell’ULSS3 Serenissima il Direttore Generale Massimo Zuin – il nostro compito è quello di mantenere quello che abbiamo costruito e migliorarlo perché siamo convinti che sul tema della violenza sulla donne ci sia ancora molto sommerso e solo lavorando tutti insieme possiamo incentivare la forza e il coraggio di chiedere aiuto, garantendo i servizi a famiglie e minori». L’azienda ospedaliera è capofila del gruppo attivo dal 2020 che mette insieme soggetti pubblici e del privato sociale, fra cui Centri Antiviolenza, forze dell’ordine, scuole e università, sindacati, ordini professionali e terzo settore.

Alla presentazione, svoltasi all’Ospedale dell’Angelo di Mestre mercoledì 17 giugno, era presente anche lo scultore Giorgio Bortoli, che ha donato una sua opera per sensibilizzare contro la violenza. «Abbiamo arricchito questo momento di condivisione per ricordare l’importanza di dare servizi sul territorio per le donne con questa scultura simbolica – ha aggiunto introducendo l’incontro Zuin – rinsaldando l’idea che tutti possiamo e dobbiamo fare qualcosa per cambiare la cultura dietro questo fenomeno terribile. Noi ci impegniamo a dare tutto il supporto necessario, ma vorremmo davvero si smettesse di assistere ai drammi di cui sentiamo tutti i giorni, di certo il fenomeno resta al centro del nostro agire, a partire dal nostro sito Internet e dal materiale informativo che diffondiamo proprio grazie ai nostri partner della rete».

Ecologia integrale: i progetti degli studenti diventano realtà

Aiutare nel concreto i disabili a vivere lo sport, chi si sente solo e sbagliato a credere in se stesso e le persone a scegliere una vita ecosostenibile. Questo è il fulcro di Iposport”, “Liberi di sbagliare” e “B-goods”, i progetti realizzati dagli studenti dell’Istituto Maria ausiliatrice di Lecco che i sono aggiudicati – a parimerito con gli alunni dell’Istituto San Marco di Mestre – il primo premio del Concorso Ecologika, vincendo quattro giorni ad Assisi il prossimo novembre. Il concorso ideato da Gabriela Chiellino, la prima donna ad essersi laureata in scienze ambientali in Italia, partendo dall’Enciclica Laudato Sii di Papa Francesco promuove l’ecologia integrale per allenare i giovani studenti a cambiare il mondo (leggi qui). Un concorso che gli studenti dell’istituto Maria ausiliatrice hanno preso sul serio, tanto che i loro progetti, presentati recentmente online durante la giornata di premiazione del concordo svoltasi al Campus scientifico di Ca’ Foscari a Mestre, sono diventati delle vere e proprie piccole start-up.

 

Clima impazzito e virus: il riscaldamento globale minaccia la salute

panese-clima-e-virus-malattie-infettive

Tra le conseguenze del cambiamento climatico in atto sul nostro pianeta vi è anche l’aumento della probabilità di diffusione di alcune malattie infettive. Questo fatto è dovuto principalmente all’aumento delle temperature medie soprattutto delle zone temperate, che vedono quindi il proprio clima assomigliare sempre di più a quello delle zone tropicali e sub-tropicali.

Di conseguenza aumenta la probabilità che insetti vettori – quelli cioè che sono in grado di trasmettere determinati agenti patogeni e che vivevano solo in regioni dal clima caldo – trovino anche nelle nostre latitudini condizioni climatiche adatte alla loro sopravvivenza.

Art Night: il Patriarcato apre luoghi inaccessibili

«Tanto le mostre le vedo su internet». È una frase che negli ultimi anni si sente pronunciare sempre più spesso. Dopotutto, nell’epoca degli smartphone e dei social network, basta un clic per ammirare un dipinto di Tiziano in altissima definizione, ingrandire i dettagli di un affresco o visitare virtualmente alcuni dei musei più famosi del mondo. Le opere d’arte sembrano essere diventate più accessibili che mai, sempre a portata di schermo e disponibili in qualsiasi momento. Ma se fosse proprio questa apparente vicinanza a farci perdere qualcosa? Perché nel 2026 ha ancora senso vedere un’opera dal vivo? È una domanda che sembra attraversare il nostro tempo, fatto di immagini veloci e di esperienze consumate in pochi secondi. Eppure la risposta potrebbe trovarsi proprio a Venezia, città che più di ogni altra sembra chiedere di essere percorsa lentamente, osservata e vissuta. Il prossimo 20 giugno, Art Night tornerà ad animare la città lagunare con la sua quindicesima edizione, trasformando musei, chiese, biblioteche e spazi culturali in un grande itinerario notturno aperto a cittadini e visitatori (leggi qui). Un evento che negli anni ha saputo conquistare non solo i turisti di passaggio, ma anche molti veneziani e abitanti dell’entroterra, curiosi di riscoprire luoghi familiari da una prospettiva diversa. Eppure sarebbe riduttivo considerare Art Night soltanto una notte di aperture straordinarie. Dietro il programma di visite e appuntamenti si nasconde una riflessione più ampia sul significato dell’arte e sul rapporto che questa continua ad avere con la città e con le persone. Ne è convinta Ester Brunet, storica dell’arte e coordinatrice delle iniziative promosse dalla Diocesi di Venezia, che quest’anno partecipa alla manifestazione con un percorso dedicato alla presenza francescana in laguna. Secondo Brunet, il valore di un’opera non si esaurisce nella sua immagine, ma risiede soprattutto nel dialogo che instaura con il luogo che la ospita. L’esempio più emblematico è quello dell’Assunta di Tiziano nella Basilica dei Frari. Ammirarne una fotografia permette di coglierne i dettagli, i colori e persino particolari invisibili a occhio nudo. Ma vedere quell’opera nel suo spazio originario significa compiere un’esperienza completamente diversa: attraversare la navata, percepire le proporzioni della chiesa, osservare come il dipinto si riveli gradualmente allo sguardo fino a dominare il presbiterio. L’opera e l’architettura dialogano tra loro, diventando parte di un unico racconto. È forse questo il significato più profondo di Art Night: ricordare che l’arte non è fatta soltanto per essere osservata, ma per essere vissuta. Che esistono luoghi normalmente chiusi che, una volta aperti, raccontano una storia diversa della città. Che una passeggiata notturna può trasformarsi in un viaggio attraverso secoli di cultura, spiritualità e memoria collettiva. Perché alcune opere non sono semplicemente oggetti da guardare. Sono esperienze da attraversare. E, come suggerisce Ester Brunet, rappresentano «un Vangelo da ascoltare con gli occhi»: un racconto che non passa soltanto attraverso le parole, ma attraverso lo spazio, il silenzio, la luce e la bellezza di una città che continua a parlare a chi sceglie di fermarsi ad ascoltarla.

 

Art Night compie 15 anni, oltre 200 eventi previsti

Sono 15 anni che Art Night illumina d’arte l’estate veneziana. La notte bianca dedicata all’arte della città di Venezia, ideata dall’Università Ca’ Foscari, che prese il via nel 2011 e gode della collaborazione del Comune di Venezia, il patrocinio dalla Regione Veneto e oggi del supporto di OVS,  è diventata ormai un appuntamento tradizionale che domani, sabato 20, vedrà 223 eventi in 142 sedi in città: musei, gallerie, palazzi, istituzioni culturali e spazi d’arte saranno aperti al pubblico proponendo per l’occasione esperienze culturali, visite, concerti, aperture eccezionali, performance, reading, mostre, laboratori ed eventi in forma gratuita fino a notte fonda. Art Night partirà come sempre dal cortile di Ca’ Foscari, alle ore 18, con la distribuzione gratuita dei gadget e i saluti istituzionali. Alle ore avrà inizio 18.30 QUINDICI!”, l’installazione per festeggiare i 15 anni di Art Night, dove il pubblico sarà invitato a contribuire alla realizzazione di un’opera collettiva. Alle ore 19, nel cortile principale di Ca’ Foscari, si terrà la performance scultorea “Il fiore della neve del Nord” interpretata da Andy Barrt e Anton Ershov, accompagnata dalla poesia e dalle letture di Gabriela Villa Galindo e dalla colonna sonora di Felix Ventouras. La performance, presentata all’interno di CYFEST 17, rievoca un’antica forma di comunicazione dei pastori di renne. Grande attesa poi alle 22 perVinicio Capossela, che porterà in scena la performance audio visiva “Art Milkwood, un intrattenimento dalle tenebre”, un viaggio in arte che parte dal nero buio delle grotte di Lascaux e arriva alla luce artefatta dei pixel, passando per la luce d’umanità del poeta Dylan Thomas nella sua opera per voci “sotto il bosco di latte”. Il programma cafoscarino proseguirà dalle 23.30 alle 4.00 del mattino presso l’Auditorium Santa Margherita – Emanuele Severino con il terzo anno di “Sleepless Video Art Night 2026”, una maratona di opere inedite di VideoArte di artisti internazionali, a cura di Lena Herzog, CYLAND MediaArtLab, e Giulia Gelmi.