A Venezia, 70 anni fa, si gettavano le basi dell’Europa unita


L’integrazione europea è passata anche per Venezia. Erano il 29 ed il 30 maggio 1956 quando i Ministri degli Esteri dei sei paesi membri della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA) si riunirono nell’isola di San Giorgio per la Conferenza di Venezia. Vi discussero ed approvarono il “Rapporto Spaak”, facendo di questo testo la base da cui partire nelle successive negoziazioni, atte ad elaborare un trattato che istituisse un mercato comune ed un trattato che creasse l’agenzia europea dell’energia atomica. A partecipare, i francesi Christian Pineau, che presiedette i lavori, e Maurice Faure, il belga Paul-Henri Spaak, autore dell’omonimo rapporto, in quanto insignito Presidente Comitato intergovernativo creato dalla Conferenza di Messina, l’italiano Gaetano Martino, il tedesco Walter Wallenstein, il lussemburghese Joseph Bech ed il nederlandese Johan Willem Beyen. La conferenza di Venezia rappresentò una tappa fondamentale del processo di integrazione europea, in quanto seconda delle tre conferenze del rilancio del progetto europeo a trazione italiana della seconda metà degli Anni Cinquanta che portò alla firma dei Trattati di Roma e alla nascita della Comunità Economica Europea (CEE) e della comunità Europea per l’Energia Atomica (EURATOM). Un percorso, tuttavia, non facile: il mese successivo al summit ospitato nell’isola di San Giorgio, già il 26 giugno, a Bruxelles, iniziò l’ulteriore round negoziale previsto, sempre sotto la presidenza Spaak – così come deciso dai 6. Tra gli argomenti più spinosi, l’eventuale utilizzo dell’energia nucleare a fini militari e la cosiddetta associazione dei territori e dei paesi d’oltre mare – questione già menzionata nel comunicato stampa della Conferenza di Venezia – che rischiò di compromettere l’intero progetto. Ma si vada con ordine.
A Venezia va in scena “How It Is”: Bekett in versione live art

Gli amanti del teatro e di Bekett non potranno perderlo. Per la prima volta a Venezia il monumentale romanzo “How It Is” (Com’è), uno più enigmatici e linguisticamente sorprendenti dell’irlandese Samuel Bekett (1906-1989), insignito Premio Nobel per la Letteratura nel 1969, andrà in scena integralmente sotto forma di live art. L’evento teatrale, presentato in prima mondiale nella cornice unica della laguna di Venezia, andrà in scena da domani, sabato 6, giorno della premiere, fino al 21 giugno a Palazzo Diedo, sede della Berggruen Arts & Culture dedicata alla promozione di progetti interdisciplinari che mettono in relazione arte, scienza e discipline umanistiche, ospitando mostre e commissioni che sfidano i confini artistici tradizionali. Quella che si svolgerà a Venezia sarà un’operazione culturale senza precedenti, dove l’universo radicale di uno dei più famosi drammaturghi del XX secolo troverà una straordinaria consacrazione in laguna. L’evento è possibile grazie a Berggruen Arts & Culture e alla compagnia teatrale Gare St Lazare Ireland, riconosciuta come leader nella messa in scena delle opere teatrali e dei testi non drammatici in prosa di Samuel Beckett, che dal 1996 sviluppa e mette in scena lavori senza tempo come “Aspettando Godot”, opera con cui Beket ha debuttato a teatro, e progetti ibridi offrendo interpretazioni inedite e approcci innovativi all’opera di Beckett, trasmettendo al pubblico attraverso modalità nuove e dinamiche l’eredità del maestro irlandese.
Casa Taliercio è pronta al trasloco: struttura già al completo

Casa Taliercio, “costola” di Casa Famiglia San Pio X alla Giudecca, struttura protetta che dal 1910 accoglie madri con i loro figli vittime di violenza e con situazioni complesse alle spalle, diventerà realtà entro il mese di giugno. Queste, almeno, le intenzioni del presidente dell’Istituto Casa Famiglia San Pio X, Roberto Scarpa, che spiega come l’unico tassello mancante al momento sia l’ok ufficiale da parte del Comune, dopo il quale il trasferimento potrà divenire realtà. Si tratta di una novità importante, alla luce di un numero in crescita delle emergenze, tra lockdown che non ha fatto altro che acuire le tensioni familiari, portando i rapporti già in crisi a deteriorarsi ulteriormente, e una campagna di sensibilizzazione a tutela delle donne che sembra dare i suoi frutti, aiutando a far comprendere loro come uno schiaffo o un abuso a livello psicologico non debbano mai essere giustificati. Troppo limitati gli spazi della struttura mestrina attualmente situata in via Aleardi, dove Casa Taliercio si trova ormai dal 2021. E così, non appena c’è stata l’occasione, è stato avviato un progetto destinato a trasferire un’importante realtà a Marghera, nell’ex convento dei Frati Minori di Sant’Antonio, da loro lasciato da qualche tempo a causa dell’impossibilità di garantirvi ancora la propria presenza. Il tutto grazie ad un comodato d’uso gratuito di 30 anni, concesso dai religiosi alla Diocesi veneziana, che a sua volta ha proceduto ad un subcomodato a favore dell’Istituto. «L’idea – comunica Scarpa – è quella di cominciare a vivere la Casa già in estate, per poi organizzare l’inaugurazione vera e propria a settembre. Stiamo facendo di tutto per rendere effettivo il trasferimento a giugno, in questi giorni intanto sono arrivati i mobili, stanno procedendo a montarli. Siamo ormai a buon punto, sono fiducioso. C’è una cosa importante da sottolineare: la struttura è già al completo». Il che significa che oltre alle madri con i loro figli al momento ospitate in via Aleardi, in occasione del passaggio nell’ex convento dei Frati Minori se ne aggiungeranno 3 di nuove.
Barmasse, l’ultimo tra i romantici a conquistare il Cervino

E’ quasi notte sotto il Cervino, nella conca che in valle chiamano il Breuil. L’inverno afferra ogni cosa in una morsa gelida. Tutto intorno le montagne sembrano incise nel ferro. E del ferro è il colore del cielo dove l’ultima luce tinge il paesaggio di bianco, grigio e nero. Nessun suono, a parte il vento: non c’è vita, qui e ora. Ma non è così. All’improvviso un lumicino appare: lontano e solitario, proprio sulla cima. La cima della Gran Becca, il nome con cui pastori, cacciatori, guide e contadini di queste valli hanno da sempre chiamato il Cervino. Il lumicino brilla un istante e poi scompare. Riappare a tratti sul filo della parete: qualcuno sta scendendo la cresta del leone verso la capanna Carrel. E’ l’alpinista Hervé Barmasse, stremato da un’impresa che dura ormai da diciassette ore: la prima concatenazione invernale, in solitaria delle quattro creste del Cervino, scalando le vie più difficili in salita e scendendo per le vie normali.
«Le carceri? Sempre più lontane dalla Costituzione»

Chiuso, sovraffollato, malato. Sono i tre aggettivi che appaiono nel Rapporto Antigone (per fotografare il quadro del sistema carcerario italiano), che raccontano di una situazione particolarmente delicata all’interno degli istituti di pena del Paese, legata soprattutto all’annoso problema del sovraffollamento. La casa circondariale di Santa Maria Maggiore non fa eccezione, con numeri che vanno ben oltre quelli che la struttura detentiva veneziana potrebbe ospitare. «Questo per dire – riflette il cappellano del carcere maschile, don Massimo Cadamuro, riprendendo i termini espressi da Antigone e affrontando il tema delle temperature elevate dei giorni scorsi – che non possiamo parlare di “emergenza caldo”, poiché ormai ci troviamo dinanzi ad una situazione emergenziale cronica. Che può acuirsi in determinati momenti (come quando si avvicina l’estate), ma che di base rappresenta la norma». Con l’arrivo delle prime giornate afose dell’anno ecco allora che il quadro, già di per sé complesso da gestire, si fa ancora più complicato, con i reclusi che chiedono di avere dei ventilatori che permettano di refrigerare le celle, per quanto possibile. Perché più si è, più il caldo pesa. Da qui l’appello di don Cadamuro rivolto a quanti volessero offrire il proprio contributo: «In carcere è difficile far entrare oggetti dall’esterno. È più facile dare una mano attraverso un aiuto economico, che poi noi provvediamo a trasformare in prodotti di cui i detenuti hanno bisogno». Nel caso dei ventilatori, ad esempio, devono essere rispettate caratteristiche ben specifiche, «altrimenti il rischio è che i modelli non consentiti rimangano in portineria».
Tra incendi e ricostruzioni: le chiese di Casello fragili ma resilienti

Incendi e una ricostruzione finanziata dal Papa Barbo, le chiese di Venezia si scoprono tra fragilità e resilienza. Il sestiere di Castello custodisce, tra i suoi campi e le sue calli, un patrimonio artistico e spirituale di straordinaria ricchezza. Alcune delle sue chiese, come ad esempio San Martino Vescovo, Sant’Antonin e San Giovanni in Bragora, fanno parte del circuito Chorus: l’associazione che si dedica alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio artistico veneziano. Queste tre chiese affondano le radici in epoche remote, infatti, le loro fondazioni sono collocate tra il VII e il VIII secolo, in un periodo in cui la Repubblica di Venezia stava ancora prendendo forma come città e come potenza. Ognuna racconta una storia diversa: di incendi e ricostruzioni, di committenti illustri e artisti celebri, di reliquie contese e dogi sepolti.
ECOMAPS: valutare il black carbon a Venezia con un’app

Si chiama ECOMAPS ed è un innovativo progetto per misurare la concentrazione di black carbon presente nell’aria di Lubiana in Slovenia e Venezia, rilevando e valutando la presenza di questo inquinante che si origina dalla combustione. Finanziato dal Programma Interreg VI-A Italia-Slovenia 2021-2027, è coordinato dall’Istituto di Scienze Polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche e ha come partner l’Università Ca’ Foscari di Venezia, l’Istituto Nazionale di Chimica della Slovenia e l’azienda slovena Aerosol Magee Scientific, la produttrice degli etalometri, le centraline per il monitoraggio di questo elemento.
I dati raccolti saranno messi a disposizione di pubblico e autorità locali in forma di open data attraverso una web app attualmente in fase di sviluppo, che verrà lanciata entro la fine del 2026 e mostrerà, oltre alle concentrazioni di PM10 e PM2.5, quelle di black carbon, una presenza finora scarsamente monitorata ma di cui i ricercatori indagheranno l’origine e il ruolo nel peggioramento delle condizioni delle temperature in città. Il progetto prevede infatti di studiare la fotodegradazione dei contaminanti ambientali e il legame con il cambiamento climatico, in modo da fornire informazioni utili per migliorare la qualità dell’aria e ridurre l’impatto della crisi del clima.
Ecologika: premiate le idee più etiche e innovative degli studenti


Case domotiche che regolano la temperatura e l’umidità, percorsi di visita per riconnettersi con i luoghi e progetti di inclusività per disabili e persone in difficoltà. Sono solo alcuni dei temi emersi durante la terza edizione del Concorso Ecologika, che promuove l’ecologia integrale prendendo spunto dall’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco, la cui premiazione delle scuole del Centro-Nord Italia si è tenuta nei giorni scorsi all’auditorium Danilo Mainardi nel Campus Scientifico dell’Università Ca’ Foscari in via Torino a Mestre. L’istituto San Marco di Mestre con il progetto “HESAI (Home Ecological Smart Artificial Intelligence)” e l’istituto Maria ausiliatrice di Lecco, con i progetti “Iposport”, “Liberi di sbagliare” e “B-goods” si sono aggiudicati il primo posto parimerito, vincendo quattro giorni ad Assisi il prossimo novembre (il racconto dettagliato dei progetti vincitori verrà pubblicato nei prossimi numeri di GVperTE). Il 2° posto parimerito è andato alla scuola Formedil di Rovigo e agli l’ENAIP di Padova e Noale, che hanno vinto due giorni a Venezia con pernottamento sull’isola di San Francesco del deserto. Per quanto riguarda invece il 3° posto ex-aequo è stato dato all’istituto Gritti di Venezia e al liceo Dante Alighieri di Gorizia, che si sono aggiudicati una visita a Venezia sui cammini francescani. Molto sentito da docenti e studenti, il Concorso Ecologika è partito da Venezia nel 2023 grazie all’idea di Gabriella Chiellino, la prima ad essersi laureata in scienze ambientali in Italia, tra l’altro proprio a Ca’ Foscari. Nell’ultima edizione appena conclusasi il concorso ha raccolto progetti su itinerari turistici “lenti” con i percorsi francescani a Venezia, edilizia sostenibile, domotica, intelligenza artificiale, risparmio idrico ed energetico, innovazione e modelli di consumo consapevoli. «Gli studenti hanno mostrato uno spiccato senso pratico – ha affermato Gabriella Chiellino – dimostrando non solo una visione e un’adesione ai valori dell’ecologia integrale profondi, ma imparando l’importanza del lavoro di gruppo, del confronto e della ricerca di soluzioni comuni, perché le idee si realizzano solo costruendo relazioni di comunità».
Le cure dentistiche raccomandate (e controllate)

Oggi, più che mai, si sente parlare di terapie basate su conoscenze scientifiche alternative, in grado di condurre a guarigione i pazienti in modo diverso da quanto offerto dalla scienza ufficiale. La questione ha avuto uno sviluppo esponenziale durante il periodo della pandemia da Covid-19 perché l’alto numero di decessi e l’iniziale misconoscenza di questa nuova patologia hanno creato una facile occasione per chi intravvedesse crepe nella modalità istituzionale di affrontare l’emergenza.
A paziente deceduto, è stato facile dire che agendo diversamente si sarebbe potuto fare meglio e salvarlo. L’esplosiva potenzialità divulgativa offerta dai social, inoltre, ha permesso a chiunque di crearsi un seguito, soprattutto tra le persone che amano intravvedere il torbido in ogni situazione.