Fra teatro e medicina: messa in scena di Macbeth a Venezia

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Anteprima dello spettacolo teatrale nello spirito della ricerca di Università Ca’ Foscari di Venezia e Firenze

«La bellezza cura», con questa riflessione di Mario Po’, Direttore della Fondazione Museo Scuola Grande di San Marco e della Sanità, è stata presentato il progetto nazionale di ricerca PRIN “Teatro e Medicina”, che unisce medicina e performance teatrale e che esordirà con una messa in scena dello spettacolo “Macbeth_vivevamo felici durante la guerra”, a cura della Compagnia Biancofango, in programma sabato 14 novembre 2026 alle ore 18.00 alla Scuola Grande di S. Marco nella Sala S. Domenico a Venezia.

L’iniziativa è stata presentata lo scorso 4 novembre 2026, presso la sede dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, come prima iniziativa di public engagement, ovvero di coinvolgimento del territorio nelle attività accademica, per la ricerca diretta dal prof. Massimo Stella del Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali Comparati di Ca’ Foscari in partnership con il Dipartimento di Lettere e Filosofia e di Medicina sperimentale e Clinica dell’Università di Firenze.

Il progetto di ricerca di Ca' Foscari: i legami tra medicina e cultura umanistica

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«Si tratta di un progetto eccezionale in termini di terza missione - ha spiegato Shaul Bassi, Delegato di Dipartimento (DSLCC) alla Terza Missione di Ca’ Foscari - ovvero di connessione tra università e ambiente circostante con un esperimento culturale messo in campo grazie alla collaborazione tra accademia e istituzioni cittadine, per restituire e includere il territorio nella ricerca». Il prof. Massimo Stella e la Prof. Barbara Innocenti dell’Università di Firenze, che hanno indagato la relazione tra medicina, aspetti curativi e performativi, rilevando la progressiva apertura alla scienza umano del settore medico a partire dagli anni ’70 visto osservano che: «Spesso i farmaci non bastano nell’affrontare una patologia in senso ampio, il dialogo con la persona e la sua conoscenza necessitano della cosiddetta “medicina narrativa”, quel campo che mescola la medicina con alcuni spunti dalle arti, per un percorso terapeutico ad ampio raggio».

«Abbiamo studiato come già dal XVII e il XIX secolo, la drammaturgia francese e inglese avessero influenzato la medicina attraverso il teatro e lo spettacolo - hanno spiegato gli esperti - di fatto si tratta di tappe importanti nella storia della scienza, che hanno lasciato traccia vicendevolmente nelle pièces teatrali e nei dialoghi su questioni mediche». Una contaminazione inaspettata che come ha riassunto Po’: «Si tratta di temi di straordinaria importanza, dove la qualità del messaggio vale più della quantità di applausi. Una tradizione che vogliamo recuperare e trasmettere nel futuro e in cui l’Europa ha molto da riscoprire».

Lo spettacolo: “Macbeth_vivevamo felici durante la guerra”

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Andrà in scena sabato 14 novembre 2026 alle ore 18.00 nella Sala S. Domenico, alla Scuola Grande di S. Marco l’anteprima di “Macbeth_vivevamo felici durante la guerra”, messo in scena dalla Compagnia Biancofango, in collaborazione con il Dipartimento di Studi linguistici e culturali comparati dell’Università Ca’ Foscari Venezia, la Fondazione Scuola Grande di San Marco e della Sanità e il Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. «E’ un esperimento - hanno spiegato gli Francesca Macrì e Andrea Trapani, della Compagnia Biancofango e l’attrice Irma Ticozzelli - in cui si mette in scena con la ripresa dell’opera di Shakespeare il dialogo fra due medici sul palco: il medico della corte scozzese, impegnato a curare la psiche inferma di Lady Macbeth e il medico della corte inglese, che descrive le sofferenza del popolo affetto da scrofolosi».

In questo modo mente e corpo vengono messe in dialogo, metafora perfetta della complessa macchina biologica che è il corpo umano. Tema su cui si scontrano due visioni contrapposte rappresentate dagli alter ego dei sanitari che esercitano una medicina “magica” ovvero le streghe veggenti curanderas e il re-santo taumaturgo che guarisce col solo tocco e la preghiera. La soluzione ai mali osservati per entrambi i medici è che non si possano guarire poiché sia quello psichico di Lady Macbeth che quello fisico degli scrofolosi, poiché subiscono l’influenza del modo di stare nella vita, ecco perché la medicina è anche studio e conoscenza dell’uomo come entità e non solo corporeità.

Tra i soggetti coinvolti: Scuola Grande di San Marco e Conservatorio Benedetto Marcello

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Francesca Macrì e Andrea Trapani della compagnia teatrale Biancofango

La messa in scena di questo esperimento culturale ed esperienziale, è stata possibile anche grazie alla collaborazione della Fondazione Museo della Scuola Grande di San Marco e della Sanità e il Conservatorio Benedetto Marcello, due eccellenze fra le istituzioni culturali di Venezia. La Fondazione ha reso disponibili proprio gli spazi dell’ospedale civile Santi Giovanni e Paolo, tra i nosocomi più antichi d’Italia e dotato di un ricchissimo patrimonio librario e artistico, mentre il conservatorio ha messo a disposizione il pianoforte per accompagnare i dialoghi di Macbeth.

Anche la Fondazione Cassamarca, presieduta dal Prof. Luigi Garofalo, è partner, garantendo la messa in scena dello spettacolo anche in replica a Treviso, al nuovo Teatro Eden. La compagnia teatrale Biancofango è fra le più note del teatro contemporaneo performativo a livello nazionale e oltre e questa collaborazione si sposa col progetto di ricerca che indaga il rapporto tra medicina e cultura umanistica sul rapporto fra parole, corpo e gesti. «Non a caso il simbolo del progetto è un camaleonte, perfetta rappresentazione della capacità di adattamento».

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