
È ormai ben noto a tutti che una delle più importanti emergenze sanitarie di questi anni è la progressiva diffusione a livello mondiale di infezioni causate da batteri che sono diventati resistenti all’azione degli antibiotici. Questo fenomeno è la conseguenza del fatto che la maggior parte degli antibiotici deriva proprio da sostanze di produzione batterica: servono infatti nella competizione tra specie batteriche diverse affinché una prevalga sull’altra, come una specie di arma da usare contro i batteri concorrenti. Poiché i batteri sono tra le più primordiali forme di vita e sono presenti sul nostro pianeta da oltre tre miliardi di anni, le varie specie hanno sviluppato meccanismi per difendersi dalle armi nemiche imparando a diventare rapidamente resistenti ad esse.
L’uomo ha poi appreso ad usare queste sostanze come farmaci per contrastare le infezioni: la penicillina, il primo antibiotico scoperto dall’uomo, deriva infatti da un microscopico fungo (Penicillium notatum) ed è stata introdotta come farmaco nel 1941. È stata una grande scoperta per la medicina, ma subito dopo si sono osservate anche le prime, per quanto isolate, resistenze.

Negli anni si è ampliato il numero degli antibiotici disponibili e il loro uso, inizialmente limitato alle situazioni di franche infezioni batteriche, si è diffuso così tanto da diventare una “abitudine” non sempre coerente ed appropriata alla condizione clinica.
È sempre opportuno ricordare, infatti, che gli antibiotici sono attivi solo contro le infezioni batteriche e non contro le infezioni in generale. In particolare contro i virus e le infezioni da essi provocate – per esempio tutte le sindromi respiratorie stagionali come raffreddori, influenze e parainfluenze, tutte causate da virus e non da batteri – gli antibiotici non hanno nessuna utilità e possono essere addirittura controindicati.
Questo utilizzo medico eccessivo degli antibiotici, oltre al loro uso altrettanto indiscriminato nel settore zoo-agricolo, ha portato allo sviluppo e alla diffusione di numerose specie di batteri che non rispondono a queste terapie, e accade in particolare in quegli ambienti dove il maggiore uso degli antibiotici si unisce alla presenza di soggetti in condizione generali maggiormente compromesse, cioè gli ambienti sanitari.

Il fenomeno, dunque, parte da lontano ma si trova ora in una fase di crescente gravità, tanto che tutto il sistema sanitario si trova impegnato in una vasta campagna di contrasto. Io credo però che sia particolarmente importante che tutti noi, cioè gli utenti del servizio sanitario, siamo consapevoli che un uso non necessario degli antibiotici è più di danno che di beneficio.
La lotta all’antibiotico resistenza pertanto passa anche attraverso un corretto atteggiamento dei pazienti nei confronti dei propri medici curanti, che devono essere rispettati nella propria autonomia diagnostica e prescrittiva affinché possa essere sempre svolta “in scienza e coscienza”, elemento cardine per garantire la massima efficacia di ogni presidio medico.
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