
Ci eravamo lasciati qualche tempo fa (https://www.gvperte.it/non-e-tutto-reflusso-quel-che-brucia-come-si-fa-la-vera-diagnosi/) a diagnosi fatta di malattia da reflusso gastroesofageo – per la precisione diagnosi endoscopica – e con la promessa di parlare delle terapia con i “prazoli” che troppo spesso diventa routine e non è poi sempre così necessaria…
Una gastroscopia può trovare varie cosucce: più frequentemente delle erosioni, una sorta di “graffi” della mucosa dell’esofago, a volte delle ulcere o un anellino cicatriziale dell’esofago o, non raramente, solo un po’ di “arrossamento” delle pareti dell’esofago stesso. Per farla facile, vari livelli di infiammazione e quindi di severità della malattia.

La cura, quindi, non deve essere sempre la stessa: sintomi e infiammazione dell’esofago possono essere molto diversi e, di conseguenza, il loro trattamento.
Vi risparmio le buone abitudini – ne abbiamo già parlato: mangiare poco e spesso, maneggiare con cautela alcool e fumo, non essere sedentari, evitare di eccedere con alcuni cibi più “fastidiosi” – ma va ricordato come queste da sole rappresentino già buona parte della terapia. Aiutati che Dio ti aiuta, diceva quello...
Parliamo invece dei famosi “prazoli”, dalla parte finale dei loro nomi: omeprazolo, pantoprazolo, lansoprazolo, rabeprazolo, esomeprazolo, quasi come i nani… Vengono comunemente chiamati, a torto, “gastroprotettori”, ma non proteggono mica lo stomaco, che quando è sano si protegge da solo. In realtà diminuiscono la produzione di acido che in eccesso può fare i suoi danni.
Sono tra i farmaci più usati (ed abusati) al mondo; quando sono assunti per il motivo giusto funzionano presto e bene: per questo le persone si affezionano e continuano a prenderli per anni, anche quando non servirebbero più!

I casi, invece, in cui devono essere assunti sempre sono davvero pochi e ve li deve dire il vostro medico; per la maggior parte basta prenderli per periodi limitati, da 2 a 6-8 settimane, poi ridurre progressivamente il dosaggio e quindi sospenderli. Se poi, prima o dopo, i sintomi ritornano, altro giro ed altra corsa, si vince sempre, il farmaco funziona comunque. Tra una “crisi” e l’altra, per disturbi episodici, dei semplici antiacidi o farmaci che favoriscono la digestione (si chiamano procinetici), magari presi al bisogno, possono tranquillamente bastare.
La raccomandazione dunque è di non esagerare: nella maggior parte dei casi i sintomi e la malattia da reflusso possono essere gestiti con un uso adeguato, ma moderato, di farmaci, cosa che, tra l’altro, fa pure bene all’ambiente.
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