Ciclo della Vera Croce, restaurati i primi tre teleri

Alle Gallerie dell’Accademia, grazie a Save Venice, tre degli otto teleri del Ciclo della Vera Croce sono di nuovo visibili. Scoperti procedimenti esecutivi e pentimenti di Bellini e Carpaccio. I restauri proseguiranno in estate nelle modalità del cantiere aperto

È parzialmente rinato il monumentale ciclo “I Miracoli della Vera Croce”, con i capolavori di Bellini e Carpaccio, conservato alle Gallerie dell’Accademia a Venezia. I primi tre teleri degli otto che compongono il ciclo sono stati restaurati grazie al Comitato americano Save Venice e sono di nuovo visibili al pubblico dopo sei anni. L’intervento era iniziato nel febbraio 2020 sul capolavoro “Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto”, eseguito nel 1496 da Vittore Carpaccio, ed era proseguito dal 2022 sulle due opere di Gentile Bellini, “Processione in piazza San Marco” del 1496 e “Miracolo della reliquia della Croce al ponte di San Lorenzo” del 1500. Il lavoro, guidato dal direttore delle Gallerie Giulio Manieri Elia, con la direzione tecnica di Maria Chiara Maida e Cristiana Sburlino, è stato eseguito dalla CBC (Conservazione Beni Culturali) nei Laboratori della Misericordia sotto il coordinamento di Caterina Barnaba.

Ad oggi, per restaurare i tre teleri sono stati spesi 340 mila euro, a fronte di una spesa complessiva preventivata per l’intero ciclo di circa 700 mila euro, in cui rientrano anche le spese per gli allestimenti dei cantieri.

Commissionato per decorare una sala della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista e celebrare la reliquia della croce donata nel 1369 dal gran cancelliere di Cipro Filippo de Mezières, il ciclo fu coordinato da Gentile Bellini, all’epoca considerato il più abile pittore di Venezia, e vide il contributo di maestri del calibro di Vittore Carpaccio, Lazzaro Bastiani, Giovanni Mansueti e Benedetto Diana. Gli episodi che illustrano i miracoli compiuti dalla reliquia sono stati decifrati grazie a un opuscolo scritto nel 1590 da Giacomo de Melzi, Guardian Grande della Scuola, che ha consentito di conoscere gli autori, i fatti narrati e le date di esecuzione dei teleri.

Il restauro

Le opere prima del restauro si presentavano con vernici alterate, ritocchi, ridipinture, residui di colle e abrasioni che rendevano difficoltosa la lettura della pittura originale.

Le indagini diagnostiche non invasive preliminari hanno guidato una pulitura differenziata dei teleri e un’integrazione pittorica accurata ma rispettosa, con l’intento di conservare i rifacimenti storici dovuti alle decurtazioni apportate alle tele per l’apertura di antiche porte nella sala originaria.

I dipinti non presentavano gravi mancanze ma solo uno squilibrio cromatico per via delle vernici ormai alterate: «La cosa più importante era togliere le vecchie vernici che alteravano i colori e che, diventate secche, tiravano la pellicola pittorica, che invece va protetta» ha detto Melissa Conn, direttrice della sede veneziana di Save Venice, spiegando che la rimozione delle vernici ingiallite dal tempo ha inoltre eliminato quell’effetto di appiattimento, restituendo alle opere la reale profondità spaziale e prospettica.

È stato necessario togliere anche vecchi ritocchi. Tra i più recenti interventi eseguiti sulle opere si ricordano quelli di Mauro Pellicioli tra il 1958 e il 1960, nell’ambito del restauro dell’intero ciclo, e quello del 1990 a cura di Ottorino Nonfarmale. Una volta completate le operazioni di pulitura e consolidamento delle opere, i restauratori hanno infatti proceduto alla regolarizzazione delle stuccature, al risarcimento delle piccole lacune e all’integrazione pittorica, così da rendere di nuovo leggibile nei tre teleri il rapporto tra figure e architetture.

Riemersi nuovi dettagli

Le opere sono un’istantanea della città con architetture, volti e vita quotidiana della Serenissima tra Quattro e Cinquecento che tornano a mostrarsi in tutta la loro veridicità.

Dalla materia pittorica sono così riemersi anche dettagli e frammenti della storia della città che nel tempo erano andati perduti, come la sequenza di palazzi interamente affrescati lungo i canali, visibili nel dipinto del Ponte di San Lorenzo. «L’intervento si è configurato come un processo critico e conoscitivo capace di comprendere le diverse fasi della vita dei dipinti, supportando i restauratori e lo staff della direzione dei lavori nelle scelte operative» ha detto il direttore delle Gallerie dell’Accademia Giulio Manieri Elia.

Approfondita la tecnica esecutiva di Bellini e scoperti vari pentimenti

Le indagini eseguite con riflettografia infrarossa hanno permesso di osservare al di sotto della superficie pittorica il disegno preparatorio delle tre composizioni, realizzato con nero carbone.

Uno degli aspetti più interessanti delle indagini sulle opere di Gentile Bellini riguarda l’approfondimento della tecnica esecutiva.

Le indagini eseguite hanno infatti rilevato un disegno particolarmente accurato, che rivela un processo di costruzione della composizione molto complesso, elaborato progressivamente nel corso dell’esecuzione, in particolare nella progettazione delle architetture, dello spazio urbano e delle numerose figure che animano la scena. Inoltre, dall’osservazione del disegno preparatorio sono emersi anche pentimenti e modifiche dell’impostazione di alcune figure, soprattutto nella zona del corteo nel dipinto “Processione in Piazza San Marco”: «Sono piccoli ripensamenti eseguiti sui personaggi e i loro visi, cambiamenti forse pensati in un’ottica prospettica o eseguiti per meglio rappresentare i membri delle scuole ritratti» ha spiegato Melissa Conn.

Il telero della Processione di Bellini in particolare è ora molto più chiaro: «Grazie alla pulizia si vedono dettagli che prima rimanevano nascosti e sfocati per via della vecchia vernice» dice Conn, spiegando che l’opera, viste le imponenti dimensioni di 373 × 745 cm, è anche quella che ha creato più problemi negli spostamenti. Nell’opera “Miracolo della reliquia della Croce al ponte di San Lorenzo”, invece, per un corretto tensionamento della tela, è stato necessario consolidare la precedente foderatura che presentava lacerazioni e lacune, soprattutto nelle zone perimetrali.

Scoperto il metodo di lavoro e gli strumenti usati da Carpaccio

Per quanto riguarda invece il telero di Carpaccio, la pellicola pittorica si presentava fortemente compromessa, con abrasioni, lacune e numerose ridipinture eseguite in interventi precedenti.

Le indagini con riflettografia infrarossa hanno permesso di osservare il disegno preparatorio che appare particolarmente accurato e articolato. Figure, imbarcazioni e architetture risultano impostate già nella fase preparatoria. Alcuni personaggi però risultano modificati in fase di progettazione, mentre altre figure presenti nel disegno preparatorio non sono poi state successivamente dipinte. Diversamente, è stato invece scoperto che un piccolo cane, in primo piano sulla gondola a destra, è stato realizzato direttamente con i pennelli sulla tela, non essendo presente al di sotto del colore alcun disegno preparatorio. Per la costruzione delle architetture inoltre Carpaccio si è avvalso anche di strumenti quali squadra e compasso, e per segnare con chiarezza il punto di fuga in cui convergono le principali linee architettoniche realizzò un piccolo foro sulla superficie della tela individuato tramite le radiografie.

Il dipinto della Processione di Bellini e quello del Miracolo a Rialto di Carpaccio presentavano entrambi dei buchi nella parte inferiore delle tele, in corrispondenza delle porte della sala in cui erano esposti in origine. «Quando nell’800 sono arrivati all’Accademia sono stati riempiti e integrati con l’aggiunta di inserti di tele dipinte - spiega Conn - Durante l’intervento è stato deciso di lasciare le integrazioni eseguite dai restauratori leggermente visibili rispetto alla pittura originale, così da conservare traccia della storia dell’opera».

Nuovi interventi conservativi

In estate proseguiranno i lavori di restauro sui cinque teleri rimanenti, con un cantiere aperto al pubblico: «Questa volta non porteremo via i quadri. I lavori verranno svolti direttamente nella Sala XX dove sono esposti, come facemmo per il Ciclo di Sant’Orsola, con l’unica differenza che verranno eseguiti nelle modalità del cantiere aperto per permettere al pubblico di vedere le opere».

Ma gli interventi alle Gallerie dell’Accademia promossi da Save Venice proseguono anche in vista dell’anniversario dei 500 anni dalla nascita di Veronese, che si terrà nel 2028: «Il restauro della Crocifissione dovrebbe iniziare a breve e anche quello dei quattro “Angeli” del figlio Carlo Caliari. - anticipa Conn - Stiamo anche facendo delle indagini sul Convitto in casa Levi per un eventuale futuro restauro».

Inoltre, in occasione dei 450 anni dalla morte di Tiziano dovrebbero concludersi entro l’anno i restauri alle 19 piccole tavole di Tiziano appartenenti al soffitto di San Giovanni Evangelista che, rimaste in deposito, verranno esposte nel percorso espositivo vicino al soffitto di Vasari.

«Un bellissimo recupero. Era sempre stato ritenuto che il ciclo fosse opera della bottega, invece è stata appurata la mano di Tiziano».

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