Jenny Saville: «Le mie opere ispirate a Venezia e al colorismo di Tiziano»

A Ca’ Pesaro la mostra personale dell’artista inglese Jenny Saville ripercorre il suo percorso artistico incentrato sullo studio monumentale di corpi, tra cui compaiono diverse maternità. Esposti anche dipinti inediti ispirati a Venezia

È con il motto «Push the paint!» che Jenny Saville ogni giorno nel suo studio incita se stessa a portare la pittura verso l’estremo, tenendo sempre a mente il colorismo veneziano e in particolare l’esempio di Tiziano.

Quella di Saville (Cambridge, 1970) è infatti una pittura che affronta senza filtri la realtà del corpo e della condizione umana, spingendo continuamente la materia pittorica oltre i suoi limiti.

Mancano pochi giorni per visitare al Museo d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro a Venezia la mostra di una delle pittrici contemporanee più importanti, che resterà aperta fino al 22 novembre. Si tratta della prima ampia esposizione dell’opera di Saville in città che intende documentarne lo sviluppo artistico ripercorrendone la carriera dagli esordi negli anni ‘90 fino ai giorni nostri.

Appartenente alla generazione di artisti definiti Young British Artists, che si distinsero nel Regno Unito tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90, Saville ha dato nuova linfa alla pittura figurativa contemporanea riavvicinandosi alla sensualità della pittura ad olio e al suo crudo potenziale.

Con i suoi corpi sgraziati, tutt’altro che seducenti, ha portato temi legati al femminismo e alla parità di genere, sollevando interrogativi sulla percezione del corpo da parte della società, in un periodo in cui esplodeva la chirurgia estetica e la ricostruzione dei corpi. Esperienza questa che le permise di vedere il corpo umano nella sua fragilità e nella sua resilienza.

Corpi dal formato monumentale

Saville realizza dipinti monumentali come l’opera manifesto esposta in mostra “Propped” che nel 1992 portò come tesi di laurea, nella quale il corpo dell’artista viene presentato su uno sgabello, con una vista presa da sotto in su. Su questa compare, come una scrittura rupestre, la frase “Se continuiamo a parlare in questa monotonia, come gli uomini hanno parlato per secoli, ci deluderemo a vicenda”. «È un’opera che non è invecchiata. Un autoritratto sconvolgente, un corpo grande e grosso, rubensiano, che ha ancora molto da dire, reso grazie a una pittura di colori terrosi e rosa che trasborda dal sostegno con una stesura tonale alla maniera veneziana» ha detto Elisabetta Barisoni, direttrice di Ca’ Pesaro, descrivendo la pittura dell’artista che pone il proprio corpo, o quello di altri soggetti, al centro della composizione in posizione monumentale. Saville per esprimersi usa la pittura, mezzo che all’epoca del suo debutto i suoi colleghi consideravano superato. «Il formato monumentale all’inizio infatti era un’esigenza per autoaffermarsi, ma poi lo mantenne e divenne sua cifra» ha sottolineato Barisoni.

In mostra sono esposti i lavori in ordine cronologico a partire da “Hybrid” (1997), che non si vedeva esposto da quando è stato realizzato, a cui si affiancano ritratti dal grande effetto coloristico e luministico come il doppio ritratto di Jenny e della sorella “Hyphen” (1999) e il volto dell’artista, disteso, specchiato sul pavimento in “Reverse” (2002 - 2003).

Seguendo a Venezia i timbri coloristici di Tiziano

La pittura veneziana, in particolare il colorismo di Tiziano, è diventata per lei un punto di riferimento essenziale, sia per l'uso del colore sia per la resa della materia.

Saville ha infatti un legame con Venezia di lunga data, che dura fin dalla sua infanzia, tanto da conoscerne tutti i musei e le architetture: «Fin da bambina venivo qui con mio zio che teneva in città corsi di storia dell’arte. Il mio rapporto con l’arte italiana non è partito dall’arte moderna o contemporanea ma dalle opere dei maestri del passato. Essendo una pittrice figurativa ho sempre adorato la tradizione italiana. - spiega Saville - Sono cresciuta in un contesto in cui predominava l’arte concettuale. Nel Regno Unito avevamo pittori come Bacon e Freud. L’arte figurativa c’era ma non era quella più alla moda e io con il mio stile figurativo ero fuori dai trend dominanti del periodo. Ciononostante ho mantenuto questa mia impostazione. Ho sempre amato l’arte veneziana, Tiziano in particolare, ho sempre sentito di essere strettamente connessa con il suo linguaggio. Non c’è stata volta in cui non sia andata alla Biennale che non sia tornata ai Frari a vedere l’Assunta». L’artista tra l’altro nel 2019 ebbe anche modo durante i restauri dell’opera di salire sull’impalcatura e cogliere da vicino tutti i dettagli.

Le difficoltà di essere donna

«Avere organizzato una mostra qui a Venezia è un sogno della mia gioventù che si realizza. - dice l’artista - Questa mostra conferma la fiducia che avevo in me stessa e nel mio stile quando all’epoca come donna dipingere corpi nudi era di grande rottura. Oggi però c’è un’atmosfera diversa rispetto ai tempi in cui ho iniziato a dipingere, ci sono varie possibilità e stili diversi che convivono» dice la pittrice, spiegando che ai suoi esordi era raro che direttori di musei e curatori facessero mostre personali di pittrici. «In passato mi ero imposta di non lamentarmi per le scarse possibilità che venivano date alle artiste donne e mi sono sempre detta che avrei soltanto lavorato perché fossero i miei quadri a parlare per me. Oggi le difficoltà sono state in parte superate, le donne sono molto più presenti nel mondo dell’arte e in tutti i ruoli della società, la porta si è spalancata a punti di vista e narrative diverse».

Le ultime opere ispirate a Venezia

I lavori più recenti di Saville esposti in mostra affrontano temi di forte impatto emotivo e simbolico, come la guerra e il dolore collettivo. Le opere nella penultima sala sono ispirate a immagini di cronaca, ancora oggi di tragica attualità, come “Aleppo” (2017-2018), dedicata alla prima guerra civile siriana, e le diverse “Pietà” che, riprendendo i temi della maternità, non narrano un evento specifico ma trasformano la sofferenza in un’immagine universale. «Il dipinto “Byzantium” - spiega l’artista - si rifà alle opere che ho visto a Torcello, alle icone, ma anche alla Pietà Martinengo di Bellini e a quella di Michelangelo». Un’opera su fondo oro e per l’impostazione profondamente veneziana ha detto Barisoni: «Chiaro è il riferimento al bizantinismo di cui la città di Venezia è ricca». Le madri con bambino rappresentate non sono però solo le Madonne dell’immaginario cristiano: «Nell’idea dell’artista sono anche le figure archetipali e caritatevoli delle dee della fertilità. - commenta Barisoni - Quando abbiamo scelto le opere da esporre gli scenari internazionali non erano così drammatici».

Verso il 2020 Saville approda ad una profonda ricerca coloristica dove sguardi e volti portano nomi dei soggetti della mitologia o della letteratura.

L'ultima sala presenta infatti i lavori inediti come “Venere e Adone” e “Danae” che, stravolti iconograficamente alla maniera di Jenny Saville, sono stati creati proprio per la mostra di Ca’ Pesaro come omaggio a Tiziano e alla tradizione pittorica di Venezia, confermando il ruolo della città lagunare nella sua produzione: «In questa mostra sono presenti tutti i percorsi che ho seguito, tanti i riferimenti tra cui Velázquez, Bacon, De Kooning e soprattutto Tiziano. - prosegue l’artista - Nel mio percorso ho usato anche l’astrazione ma resto una pittrice figurativa e in questo sono profondamente europea». Ora, dopo un attimo di tentennamento, ha deciso di continuare a dipingere: «Voglio continuare a lavorare ispirandomi a Tiziano. - ha detto infine - Oggi dal punto di vista politico, tecnologico e per le guerre in corso la situazione è difficile. Per un attimo ho pensato che in tempi come questi dipingere fosse futile, invece bisogna continuare ad aggiungere cose positive e autentiche, e la pittura è una di queste».
Argomenti correlati: , , , , ,
Autore:

Iscriviti a VE-NICE e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!