Segreto svelato ai Frari: il monumento al doge Francesco Foscari era a colori

L’intervento, eseguito nella Basilica dei Frari dalla ditta di Egidio Arlango e possibile grazie a Save Venice, ha portato alla luce la policromia delle statue e ha recuperato gli affreschi che si erano degradati

Sono emersi pigmenti sul marmo prima illeggibili ed è stata recuperata la lettura cromatica dell’affresco. È giunto al termine il restauro del quattrocentesco Monumento al doge Francesco Foscari nella Basilica dei Frari a Venezia. L’intervento, iniziato a luglio 2025 e terminato lo scorso agosto, è stato finanziato per un totale di 360 mila euro dal Comitato Save Venice, grazie al sostegno principale della Nora McNeely Hurley Foundation e al contributo di Patricia Fortini Brown e Alice T. Friedman. Di nuovo apprezzabile in tutta la sua ricchezza cromatica, il Monumento al doge Francesco Foscari domina la parete destra del presbiterio della Basilica da oltre cinque secoli e mezzo, custodendo la memoria del doge che più a lungo guidò la Repubblica di Venezia. Il complesso marmoreo, capolavoro del primo Rinascimento veneziano attribuito allo scultore fiorentino Niccolò di Giovanni Fiorentino, fu realizzato intorno al 1461. Il restauro è stato condotto da Arlango Restauro e Conservazione Beni Culturali con la direzione di Egidio Arlango, sotto la supervisione della Soprintendenza, del Patriarcato di Venezia e con la direzione dei lavori dell’architetto Marco Biscontin. La documentazione fotografica è stata svolta da Matteo De Fina, mentre le indagini diagnostiche sono state condotte da Arcadia Ricerche e 3A Laboratori Lifeanalytics

Una sfida conservativa di 100 mq

Il monumento a Francesco Foscari nella Basilica dei Frari

L’intervento ha messo i restauratori di fronte ad una sfida conservativa particolarmente complessa su una superficie complessiva di oltre 100 metri quadrati. L’intervento infatti si è concentrato sia sulla struttura scultorea in pietra d’Istria che sull’estesa decorazione pittorica sulla parete. «È stato un restauro impegnativo che però abbiamo concluso in tempi abbastanza brevi, anche grazie al maggior numero di operai che hanno lavorato con costanza» spiega Melissa Conn, direttrice della sede veneziana di Save Venice. Le superfici lapidee si presentavano fortemente alterate e offuscate da cospicui depositi di sporco e dai vecchi strati di cera che si erano depositati negli anni: «La pietra, ormai grigia, era piena di polvere e pare fosse dall’inizio degli anni ‘80 che non venisse fatta alcuna pulitura» racconta Melissa Conn. I basamenti erano anche interessati dai fenomeni di umidità e di risalita dei sali: «Questo però non è stato il problema principale. L’opera infatti non presentava distacchi» ha detto Conn, spiegando che comunque è stato necessario accertarsi che non ci fossero parti da mettere in sicurezza per evitare possibili crolli.

Recuperate le policromie sul marmo e la lettura degli affreschi

Prima del restauro

La cosa più significativa è stato il recupero sulla pietra d’Istria delle dorature e delle policromie superstiti, tra cui azzurrite, cinabro e stesure a biacca negli incarnati, che presentavano diffusi sollevamenti, sfaldamenti e problemi di adesione. «È stato appurato che le sculture erano state dipinte, in particolare sui visi con la biacca e sulle labbra di rosso. - spiega Conn - Abbiamo avuto la conferma che un tempo era tipico dipingere le statue. Un uso già noto nell’antica Grecia che nel 1500 è poi andato perduto. Oggi infatti facciamo fatica a immaginare le statue policrome» continua Conn, dicendo che la policromia è stata recuperata il più possibile senza però fare alcuna integrazione pittorica.

«Dal basso si vedono i visi bianchi ma non le labbra rosse. Tutti i dettagli che non si colgono da terra saranno pubblicati in un volume di prossima uscita pubblicato da Lineadacqua, grazie al sostegno di Ferigo, Claudia e Alvise Foscari Widmann Rezzonico, attraverso la Fondazione Save Venice - ETS. Nel volume, con le foto di Matteo De Fina, i principali studiosi analizzeranno la fortuna e le vicende conservative del suo monumento funebre, rileggendo anche la figura e la storia di Francesco Foscari, tra cui il noto scandalo del figlio che venne esiliato da Venezia. La parte più complessa dell’intervento è consistita nel recupero degli affreschi circostanti, di cui si è occupato sempre Egidio Arlango con i suoi collaboratori. Il restauratore anni addietro aveva lavorato anche sulla cornice marmorea della “Pala dell’Assunta” di Tiziano. «Ci è voluto diverso tempo per pulire gli affreschi, che erano tanto sporchi, e svolgere poi l’integrazione del colore mancante per restituire una lettura uniforme per chi guarda dal basso» ha sottolineato Conn. Gli affreschi infatti risultavano compromessi dall’umidità, dalla presenza di sali solubili, da distacchi dell’intonaco e da depositi superficiali. Inoltre erano presenti una complessa stratificazione di rifacimenti, stuccature e ricostruzioni realizzate nel corso dei secoli: «Gli affreschi sono principalmente originari del ‘400 ma una parte risale a modifiche e aggiusti di epoche successive»

Restituita piena leggibilità all’intero complesso, ora la Basilica vedrà nuovi interventi

Un dettaglio del monumento (foto Matteo De Fina)

Il restauro nel suo complesso, nel pieno rispetto della storia stratificata dell’opera, ha permesso di mettere in sicurezza tutti i materiali che risultavano molto fragili e di pulirne accuratamente le superfici, restituendo piena leggibilità e luminosità alle sculture, alle dorature, alle policromie e agli affreschi. «L’impegno di Save Venice ai Frari è ormai decennale. - ha detto Frederick Ilchman, Chairman di Save Venice - Il restauro del Monumento a Francesco Foscari prosegue questo impegno, restituendo chiarezza e vivacità cromatica a un’opera nella quale la storia, l’ambizione e la memoria della Repubblica sono scolpite nella trama stessa della chiesa».

Il lavoro di Save Venice ai Frari continua. Dopo il restauro negli anni di opere importantissime come la “Pala dell’Assunta” e la “Pala Pesaro” di Tiziano e il San Giovanni Battista di Donatello, ora gli interventi proseguono sul “Trittico dei Frari” di Giovanni Bellini presente sull’altare della sacrestia, di cui se ne sta occupando il restauratore Giulio Bono nel laboratorio allestito nella Sala del Capitolo. Iniziato da poco, l’intervento durerà circa due anni: «La cornice è piena di buchi a causa dei tarli, bisogna consolidarla e restituire la struttura».

Con la ditta Arlango dovrebbe invece iniziare in primavera il restauro dell’altare di San Giuseppe da Copertino e delle tre sculture di Alessandro Vittoria in stucco, che originalmente facevano parte di un altare precedente: «Le sculture stanno cadendo a pezzi. Cercheremo di salvare l’altare» conclude Conn. Il 31 ottobre inoltre, alle ore 17,  nella Chiesa di San Salvador si terrà la Benedizione della Trasfigurazione di Tiziano, che dopo il restauro ritorna sull’altare maggiore, con la Solenne Pontificale presieduta dal Cardinale Angelo Bagnasco. Mentre sono prossimi a concludersi nella chiesa di San Pantalon l’intervento nella Cappella di Sant’Anna e quello sul dipinto “Conversione di San Pantalon” di Paolo Veronese.

Francesca Catalano

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