
C’è una domanda di fondo che interpella la Chiesa e il mondo degli adulti: come parlare ai giovani di fede in un tempo in cui il futuro sembra offrire sempre meno certezze? Forse la risposta non passa soltanto dalle parole, ma anche attraverso le note di una canzone, l’energia di un concerto e la possibilità di sentirsi parte di un lungo progetto che, a distanza di tempo dal suo avvio, continua ad appassionare il pubblico di ogni età. Perché la strada percorsa da Gen Rosso International Performing Arts Group ha da sempre abbracciato intere generazioni, tramandando brani iconici del proprio repertorio rimasti immortali negli anni, unendo performance artistica a spiritualità e sensibilizzazione verso i temi più urgenti di ieri e di oggi. Quella stessa strada che verrà riattraversata il 22 novembre, alle 18, quando il gruppo salirà per la prima volta sul palco del Teatro Goldoni di Venezia con “Gen Rosso in concert”, iniziativa promossa dal Comitato San Pietro di Castello Aps (a cui sarà destinato il ricavato) e dedicata alla musica, alla pace e alla fraternità. Una tappa significativa in vista delle celebrazioni per il 60. anniversario dalla nascita, che prenderanno ufficialmente il via il 23 dicembre. «La musica è un linguaggio naturale e universale», spiega Tomek Mikusinski, portavoce di Gen Rosso, di origini polacche. «Più che di artisti, i giovani hanno bisogno di testimoni». Parole che racchiudono il senso di un’esperienza artistica nella quale il concerto diviene – al di là dello spettacolo in sé – opportunità per incontrarsi, riconoscersi e riscoprire valori spesso soffocati dalla frenesia quotidiana. Nato nel 1966 a Loppiano, in Toscana, dall’intuizione di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, il gruppo prese forma quando vennero donate ad alcuni giovani una chitarra e una batteria rossa. L’idea era semplice, ma al contempo innovativa: utilizzare la musica per comunicare un messaggio di fraternità e rinnovamento cristiano. Da allora sono cambiate le generazioni e si sono evoluti i linguaggi musicali, ma è rimasta intatta la volontà di costruire ponti tra persone e culture. Non è un caso che Gen Rosso, attualmente, riunisca 17 componenti di 10 nazionalità (Italia, Brasile, Ecuador, Spagna, Congo…); una comunità internazionale nella quale la convivenza quotidiana diventa parte integrante della proposta artistica.

«I concerti di Gen Rosso non sono solo una carrellata di canzoni, ma un’esperienza da vivere», sottolinea Mikusinski. Esperienza che, in alcuni casi, ha lasciato un segno profondo, aiutando giovani e adulti a ritrovare speranza, fiducia e persino una fede che sembrava perduta. Il rapporto con le nuove generazioni, oggi, rappresenta una delle sfide più importanti. «Essere giovani è molto difficile, le prospettive sono poche. Questo mondo inquieta: basta fermarsi a guardare la televisione e ascoltarne le notizie. Siamo “bombardati” quotidianamente dai social e le informazioni che assorbiamo rischiano di farci diventare indifferenti a tutto». Guerre, incertezze, sovraccarico digitale: un contesto in cui la musica può diventare uno spazio in cui esprimersi liberamente e toccare le corde del nostro io più profondo. «Basta volersi bene – la chiave di tutto espressa da Mikusinski – e la musica può aiutare in qualche modo. Può fare la sua parte, in quanto le sue note arrivano dritte al cuore». Ricorda poi le testimonianze di ragazzi che, dopo aver partecipato ai concerti e ai laboratori organizzati dal gruppo, hanno trovato nuove motivazioni, fino a trasformare quell’esperienza in progetti a favore del prossimo, come nel caso di un giovane della Repubblica Ceca che, terminato un workshop dedicato alle percussioni, ha scelto di aiutare alcuni suoi coetanei a divenire artisti. Mikusinski racconta anche di chi ha riscoperto l’amore di Dio. «Assistiamo anche a vere conversioni», spiega. «Gen Rosso non si può ascoltare, bisogna viverlo. Vivere il concerto, vivere la canzone, vivere il rapporto con l’artista. Il palco consente di entrare in un dialogo profondo e di promuovere dei valori che magari sono solo da rispolverare».

Ed è qui che la musica incontra la fede: non attraverso un’imposizione, ma tramite testimonianza concreta. «Ciò che si annuncia dal palco succede poi anche nella vita reale». La credibilità nasce dalla coerenza tra parole e gesti, dalla disponibilità ad accogliere l’altro e dalla capacità di costruire legami autentici. Una lezione che riguarda anche la Chiesa, chiamata a «ripensare le modalità» con cui incontrare i ragazzi, il che per Mikusinski non significa rinunciare ai contenuti veri della fede, ai suoi fondamenti, quanto piuttosto trovare linguaggi e luoghi capaci di parlare alle nuove generazioni, intercettandone domande, fragilità e desiderio di futuro. La musica può contribuire a questo percorso, poiché arriva dove talvolta le formule tradizionali non riescono più ad attecchire. Il concerto veneziano porterà sul palco un viaggio tra passato e presente, con nuovi arrangiamenti di brani amatissimi e conosciuti ai più, come “Servo per amore”, “Vieni e seguimi” e “Resta qui con noi”, accanto a composizioni più recenti, quali “Go for love”, “Shock of the world” e “Higher”. «La gente si riconosce nelle nostre canzoni e testi, che canta non solo nei momenti impegnativi, segnati dal dubbio, ma pure nelle occasioni belle, come i matrimoni. In un mondo in cui la pace sembra essere una meta irraggiungibile, noi continuiamo a dire che arrivare a ottenerla si può. Il segreto della longevità di Gen Rosso e il suo messaggio? Diffondere un’energia positiva, ampliando gli orizzonti. Perché il dialogo è possibile. La differenza tra le persone è una ricchezza, non certo un ostacolo».

Un repertorio – Valerio “Lode” Ciprì è l’autore di moltissimi brani – che unisce sonorità differenti e che negli anni, senza tuttavia perdere mai la propria identità, ha saputo incontrare i generi più variegati: dal pop al rock, dal funky all’hip pop, fino alla musica spirituale ed elettronica. La pace il vero filo conduttore di un messaggio quanto mai attuale. Per Mikusinski non basta invocarla nei grandi scenari internazionali se non si comincia a costruirla nelle relazioni quotidiane. A sessant’anni dalla nascita, Gen Rosso arriva dunque a Venezia con una proposta che guarda oltre la musica, con il Teatro Goldoni che diventerà il luogo di un incontro tra generazioni, sensibilità e percorsi spirituali differenti, da vivere con il cuore, con l’anima, con il corpo. Ed è proprio dal cuore che il gruppo vuole ripartire, per ricordare ai giovani (e non solo) che credere, incontrarsi e costruire la pace sono ancora strade possibili. Biglietti disponibili su Vivaticket o acquistabili presso il Teatro Goldoni.
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