«San Marco appartiene a tutti»: Barel racconta la sfida dell’accessibilità

Dal progetto “Venezia accogliente” al Campanile senza barriere, l’impegno della Procuratoria per rendere il patrimonio fruibile e inclusivo

Sabato 17 ottobre, in piazza San Marco, il Patriarca Francesco Moraglia, il sindaco Simone Venturini e il primo Procuratore Bruno Barel hanno accolto i bambini e i ragazzi con atrofia muscolare spinale protagonisti di “Venezia a 4 Ruote by night”. Un’occasione che richiama il valore dell’accessibilità e si inserisce nel progetto “Venezia accogliente”, con cui la Procuratoria lavora per superare le barriere architettoniche e sensoriali alla Basilica e al Campanile. La stessa attenzione alle persone ispira anche l’acquisizione dell’immobile delle Suore Francescane di Cristo Re a Castello, destinato a mantenere una scuola dell’infanzia e a offrire alloggi a costi sostenibili per chi lavora in città. La visita al campanile si è svolta in un momento particolarmente significativo per la Procuratoria, impegnata nel progetto biennale “Venezia accogliente”, dedicato al superamento delle barriere architettoniche e sensoriali che possono ostacolare l’accesso alla Basilica e al Campanile. Dal 10 al 18 ottobre, infatti, l’iniziativa “The Top for All” rende possibile alle persone con mobilità ridotta, comprese quelle che utilizzano carrozzine manuali o elettriche, raggiungere autonomamente il piano di accesso all’ascensore del Campanile attraverso una speciale rampa mobile. Una rampa temporana, ma dal significato concreto, realizzato grazie al contributo della società EPS e alla collaborazione del Patriarcato di Venezia. L’ingresso al campanile è gratuito per le persone con disabilità e per un accompagnatore, senza necessità di prenotazione. È in questo contesto che il Primo Pocuratore di San Marco Bruno Barel commenta l’azione più ampia della Procuratoria in favore della Città.

Quale messaggio lascia questa giornata?
La Basilica di San Marco è un patrimonio universale e sentiamo la responsabilità di fare in modo che possa essere conosciuta e vissuta dal maggior numero possibile di persone. La tutela di un monumento non consiste soltanto nel conservarne le strutture e le opere d’arte: significa anche interrogarsi su come renderlo fruibile, nel rispetto delle sue caratteristiche storiche e architettoniche.

All’iniziativa era presente anche il Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, che ha accolto i bambini e i ragazzi insieme alle loro famiglie. Nel suo intervento ha richiamato il valore di una sfida che consente di essere vicini a chi rischia di incontrare ostacoli nell’esercizio di un diritto e nella realizzazione di un desiderio.
La Basilica è un luogo che appartiene a tutti e che deve poter essere vissuto anche da chi incontra difficoltà di mobilità, ha sottolineato il Patriarca, esprimendo la propria soddisfazione per aver potuto accompagnare e salutare i ragazzi, i bambini e i loro genitori. Iniziative come questa permettono di offrire qualcosa di concreto alla città e di far sì che anche questi giovani possano avvicinarsi alla Basilica e sentirla parte della propria esperienza.

Il progetto “Venezia accogliente” si sviluppa attraverso interventi diversi, dal Campanile al Museo della Basilica. Quali sono i prossimi obiettivi?
Il lavoro è in corso e richiede competenze diverse. Nel 2025 abbiamo realizzato il modello tridimensionale tattile della Basilica, grazie alla collaborazione del Rotary Club Venezia e al sostegno di fondazioni, istituzioni e realtà private. È uno strumento che consente alle persone non vedenti di esplorare l’architettura del monumento attraverso il tatto e di avvicinarsi alla sua conoscenza in modo diverso.

Dall’accessibilità dei luoghi della cultura alla possibilità di abitare Venezia, il tema dell’inclusione richiama anche la dimensione sociale dell’attività della Procuratoria. È una prospettiva che trova espressione nell’acquisizione dell’immobile delle Suore Francescane di Cristo Re, nel sestiere di Castello. Perché avete deciso di intervenire in questa operazione immobiliare?
Abbiamo cercato di coniugare due esigenze fondamentali. La prima è mettere in sicurezza il patrimonio della Basilica di San Marco, perché rappresenta una garanzia per il futuro. Durante l’anno del Covid le entrate si sono fermate, mentre la Basilica richiede investimenti considerevoli: attualmente abbiamo diciannove cantieri. È quindi indispensabile disporre di un margine di sicurezza economica che ci consenta di tutelare il monumento, garantire continuità al lavoro e affrontare eventuali situazioni di difficoltà. La seconda esigenza è che ogni nostra iniziativa abbia anche una finalità sociale. Non siamo una società immobiliare speculativa, ma un ente senza scopo di lucro. Vogliamo che ogni intervento produca un valore aggiunto non soltanto economico e patrimoniale, ma anche sociale. La tutela del patrimonio e la cura della comunità non sono obiettivi in concorrenza: possono rafforzarsi reciprocamente. Rendere accessibile un monumento e contribuire a mantenere viva la città sono modi diversi di assumersi una responsabilità verso le persone.

Come è nata l’opportunità di acquisire l’immobile di Castello?
Le suore, ormai rimaste in quattro, stavano valutando la dismissione di un importante patrimonio immobiliare situato a circa dodici minuti a piedi da piazza San Marco. Erano particolarmente preoccupate per il futuro della scuola dell’infanzia ospitata nella struttura, una realtà con una lunga storia che accoglie trentadue bambini. Abbiamo compiuto una riflessione approfondita, seppure in tempi rapidi, perché erano presenti anche altri interlocutori del mercato privato. Ci sembrava importante evitare che questa opportunità andasse perduta, non soltanto per la Procuratoria, ma soprattutto per la città. La trattativa è stata veloce, diretta e trasparente, senza intermediari. Dopo le necessarie valutazioni, abbiamo ritenuto che l’intervento fosse di grande interesse per la Procuratoria e lo abbiamo approvato all’unanimità. Abbiamo fatto riferimento a una perizia estimativa redatta da un esperto indipendente, professore dell’Università di Padova, e abbiamo concluso l’acquisto a un prezzo inferiore al valore indicato dalla perizia. Una relazione tecnica ha inoltre evidenziato che l’immobile si trova in buone condizioni e può essere riutilizzato con interventi di manutenzione straordinaria relativamente contenuti. Il complesso si estende per circa 4.100 metri quadrati, dispone di cinquantasei camere con bagno, due giardini, spazi destinati alla scuola dell’infanzia e una chiesa. Abbiamo visto la possibilità di valorizzare questa struttura mantenendone la memoria e restituendole una funzione coerente con i bisogni della città.

Quali saranno le destinazioni del complesso e come verrà garantita la continuità delle attività già presenti?
Le suore avevano posto due condizioni per la cessione: garantire la continuità della scuola dell’infanzia e conservare, al piano terra, un piccolo spazio destinato a cappellina, dedicato alla memoria di una consorella che aveva rappresentato un prezioso riferimento spirituale. Abbiamo accolto entrambe le richieste. Per quanto riguarda la scuola, la Procuratoria non può gestire direttamente attività formative in base al proprio statuto. Abbiamo quindi verificato la possibilità di coinvolgere la Diocesi, che ha risposto positivamente attraverso l’ente individuato per la gestione. La collaborazione tra Patriarcato e Procuratoria ha così permesso di trovare una soluzione concreta. La scuola potrà proseguire la propria attività, dando tranquillità alle famiglie dei trentadue bambini che la frequentano. La parte residenziale sarà destinata a una foresteria per i collaboratori della Procuratoria e ad alloggi per altre persone che lavorano a Venezia. L’idea è recuperare le camere esistenti e, dove possibile, accorparle per realizzare piccoli appartamenti, adatti anche a coppie e famiglie. Vogliamo proporre condizioni economiche sostenibili, capaci di garantire l’equilibrio dell’investimento senza gravare eccessivamente sui redditi di chi lavora nella città storica. Venezia ha bisogno di persone che possano viverci stabilmente, oltre che di persone che vi lavorino. La difficoltà di trovare un alloggio a costi compatibili con gli stipendi incide sulla possibilità stessa di mantenere attivi servizi e attività.

Quanto ha pesato la possibilità che l’immobile finisse nelle mani di investitori interessati a una valorizzazione esclusivamente commerciale?
È stato un elemento importante, ma il punto fondamentale è aver individuato una destinazione coerente con la natura del bene e con i bisogni di Venezia. Un immobile di queste dimensioni, in una posizione così significativa, rappresenta una risorsa per la città. Se fosse stato destinato esclusivamente a una logica di mercato, si sarebbe potuta perdere un’opportunità per mantenere un servizio educativo e offrire alloggi ai lavoratori. Abbiamo seguito le procedure previste, comprese quelle relative all’eventuale esercizio del diritto di prelazione da parte degli enti pubblici, con la volontà di agire correttamente e nella piena trasparenza.La nostra responsabilità è fare in modo che il patrimonio continui a essere utile. Questo richiede attenzione ai conti, ma anche la capacità di guardare oltre il valore immediato di un bene e di interrogarsi sulla funzione che può svolgere nel tempo.

Quali sono i tempi previsti per la riqualificazione dell’immobile e quale futuro immaginate per gli spazi storici del complesso?
Le prime previsioni indicano che i lavori non potranno partire prima della fine del 2027, una tempistica che dovrà essere confermata alla luce del percorso progettuale e autorizzativo. La valutazione tecnica ci ha dato fiducia, perché l’immobile non sembra richiedere un restauro particolarmente lungo o invasivo, ma vengono prima di tutto la sicurezza, la funzionalità degli spazi e il rispetto delle destinazioni concordate.
Ci piacerebbe inoltre che la chiesa presente nel complesso potesse essere nuovamente accessibile al pubblico. È uno spazio che merita di essere conosciuto e valorizzato, nel rispetto della sua identità e della sua storia. Potremo valutare, in una fase successiva, eventuali iniziative culturali o altre forme di utilizzo compatibili con il luogo e con la sostenibilità economica dell’intervento. Un edificio non è fatto soltanto di metri quadrati, stanze e possibilità di utilizzo: è anche il deposito di relazioni, esperienze e storie che hanno contribuito a costruire una comunità. Quando si interviene su un patrimonio di questo tipo, bisogna saper distinguere ciò che può essere ripensato da ciò che merita di essere custodito.

Le iniziative per l’accessibilità e il progetto abitativo di Castello riflettono una visione più ampia del ruolo della Procuratoria nella vita veneziana?
La nostra missione primaria resta la tutela della Basilica di San Marco e la sua conservazione per le generazioni future. Ma essere presenti a Venezia significa anche riconoscere il contesto in cui la Basilica vive. La città non è soltanto un patrimonio artistico da visitare: è una comunità, con esigenze abitative, servizi, lavoro e relazioni da preservare.

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