
Nei cassonetti della carta ci sono sempre meno giornali e riviste e sempre più imballaggi. Il risultato è che la raccolta differenziata di Veritas resta sostanzialmente stabile, attorno alle 60 mila tonnellate all’anno, ma occupa molto più spazio: la carta dei quotidiani e delle riviste è un materiale denso, mentre scatole e confezioni sono leggere, voluminose e spesso piene d’aria. È uno dei cambiamenti più evidenti nella filiera della carta, legato anche alla crescita degli acquisti online, che hanno fatto aumentare la quantità di imballaggi immessi nel circuito della raccolta.
«Le quantità si compensano: togliendo da una parte e aggiungendo dall’altra la somma rimane pari, più o meno», spiega Renzo Favaretto, direttore del Settore Ambiente di Veritas. Il dato complessivo, dunque, racconta una stabilità che nasconde però una trasformazione profonda della composizione della carta raccolta.
Nei 45 comuni della Città metropolitana di Venezia e nel comune di Mogliano Veneto la produzione pro capite supera di poco i 70 chili all’anno, a fronte di una media nazionale che si aggira sui 65. «Noi siamo già bravi, però forse si può ancora incrementare la bravura. Insomma, si potrebbe fare meglio», osserva Favaretto.

Il principale margine di miglioramento riguarda la qualità del conferimento. La raccolta della carta è, secondo Veritas, una delle differenziate alle quali i cittadini prestano maggiore attenzione. Una ragione è nella sua lunga storia: è probabilmente la più antica delle raccolte differenziate praticate sul territorio ed è ormai entrata nelle abitudini quotidiane.
«È entrata ormai dentro al costume e alla cultura della gente. L’abbiamo metabolizzata. E ormai è metabolizzato anche il collegamento con l’albero: carta riciclata per tutti corrisponde ad un albero salvato». Un messaggio che, secondo Favaretto, ha una particolare efficacia sui bambini, spesso capaci di coinvolgere e richiamare anche gli adulti a una corretta differenziazione.
Resta tuttavia una quota di materiale estraneo. Lo scarto della carta raccolta da Veritas è nell’ordine del 4% e comprende la carta termica degli scontrini, la carta da forno, ma anche plastiche e metalli. Il problema diventa più complesso con gli imballaggi, che non sempre sono facilmente riconoscibili come carta.
«Spesso gli imballaggi che sono apparentemente carta sono poliaccoppiati e capire se siamo di fronte ad un imballaggio di cellulosa o se è plastica a volte non è semplice». Le confezioni riportano le indicazioni sulla corretta destinazione, ma non sempre sono facili da leggere: «Spesso questa scritta è molto piccola e difficile da individuare».
A incidere sulla qualità della raccolta è anche la particolare composizione della popolazione e la forte presenza turistica del territorio veneziano. «Una parte dei cittadini cambia ogni settimana perché è gente che viene da tutte le parti del mondo, portandosi dietro la cultura o la non cultura del proprio Paese a proposito di raccolta differenziata». Anche chi gestisce gli alloggi e le strutture che ospitano i visitatori, secondo Favaretto, può fare di più nell’informazione e nella vigilanza.

Una volta raccolta, la carta arriva all’impianto di Eco+Eco nell’eco-distretto di Fusina. Da quest’anno Veritas gestisce direttamente anche la fase di selezione e pressatura, mentre in precedenza si avvaleva della collaborazione di altre aziende. L’impianto è in grado di trattare l’intero quantitativo annuale, circa 60 mila tonnellate.
«Il vantaggio - afferma Renzo Favaretto, che dirige il settore Ambiente di Veritas - è essere autonomi nel trattare i rifiuti prodotti sul territorio, evitando che i rifiuti vadano in giro per chissà dove in cerca di una corretta destinazione». La carta rappresenta circa il 12-13% delle 500 mila tonnellate annue complessivamente raccolte da Veritas.
La selezione è ancora in buona parte affidata agli operatori, anche se l’intelligenza artificiale applicata alla visione e la robotica potrebbero cambiare il processo. Sistemi capaci di riconoscere forma, composizione, stampa e caratteristiche degli imballaggi potrebbero in futuro individuare automaticamente i materiali e indirizzarli verso il contenitore corretto.
«È un settore promettente, ma non si è ancora arrivati ad avere delle applicazioni a livello industriale». La difficoltà, spiega Favaretto, sta soprattutto nella grande varietà del materiale in ingresso: «La materia prima che raccogliamo ha un’enorme diversità di colori, di composizione e di forme, per cui è complicato che una tecnologia riesca a distinguere».
L’automazione, però, potrebbe consentire di sostituire almeno in parte le operazioni più faticose e ripetitive. «È auspicabile che questo accada presto, perché si tratta di lavori a scarso contenuto di creatività, che dovrebbero essere garantiti dalle macchine. Ad oggi però gli operatori restano essenziali».
Dopo la selezione e la pressatura, la carta viene trasformata in balle e inviata alle cartiere, dove torna a essere materia prima. Oggi oltre il 97% della carta raccolta da Veritas viene effettivamente recuperato. È una delle filiere più mature del riciclo e anche sul piano economico mantiene una certa stabilità.

Le circa 60 mila tonnellate annue, in base alla qualità della selezione, possono essere valorizzate complessivamente per circa 3-4 milioni di euro. «Rispetto alla plastica riciclata che adesso è in difficoltà, la valorizzazione economica della carta riciclata è stabile. E non ha mai avuto grossi scossoni».
Il ricavato della vendita della carta selezionata torna infine ai cittadini sotto forma di riduzione dei costi. «Quello che viene ricavato viene poi rimesso a disposizione per ridurre la tariffa».
La sfida, quindi, non è soltanto raccogliere più carta, ma soprattutto migliorare la qualità di quella che entra nella filiera. E il prossimo salto potrebbe arrivare proprio dalla tecnologia. «Migliorare la qualità. E chissà che l’intelligenza artificiale e i robot ci aiutino».
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