Meno giornali, più imballaggi: a Venezia la carta cambia volto

Nei cassonetti della carta ci sono sempre meno giornali e riviste e sempre più imballaggi. Il risultato è che la raccolta differenziata di Veritas resta sostanzialmente stabile, attorno alle 60 mila tonnellate all’anno, ma occupa molto più spazio: la carta dei quotidiani e delle riviste è un materiale denso, mentre scatole e confezioni sono leggere, voluminose e spesso piene d’aria. È uno dei cambiamenti più evidenti nella filiera della carta, legato anche alla crescita degli acquisti online, che hanno fatto aumentare la quantità di imballaggi immessi nel circuito della raccolta.
«Le quantità si compensano: togliendo da una parte e aggiungendo dall’altra la somma rimane pari, più o meno», spiega Renzo Favaretto, direttore del Settore Ambiente di Veritas. Il dato complessivo, dunque, racconta una stabilità che nasconde però una trasformazione profonda della composizione della carta raccolta.
Nei 45 comuni della Città metropolitana di Venezia e nel comune di Mogliano Veneto la produzione pro capite supera di poco i 70 chili all’anno, a fronte di una media nazionale che si aggira sui 65. «Noi siamo già bravi, però forse si può ancora incrementare la bravura. Insomma, si potrebbe fare meglio», osserva Favaretto.
Mammografia, stop alle fake news: è un esame sicuro

La prevenzione delle malattie e i programmi di screening si basano sull’evidenza scientifica, agiscono su ampi numeri e sfruttano i nuovi riscontri emersi dalla ricerca, l’esperienza maturata a livello internazionale e il progresso scientifico che in medicina è in continua evoluzione. Sono lo strumento migliore per salvaguardare le persone dalle patologie attraverso organizzazioni che ambiscono a curare senza lasciare indietro nessuno.
Scherzare su questi temi può determinare pericoli letali. Le “fake news” – termine in base al contesto traducibile nella nostra lingua in più modi come bufale, notizie fasulle o false, disinformazione… – in questi ambiti non hanno senso di esistere. L’ampia diffusione dei social ha trasformato persone e società, ma chi genera fake news ha uno scopo diverso dal semplice utilizzatore: lo fa per cercare una notorietà che non ha e per realizzare un guadagno contando sul fatto che una cattiva notizia fa più audience di una buona notizia.
A Venezia Lorenzi (The Sun) sfida l’era dell’IA: «La vera prigione, oggi, ha la forma di uno schermo»

Stupore e meraviglia, gli ingredienti fondamentali per vivere una vita vera, realizzata. Queste le parole chiave di Francesco Lorenzi, frontman dei The Sun, christian rock band nel 2025 vincitrice di tre premi nell’ambito del Catholic Music Awards. Lo stesso anno in cui il gruppo ha incontrato Papa Leone in due diverse occasioni: il Giubileo delle Famiglie e dei Giovani. Autore, cantante e chitarrista della band, Lorenzi è stato tra gli ospiti del recente incontro promosso da Avvenire e Iusve, ospitato a Venezia nella Casa di The Human Safety Net. Tema dell’intervento “Restare umani: parole, relazioni e scelte nell’era dell’algoritmo”. Classe 1982, vicentino, anni fa ha saputo trasformare un momento di difficoltà interiore vissuto dopo un lungo tour con i Sun Eats Hours, in un cammino di fede e di crescita personale dedicandosi alla musica, insieme agli altri membri della vecchia band, in una nuova veste improntata sulla condivisione della propria testimonianza cristiana. «Per restare umani – osserva Lorenzi – è fondamentale custodire la meraviglia. E lo si fa attraverso una vita fatta di relazione e incontro, oltre che di fatica», che accompagna il quotidiano di chi vuole vivere davvero, senza scorciatoie o suggerimenti derivanti dall’intelligenza artificiale. «Ormai siamo arrivati a delegare a delle macchine il riassunto di qualsiasi cosa». Che in certi casi l’IA possa rappresentare un aiuto, è indubbio. Abusarne è il vero pericolo. Tematiche che, insieme all’utilizzo scorretto dei social, hanno ispirato uno dei brani – “Prigione tra le dita” – contenuti nell’ultimo album “Fuoco dentro” prodotto da La Gioia. Lorenzi ha iniziato a scrivere il testo dopo aver visto il video di una ragazzina che su Instagram, seguita da oltre 4 milioni di persone, mostrava quanto era riuscita a guadagnare mimando posizioni sessuali su auto di lusso.
La sfida del tenore Zagni: «Portiamo la musica nei campi di Venezia, a portata di tutti»

Un’ora di musica per abbattere le distanze, incontrarsi attraverso il suono e scoprire che la disabilità non rappresenta un limite alla possibilità di vivere l’arte, ma può diventare un diverso modo di entrarvi in relazione.
È l’esperienza che il tenore e attore in prosa Enrico Zagni, 48 anni, modenese di nascita ma veneziano d’adozione, ha vissuto quest’anno prendendo parte ad “Arena per tutti”, il progetto dell’Arena di Verona dedicato alle persone con diverse forme di disabilità. Da quella visiva e uditiva, fino al disturbo dello spettro autistico. Un’esperienza che, come racconta lo stesso Zagni, gli ha permesso di riscoprire il senso più autentico del fare musica, al di là della performance che il pubblico è solito giudicare al termine di un’esibizione. Respirazione, vibrazione, voce e contatto fisico diventano così strumenti per avvicinare artisti e spettatori, fino a creare una sorta di “bolla sonora” nella quale la distanza tra chi si esibisce e chi ascolta viene azzerata.
È proprio da quest’esperienza che nasce anche una riflessione che guarda a Venezia, città dove il tenore vive ormai da quindici anni: una realtà straordinaria, ma ancora difficile da attraversare e da vivere pienamente per molte persone con disabilità, a causa della sua naturale conformazione, e nella quale anche l’accesso alla cultura, a volte, può incontrare barriere. Ecco allora che per Zagni, Venezia potrebbe divenire un laboratorio di nuove forme di “spettacolo accessibile”, portando la musica e il teatro fuori dai luoghi più tradizionali. Nei campi e nei campielli.
Michele Casarin: Venezia deve tornare a produrre cultura

Venezia è un museo a cielo aperto, questo non solo per la sua bellezza, ma perché è figlia di un impianto che dall’inizio del ‘900, grazie alla visione del conte Giuseppe Volpi l’ha pensata centro culturale, mentre Marghera doveva ospitare la grande industria e Mestre diventare il luogo di residenze per eccellenza. Ecco così allora la città «Di fatto è una capitale della cultura anche se non ha un’investitura ufficiale, ma questo primato non basta per stare al passo con le grandi capitali del mondo, affianco al consumo, spesso veloce ed effimero, serve tornare alla produzione, creando in loco arte, cinema e spettacolo». A fare questa riflessione è qualcuno che gli enti culturali li vede da vicino e li coordina, ovvero Michele Casarin, Presidente dell’Accademia di belle arti e Direttore del settore cultura del comune, che ne ha parlato ospite del Rotary Club Venezia Mestre, guidato dal Presidente Andrea Burlini, lo scorso 1 ottobre a Forte Marghera.
La musica a sostegno della ricerca: “Venezia Sounds” torna con Elisa all’Arsenale

Sei cantanti su un unico palco suoneranno per oltre otto ore a sostegno della ricerca medico scientifica contro i tumori.
Il 24 ottobre alle Tese delle Nappe dell’Arsenale, nel cuore di Venezia, torna “Venezia Sounds“, il grande concerto benefico nato in memoria del veneziano Tomaso Cavanna, manager musicale e della cultura prematuramente scomparso a soli 45 anni. L’evento, volto a sostenere la ricerca sulle terapie oncologiche, vedrà come ospite d’eccezione Elisa, l’acclamata cantautrice, polistrumentista e produttrice musicale con trent’anni di carriera alle spalle, che sarà la star tra le più attese della serata. L’evento, possibile grazie alla Fondazione Giancarlo Ligabue, all’Associazione Medicine Rocks e ad una cinquantina di sostenitori e sessanta operatori volontari, gode del sostegno del Comune di Venezia e di Vela spa.
Due i grandi obiettivi: riportare la musica pop e rock nel cuore di Venezia e favorire l’avanzamento della ricerca nella lotta contro i tumori. In particolare il ricavato della serata servirà per il proseguimento degli studi condotti dal prof. Antonio Sica, responsabile del Laboratorio di Immunologia Molecolare dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Milano, e per le indagini molecolari nel campo delle malattie neurodegenerative sviluppate dalla dott.ssa Cecilia Laterza di VIMM – Veneto Institute of Molecular Medicine di Padova.
Un evento a favore della ricerca più grande e internazionale
Venezia Sounds non solo riunirà alcuni dei maggiori protagonisti della scena rock e pop italiana, come nelle passate edizioni, ma anche diversi protagonisti di livello internazionale. Questo grazie alla direzione artistica di Samuel Romano che, frontman dei Subsonica e grande amico di Tomaso, ha puntato sempre più in alto: «Abbiamo aspirato ad uscire dai confini amicali e nazionali, guardando anche all’estero. Vogliamo diventare sempre più grandi, e non fare le cose tra musicisti e cantanti amici di Tomaso» ha detto Romano. Infatti, nella serata condotta da Marco Maccarini e Federico Russo, insieme ad Elisa si esibiranno anche i Morcheeba, storico gruppo britannico con oltre 10 milioni di dischi venduti, Motta, che ha scosso il cantautorato italiano, Emma Nolde, che sta riscrivendo la storia della musica pop-rock, ma anche gli scatenati e indipendenti The Zen Circus e la camaleontica Róisín Murphy. «Per la prima volta siamo felici di avere artisti internazionali. – ha continuato Romano – Il bello è che tutti si metteranno in gioco per qualcosa di importante e interagiranno insieme sul palco, creando qualcosa di unico».
L’evento inizierà alle 18.30 con l’avvio della musica e dei numerosi stand con proposte enogastronomiche, le cui consumazioni andranno ad aumentare i contributi destinati alla ricerca. Il concerto invece comincerà ufficialmente alle 19.30 e proseguirà fino a notte inoltrata. Sono 2.500 i biglietti disponibili, acquistabili su Vivaticket (https://www.vivaticket.com/it/ticket/venezia-sounds-2026/307643). Considerate le tante persone attese, verrà potenziato anche il servizio di vaporetti per il rientro dall’Arsenale.
Venezia-Etiopia con la Fondazione Elena Trevisanato: raccolti 30mila euro �

Proseguono gli interventi della Fondazione Elena Trevisanato, che da Venezia porta a Gode aiuti per oltre 3.800 beneficiari. Al via anche nuovi progetti a Hosana. Sono state raccolte donazioni per oltre 30mila euro grazie ai 700 partecipanti alla festa all’isola della Certosa, intitolata “La strada verso la scuola”, organizzata dalla Fondazione Elena Trevisanato, realtà no profit che opera in Etiopia e nata in memoria di Elena, ragazza veneziana prematuramente scomparsa.
Partecipando alla festa, organizzata grazie a un’ottantina di volontari, di cui la metà giovani, i partecipanti hanno contribuito al progetto “Empowering women and youth through sustainable waste management and education”, volto a sostenere gli interventi attualmente in fase di realizzazione a Gode, nella Somali Region dell’Etiopia, che prevede di creare in tre scuole della città servizi igienici, serbatoi d’acqua e punti di raccolta dei rifiuti, predisponendo anche la distribuzione di kit per la salute mestruale e la creazione di club scolastici dedicati all’igiene e alla tutela dell’ambiente.
Il Patriarca: il Sole d’Assisi e la luce della Povertà

Come si trasforma una figura storica e spirituale in un punto di svolta per la cultura, la società e la Chiesa di ogni tempo? E in che modo la poesia dantesca riesce a cogliere l’essenza di una rivoluzione basata sul totale spogliamento di sé? A questi interrogativi ha inteso rispondere il Patriarca di Venezia, monsignor Francesco Moraglia, nel corso del suo intervento tenutosi martedì 6 ottobre nella cornice della Sala delle Colonne a Ca’ Giustinian, nell’ambito della “Biennale della parola”.
L’incontro, dal titolo “In alto mar per dritto segno. Il cantico di Dante per Francesco”, ha preso le mosse dalla lectio del Canto XI del Paradiso dantesco per offrire un’articolata e profonda riflessione dal tema “Francesco: la povertà fatta vita”. Il Patriarca ha condotto il pubblico al cuore della Commedia, laddove la teologia si fa narrazione drammatica e l’insegnamento evangelico si trasfigura in azione concreta, evidenziando il valore rivoluzionario e mai addomesticato del Poverello d’Assisi.
L’analisi di monsignor Moraglia ha preso il via dalla collocazione strutturale del canto all’interno della III Cantica. Ci troviamo nel Cielo del Sole, la dimora degli spiriti sapienti, dove il poeta viene accolto da una corona di luci danzanti. Al centro di questo cerchio svetta san Tommaso d’Aquino, pilastro dell’Ordine Domenicano, il quale prende la parola per intrecciare l’elogio solenne di san Francesco.
Il Patriarca ha sottolineato il valore pedagogico e simbolico di questo impianto poetico: Dante costruisce uno «scambio fraterno» tra le due grandi famiglie mendicanti del Duecento. Nel Canto XI è il domenicano Tommaso a tessere le lodi del fondatore dei Francescani; nel Canto XII avverrà l’esatto contrario, con il francescano san Bonaventura da Bagnoregio chiamato a celebrare la grandezza di san Domenico.
Come ricordato nel discorso, Dante traspone sul piano celeste una consuetudine ben radicata nella Firenze dell’epoca: il 4 ottobre, per la festa di san Francesco, un frate domenicano pronunciava il panegirico del Poverello nella basilica di Santa Croce, mentre il 5 agosto spettava a un francescano celebrare san Domenico a Santa Maria Novella. Lungi da ogni sterile rivalità, i due ordini e i rispettivi fondatori vengono presentati come «due prìncipi» che la Provvidenza ha donato alla Chiesa per risanarla dal suo interno: Domenico attraverso la rigida lucidità della dottrina e la difesa della fede, Francesco attraverso l’imitazione radicale e la testimonianza vissuta del Vangelo.
Prima di immergersi nella vicenda di Francesco, il canto dantesco si apre con una tagliente invettiva contro la miseria delle preoccupazioni umane. Gli uomini, osserva Tommaso, si affannano e disperdono le proprie energie inseguendo mete caduche: il guadagno economico, la carriera ecclesiastica o civile, l’esercizio delle armi, il potere politico, i piaceri sensibili.
Mons. Moraglia mette in luce la precisa funzione drammaturgica di questa premessa: non si tratta di un semplice intermezzo moralistico, ma di un potente termine di contrasto. Se la società e il mondo intero vivono nella frenesia dell’accumulo, del possesso e dell’affermazione individuale, Francesco irrompe nella storia scegliendo deliberatamente il non-possesso, la piccolezza e lo spogliamento.
È qui che la geografia dantesca si trasforma in profezia. Il poeta descrive la collocazione di Assisi, adagiata sul versante del monte Subasio tra il fiume Tupino e le acque che scendono dal colle di sant’Ubaldo. Là dove la terra riceve per prima i raggi del mattino, sorge un nuovo e più luminoso astro per la cristianità. Per questo, nota Dante, quel luogo non dovrebbe essere chiamato semplicemente Assisi (o “Ascesi”), bensì “Oriente”. Francesco è il nuovo sole che nasce per riscaldare una Chiesa e una società minacciate dall’irrigidimento istituzionale e dal raffreddamento spirituale.
Una Venezia sulle orme di Francesco

«Quest’anno il 4 ottobre non è stata una semplice data di calendario, ma il culmine di un percorso di risveglio spirituale e civile». A Venezia, gli 800 anni dalla morte di San Francesco non sono passati come una ricorrenza “da museo”, ma «come una vera e propria esplosione di vitalità». A testimoniarcelo è il padre guardiano del convento dei Frati Cappuccini della chiesa del Santissimo Redentore di Venezia, Fra Francesco Daniel, che afferma: «La risposta della cittadinanza e dei partecipanti ci ha sorpreso per entusiasmo e varietà. Il nostro obiettivo non era cercare il successo mediatico, quanto piuttosto promuovere un “ascolto corale”». Ma come sono nate le iniziative francescane di questi mesi? La prima cosa che padre Daniel sottolinea è la natura plurale dell’organizzazione: «A coordinare questo fermento è nato il Comitato Veneziano 800 San Francesco, che riunisce tutti gli ordini francescani della città, con il supporto di alcuni laici e del Patriarcato di Venezia. Inizialmente questo Comitato era nato a febbraio 2025 da una chat WhatsApp tra frati e laici, poi con il tempo questa iniziativa ha saputo mobilitare la comunità cittadina». Venendo alle proposte, padre Daniel afferma: «Le direttrici su cui ci siamo mossi sono ampie e integrate: spiritualità, cultura e arte, fino alla dimensione urbana e sociale». Tra le iniziative di maggior rilievo di quest’anno, spicca la pubblicazione del volume di Linda Manzelle intitolato “A Venezia con Francesco. Itinerari storici, artistici e spirituali tra i luoghi francescani in Laguna”, curato anche da Ester Brunet e da Fra Daniel stesso. Di grande impatto poi, continua il religioso, è stata la mostra “Nudi sulla nuda terra”, presso la chiesa del Redentore, dell’artista Marcello Chiarenza.