San Francesco della Vigna: un viaggio a ritroso nel tempo

È online l’itinerario digitale partecipato che dà voce alla memoria del quartiere di San Francesco della Vigna nel cuore di Castello

Un progetto che intreccia patrimonio, partecipazione collettiva e innovazione digitale per riscoprire San Francesco della Vigna nel cuore del Sestiere di Castello a Venezia, tra storia, arte e devozione popolare. È da poco nato l’itinerario digitale “Viaggio nel tempo” come conclusione del progetto “San Francesco della Vigna tra passato e futuro. Tre approcci di scoperta e valorizzazione”, realizzato da Museo di Palazzo Grimani – Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, l’Associazione San Francesco della Vigna e il Convento di San Francesco della Vigna, con il sostegno della Fondazione di Venezia, che invita residenti e turisti a soffermarsi sul quartiere attraverso una serie di testimonianze che ne valorizzano la memoria. “Viaggio nel tempo” è un itinerario fruibile da tutti gratuitamente, in particolare per chi conosce poco la zona e vuole approfondirne la storia, tramite la piattaforma izi.TRAVEL, l’app che permette di accedere ad audioguide multimediali direttamente dal proprio smartphone. Quella realizzata è una guida che si snoda attraverso ventidue tappe complessive, partendo dalle sale del Museo di Palazzo Grimani per giungere fino al convento di San Francesco della Vigna. Il percorso attraversa luoghi carichi di storia come il Sotoportego e la calle dei Bombardieri, che prendono  il nome dagli artiglieri dell’Arsenale che lì vivevano, lavoratori che usavano polvere da sparo e cannoni, dove è presente anche il rilievo di Santa Barbara, la loro santa protettrice. Tra i luoghi principali anche Campo della Celestia, che prende nome dalla chiesa poi andata distrutta, Corte Nova, in cui tradizione e devozione si incontrano nella storia del suo sotoportego con la pietra rossa (leggi qui) e l’Ospizio Morion, dove in precedenza venivano accolte persone povere, anziane o sole e che ora da spazio comunitario e presidio di carità è diventato laboratorio sociale e culturale. Ne emerge un lavoro stratificato che va ben oltre la semplice descrizione architettonica dei luoghi, dando la possibilità di una fruizione più approfondita con testimonianze dirette dei residenti tramite appositi video, che invitano a superare il classico turismo mordi e fuggi che poco lascia immergersi negli angoli più autentici della città.

Contenuti accessibili a tutti

L’itinerario è attivabile tramite QR code dedicati che sono distribuiti nelle vetrine degli esercizi commerciali del quartiere per incentivarne una relazione rispettosa e trasformando la visita in un atto di conoscenza consapevole. L’iniziativa si configura come un progetto di valorizzazione culturale di prossimità per trasmettere alle generazioni future, anche tramite un turismo sostenibile, la memoria materiale e immateriale di questa storica zona di Venezia, lontana dai flussi turistici principali, per una visita più lenta e immersiva. Nel creare il servizio, grande attenzione e impegno sono stati posti sull’accessibilità dei contenuti. I materiali raccolti sono stati infatti elaborati con due livelli di approfondimento, utilizzando un linguaggio semplificato accanto a quello divulgativo, e includendo audio accessibili alle persone cieche e ipovedenti e sottotitoli nei video per le persone sorde. Per ogni tappa sono stati predisposti testi a carattere descrittivo con approfondimenti storici e storico-artistici, affiancati da audio-racconti dove i luoghi stessi prendono vita parlando in prima persona per evocare aneddoti e suggestioni del passato. Assieme ai testi, la scheda di ogni tappa è arricchita da immaginied estratti delle videointerviste con testimonianze dedicate ad ogni luogo. La costruzione del percorso di visita ha infatti richiesto una lunga fase di raccolta di materiali che ha visto la realizzazione di quindici video-interviste ad abitanti e frequentatori abituali del quartiere, permettendo di recuperare testimonianze autentiche su contesti ormai scomparsi o poco noti, come le antiche "carbone" - storici luoghi di aggregazione giovanile - o la perduta Corte da Ponte.

Racconti e ricordi di vita vera

Il signor Vincenzo ad esempio ricorda la sua infanzia passata in Corte Nova, dove abitava: «La porta di casa era diventata porta da calcio.  La sera era sempre pieno di ragazzi e, oltre a pallone, si giocava con il tacco, a campanon e alle “sconte”» dice, spiegando come i veneziani chiamano il gioco del nascondino e raccontando che per il chiasso che facevano a volte prendevano anche qualche secchiata d’acqua lanciata dalle finestre dai vicini. «Nel tardo pomeriggio andavamo all’osteria all’Alpe per andare a vedere la tv. Si ordinava una bibita e poi padre Gioacchino arrivava con il campanello per chiamarci per andare alla dottrina». Ogni luogo diventa quindi un aneddoto, sprazzi di vita vissuta che raccontano un’epoca e una storia che ha lasciato il segno della quotidianità. Nel progetto anche il racconto delle botteghe storiche come quella de La Beppa, negozio gestito da Luigia Pelcan, che da oltre cinquant’anni vende articoli di cartoleria, Belle Arti, ferramenta, mercerie e giocattoli, e la bottega di alimentari di Attilio e Susanna, che oggi non esiste più ma che per tanti anni a San Francesco della Vigna è stata punto di riferimento: «Quando mio suocero decise di andare in pensione nel 1986 mio marito mi chiese di andarlo ad aiutare in negozio, anche se sapevo sarebbe stato difficoltoso dissi di sì per amore. - ricorda Susanna - Sono così passata da fare polizze assicurative a tagliare la mortadella. All’inizio sbagliavo nel tagliare le dosi dell’Asiago e lo mettevo da parte, ma poi Attilio mi ha insegnato i segreti del mestiere».

Un progetto cittadino

Tra le attività locali più caratteristiche resta ancora vivo tra i residenti il ricordo dei cicchetti dell’Osteria da Dante in Corte Nova: «Quelli di Dante e Leda non erano semplicemente in un pezzo di pane condito. Loro facevano i veri cicchetti veneziani: le polpette, la fetta di musetto caldo, le sarde in saor e i peoci gratinati ripieni. - ricorda Susanna - Quando con mio marito Attilio finivamo di lavorare, stanchi spesso ci fermavamo a mangiare i cicchetti lì così da tornare a casa già “magnai”, come si dice qui a Venezia». Gli audio-racconti del progetto infine sono frutto del laboratorio di scrittura creativa che nella primavera dello scorso anno ha coinvolto cittadini di ogni età nella trasformazione dei ricordi personali in narrazioni condivise. I testi prodotti, scritti in forma di narrazione personificata, sono stati integrati nel percorso digitale, vedendo in alcuni casi l’autore del testo anche come voce narrante della registrazione. Il progetto ha trovato anche espressione performativa nei laboratori teatrali del Teatro di Cittadinanza di Mattia Berto, in cui sono confluite le memorie raccolte. Da tutto questo ne è emerso un racconto che profuma di vita vissuta, dove piccoli aneddoti servono a raccontare e far riscoprire il luogo con autenticità.

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