
Sono ufficialmente partiti i lavori destinati a rendere nuovamente utilizzabili gli spazi di Casa Mons. Vianello a Campalto, pensati per accogliere i detenuti della Casa circondariale di Santa Maria Maggiore a fine pena, pena alternativa o che hanno ottenuto dei permessi premio. L’intervento è stato avviato martedì e il termine – salvo imprevisti – è fissato per Natale 2026. Se tenuto conto che i posti letto a disposizione per i ristretti potranno essere, nella nuova struttura, 12 in tutto, contando quelli già attivi nelle altre strutture tra centro storico lagunare e terraferma si arriverà ad averne complessivamente una trentina, destinati a uomini e donne della casa di reclusione femminile della Giudecca. «Il Patriarca Francesco – commenta Franco Sensini, direttore della Caritas veneziana – si è speso molto affinché i reclusi abbiano la possibilità di essere accolti in luoghi accoglienti, togliendoli dal contesto delle carceri».

Al centro di tutto, per Sensini, il tema di una comunità che deve dimostrarsi pronta all’accoglienza, attivamente coinvolta nel percorso graduale di reinserimento nella società di quelle persone che stanno scontando la propria pena. Un accompagnamento verso l’esterno, affinché ricostruiscano la loro autonomia e dignità. A questo progetto sta lavorando la Caritas diocesana in sinergia con la Diocesi, in linea con l’impegno assunto dal Patriarca in occasione della visita di Papa Francesco a Venezia, nella casa di reclusione femminile, nel 2024. I posti letto a Campalto, almeno nelle intenzioni, avrebbero potuto essere messi a disposizione ben prima, ma qualche intoppo, fortunatamente ora risolto, ha rallentato l’iter. «Già l’anno scorso avevamo in mano una progettazione che ha dovuto fronteggiare alcune difficoltà amministrative. Una volta accertata la parte catastale dell’immobile, è stato dato il via al progetto». Lo stesso che alla fine ha dovuto fare i conti con due decreti del Ministero della Giustizia, entrati in vigore a luglio e a settembre 2025, e con le dovute autorizzazioni.

«Sulla base di queste nuove discipline – evidenzia Sensini – abbiamo aggiustato la progettazione, omologando l’edificio in funzione di una serie di standard. Dalla quantità massima di posti letto, alla messa a norma delle uscite di sicurezza, fino alle rampe e al numero di bagni e stanze per eventuali ospiti con disabilità». Una progettualità comprendente la collaborazione avviata con Fondazione Esodo – impegnata nel seguire le attività di accompagnamento dei detenuti in uscita, per un recupero in termini di autonomia della persona – di cui Caritas è diventata socia per offrire il suo contributo proprio al mondo delle carceri. Suddivisa in 2 piani, per una superficie di oltre 300 mq (a esclusione di terrazze e gradinate), la struttura a Campalto comprende anche un’ampia area verde alberata di 3.350 mq. «La Casa non sarà lasciata a se stessa. Saranno presenti degli educatori della Fondazione Esodo, a sua volta affidatasi alla cooperativa Nova che, sia alle Muneghette a Castello che nella Casa San Giovanni XXIII a piazzale Roma, accompagna queste persone. L’obiettivo di fondo? Ridurre la recidiva e fare in modo che uomini e donne via via recuperino la propria vita, esperienze e talenti compresi. Per abbattere i muri, chiaramente nel rispetto delle regole stabilite dai magistrati».

Sensini tiene a soffermarsi sul lavoro prezioso svolto da don Massimo Cadamuro, cappellano di Santa Maria Maggiore, la cui parrocchia di Campalto abbraccia proprio la struttura oggi in ristrutturazione. Motivo per il quale l’auspicio del direttore Caritas è quello di coinvolgere nel progetto complessivo, destinato a reclusi e ristrette, la comunità stessa. «La nuova Casa, che un tempo ha accolto anche un asilo, non dovrà trasformarsi in un ghetto – la raccomandazione –. Il vicariato della zona sarebbe bello interloquisse e interagisse con i futuri ospiti, per far sì che si sentano inseriti, seppur temporaneamente, in un contesto comunitario». E all’interno della struttura potrebbero essere organizzate pure attività formative e culturali, nonché momenti conviviali all’aperto, proprio come già accade a Castello. I lavori richiederanno un impegno economico di 230mila euro, messi a disposizione dalla Diocesi: per la maggior parte fondi propri, mentre la restante sostenuta dall’8xmille. «Interventi di manutenzione straordinaria, tra infissi, porte, servizi igienici a norma e stanze. Gli altri, invece, riguarderanno la sistemazione degli spazi. Le camere saranno prevalentemente al secondo piano, come pure la cucina, che sarà tra le aree in comune». Sei (più 2 nell’ambito dei permessi premio) i posti letto per le ristrette nella Casa San Giuseppe alle Muneghette, mentre per i detenuti ci sono i 7 nella Casa Giovanni XXIII e i 3-4 nell’appartamento Ater di Marghera, a cui presto si aggiungeranno i 12 di Campalto.
C.I.D. s.r.l. Società a Socio Unico – Casa editrice del settimanale Gente Veneta – CF e PI 02341300271 – REA: VE – 211669 – Capitale Sociale 31.000 euro i.v. – Dorsoduro,1 – 30123 Venezia
Iscriviti a CRUX e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!