
A Venezia c’è una pietra rossa che non si deve calpestare, incastonata nella pavimentazione di un luogo dove devozione popolare, storia e tradizione si incontrano. Il Sotoportego de la Corte Nova, nel cuore del sestiere Castello, è un luogo pieno di misero e fascino, dove chiunque vi passi non può fare a meno di notarlo per la sua particolarità. Qui c’è la pietra rossa che, secondo la tradizione, ha fermato la peste del 1630 che stava dimezzando la cittadinanza, proteggendo gli abitanti del luogo, i quali per gratitudine hanno costruito nel sotoportego una cappella con soffitto a riquadri blu cielo ornato al centro con cerchi dorati e ai lati quattro dipinti e due piccoli altari. Nel sotoportego si intrecciano storia urbana, fede comunitaria e memoria delle epidemie che hanno segnato Venezia, tanto da distinguersi come uno dei luoghi in città più intrisi di devozione popolare. Protagonista di questa storia è proprio la lastra incastonata nel pavimento che la tradizione vuole macchiata dal sangue della peste del 1630. Secondo la leggenda, in quel punto la Vergine avrebbe fermato l’avanzata del contagio, proteggendo miracolosamente gli abitanti del circondario. Ma non solo, di lì non sono passate nemmeno il colera e le bombe della guerra. La tradizione infatti narra di una ragazza che abitava in Corte Nova e che, per pregare la Madonna e salvarsi dalla peste, disegnò il volto della Vergine e lo depositò all’interno del portico, che tutti si recavano a pregare: avvenne il miracolo e nessuno della Corte Nova venne colpito dalla peste, come viene raccontato nel nuovo progetto online “Viaggio nel tempo” dedicato alla scoperta del sestiere di Castello (leggi qui), realizzato dal Museo di Palazzo Grimani – Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna, l’Associazione San Francesco della Vigna e il Convento di San Francesco della Vigna, con il sostegno della Fondazione di Venezia.



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