
Sono tre le statue lignee policrome da poco restaurate in chiesa di San Nicolò dei Mendicoli a Venezia, ora tornate leggibili per mano della restauratrice Annamaria D’Ottavi della ditta Mauve. Un intervento possibile grazie al contributo di 38 mila euro del Comitato britannico Venice in Peril Found, di cui a Venezia è responsabile Susan Steer, che in città sta portando avanti diverse iniziative, come il restauro dei teleri di Zanchi alla Scuola Grande dei Carmini (leggi qui). Le sculture, poste sull’altare maggiore, rappresentano gli evangelisti San Marco, San Giovanni e un Angelo portacero. Per tutte e tre le statue durante l’intervento come prima cosa è stata eseguita la pulitura, volta a riportare luminosità alle opere. La superfice di queste infatti risultava scura soprattutto in corrispondenza degli incarnati, mentre il colore oro era ormai opaco. Durante le fasi di restauro si sono poi resi necessari interventi anche d’integrazione pittorica e materica.

Delle tre sculture quella che risulta di fattura più pregiata è sicuramente l’Angelo portacero di 159 cm risalente al XVII secolo, il cui corrispettivo gemello speculare è ora nella chiesa di San Giorgio Maggiore. Questa è la statua che ha subito danni maggiori, compreso un attacco di tarli, e per cui ci è voluta un’attenzione maggiore in fase di restauro. Veste, ali e cornucopia dell’Angelo sono interamente dorate a guazzo e brunite. La veste è inoltre caratterizzata da una preziosa decorazione ad imitazione del tessuto broccato, realizzata con punzoni e stampini pressati di diverse forme e dimensioni. <Dopo la pulitura si è provveduto a integrare le diverse lacune presenti con la tecnica del tratteggio sulle ali dorate e su viso, gambe e braccia, che oltre ad avere uno strato di cera erano state in passato patinate per mimetizzare lacune, graffi e discontinuità della pellicola pittorica. Il colore era andato via talmente tanto che si vedeva il supporto ligneo sottostante. - spiega la restauratrice Annamaria D’Ottavi - Il braccio destro dell’Angelo risultava poi disconnesso ed è stato nuovamente ancorato alla base, mentre è stato necessario ricostruire in resina epossidica il pollice, l’indice e il medio della mano destra che erano andati perduti>. Una scultura di pregio che durante i lavori il prof. Massimo Degrassi dell’Università di Trieste, dopo averla visionata, ha ipotizzato possa essere di mano di Giacomo Piazzetta, intagliatore e sculture del XVII secolo. <Ora resta da attendere che gli studiosi possano completare ulteriori studi per accertare la paternità della scultura> sottolinea la restauratrice.

Le due sculture degli evangelisti, invece, alte 148 cm e di epoca precedente, sono state realizzate assemblando diversi morali in legno di cirmolo, successivamente intagliati. Di queste, rimaste senza aureole, lo strato pittorico su cui la restauratrice ed i suoi collaboratori sono intervenuti era in un discreto stato conservativo. Ripulite dal corposo strato di sporco e di cera che non permetteva di apprezzare la policromia e la doratura presenti, durante il restauro è stato trovato nelle opere uno strato di policromia sottostante che permette di affermare che in passato sono state ridipinte nelle zone degli incarnati. <Le zone dorate sono state invece trattate con velature traspiranti dove erano presenti delle lacune. Sono stati inoltre affrontati interventi strutturali, ma in entrambe le opere sono state stuccate ed integrate solo le lacune più evidenti> continua D’Ottavi.
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