
Proseguono gli interventi della Fondazione Elena Trevisanato, che da Venezia porta a Gode aiuti per oltre 3.800 beneficiari. Al via anche nuovi progetti a Hosana. Sono state raccolte donazioni per oltre 30mila euro grazie ai 700 partecipanti alla festa all’isola della Certosa, intitolata “La strada verso la scuola”, organizzata dalla Fondazione Elena Trevisanato, realtà no profit che opera in Etiopia e nata in memoria di Elena, ragazza veneziana prematuramente scomparsa.
Partecipando alla festa, organizzata grazie a un’ottantina di volontari, di cui la metà giovani, i partecipanti hanno contribuito al progetto “Empowering women and youth through sustainable waste management and education”, volto a sostenere gli interventi attualmente in fase di realizzazione a Gode, nella Somali Region dell’Etiopia, che prevede di creare in tre scuole della città servizi igienici, serbatoi d’acqua e punti di raccolta dei rifiuti, predisponendo anche la distribuzione di kit per la salute mestruale e la creazione di club scolastici dedicati all’igiene e alla tutela dell’ambiente.

Il progetto, che coinvolge oltre 3.800 beneficiari, vuole promuovere comportamenti igienico-sanitari che favoriscano la frequenza scolastica e soprattutto il benessere delle ragazze: «Organizzeremo per tutti momenti di formazione sul ciclo mestruale, così che il tema non sia più un tabù, e le latrine serviranno in particolare alle ragazze, per gestire l’igiene proprio durante il periodo mestruale. I lavori sono avviati e verso fine anno andremo a monitorare i risultati», dice Elisa Andreoli, referente della Fondazione, spiegando che il progetto è promosso in collaborazione con partner locali quali Arche Nova e OWDA, che aiutano operativamente, e con il supporto di L’Oréal Fund for Women, che contribuisce al progetto con 21 mila euro.
«Alla festa hanno preso parte tanti giovani, in particolare delle superiori e universitari. È stato bello far capire che con la loro partecipazione avrebbero aiutato altri studenti». Inoltre, durante la giornata sono state esposte le opere finaliste del Premio Baruffi, a cui hanno preso parte gli studenti del liceo artistico “Marco Polo“, che si sono confrontati sul tema della festa: «Ci tenevamo a promuovere il talento dei ragazzi veneziani proprio sulla tematica a cui è dedicato il nostro progetto in Etiopia».
Gli altri progetti. A Gode in Somali Region l’attenzione è infatti rivolta in particolare alle donne. Un altro progetto di tutela dell’ambiente coinvolge una ventina di donne a cui è stato insegnato come svolgere la raccolta della plastica in un contesto in cui la gestione dei rifiuti è ancora prevalentemente informale e basata su discariche a cielo aperto e combustione. Prosegue inoltre il progetto di Tree nursery, sempre destinato a creare indipendenza nelle donne, avviato nei villaggi Gode e Denan, dopo quello ben riuscito a Kayane e Kunka.
«A dicembre scorso avevamo già visto i vivai avviati e le prime piantine nascere, aspettavamo solo che crescessero per avviare la vendita», spiega Andreoli.
Continua anche per il sesto anno di fila il sostegno al presidio sanitario di Darwanaji, che si traduce nella formazione per ostetriche e emergenze neonatali o legate al parto. Inoltre prosegue il supporto ai punti salute periferici intorno al presidio, passati quest’anno da 5 a 9, e a tre villaggi dove ogni mese un infermiere e un’ostetrica con un’auto medica si recano per fare visite, vaccini, screening nutrizionali e conferenze per donne in gravidanza.
Nuovi progetti tra l’Africa e Venezia. Insieme alle suore Cappuccine è in via di progettazione anche una clinica per i parti a Hosana, a circa 5 ore di macchina in direzione Sud-Ovest da Addis Abeba. «È un’iniziativa ambiziosa, che ci impegnerà molto e che ci porta in una zona diversa dell’Etiopia, fuori dalla Somali Region. Per noi lavorare con le Cappuccine è una garanzia. Anni fa, a Jijiga, abbiamo realizzato insieme una scuola tuttora attiva e ben tenuta», spiega Elisa Andreoli, che a luglio si è recata con la Fondazione a vedere il posto e il terreno destinato al progetto. «A fine anno si dovrebbe già iniziare a scavare il pozzo».
Continuano anche le attività nel Veneziano dove, per il terzo anno di seguito, in cinque classi di terza della scuola elementare “Giulio Cesare“ di Mestre si terrà il corso di canto con il metodo kodály, mentre, insieme a Caritas diocesana e Casa di Amadou, la Fondazione ha iniziato a sostenere un progetto rivolto ai migranti della rotta balcanica.
Francesca Catalano
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