
Quella di Altrocanto, coro polifonico dedicato agli spirituals afroamericani, è un’esperienza nata da poco ma che sta già riscontrando un grande successo, frutto di una voglia di stare insieme e di fare comunità nel segno della buona musica. Ospitato dall’associazione di promozione sociale e culturale Auser Olivolo Aps, con sede a Castello, il gruppo canoro si riunisce ogni giovedì, dalle 18.30 alle 20.30, a San Francesco della Vigna sotto la guida di Marco del Gatto, compositore e arrangiatore di origini milanesi, attivo da molti anni nella direzione di cori spirituals e gospel sia in Italia che in Francia. «Le voci attuali sono una sessantina», racconta il maestro ripercorrendo la giovane storia di una realtà che, almeno all’inizio, non avrebbe mai pensato potesse raggiungere certi numeri in così breve tempo. L’obiettivo è quello di accogliere tra i coristi nuove voci maschili, che al momento scarseggiano, e aprire le porte anche agli under 35. «Oggi, nel nostro coro, gli uomini sono soltanto una decina», dice del Gatto, lanciando l’invito a quanti vogliano mettersi in gioco in un’esperienza musicale che sta regalando già tante soddisfazioni, legata a doppio filo ad un repertorio che ha molto da raccontare, intriso di storia. La stessa ripercorsa con cura da del Gatto che, dopo aver trascorso parte della sua vita in Francia insieme alla moglie, ha scelto proprio Venezia come città in cui trasferirsi stabilmente per viverci. Gli spirituals afroamericani sono canti nati nei campi di cotone degli Stati Uniti all’epoca della schiavitù (1619-1865). Privati di ogni forma di istruzione, a eccezione della lettura dell’Antico Testamento, gli schiavi trovarono in essi una fonte d’ispirazione preziosa per cercare di affrontare la complessità e la durezza della condizione in cui erano costretti a vivere.

«Nei testi dell’Antico Testamento riuscivano a trovare tante analogie rispetto alla propria situazione. Un esempio su tutti, l’uscita da una condizione di schiavitù rappresentata da Mosè che attraversa il Mar Rosso: una figura, la sua, che diviene il simbolo di una libertà possibile. Ci sono poi una serie di elementi che ricorrono spesso, negli spirituals, come nel caso del fiume Giordano che, nell'immaginazione degli schiavi nei campi di cotone, veniva trasposto nel fiume Mississippi». In altre parole, gli schiavi arrivarono a trasformare i racconti biblici in veri e propri canti di resilienza, adattando le storie sacre alla loro complessa realtà quotidiana. «Usarono le vicende contenute nella Bibbia per evocare il proprio dolore, la speranza, e per condividere, attraverso questi canti intrisi di doppi sensi, messaggi in codice tra appelli alla fuga o alla resistenza. Per la forza del loro messaggio di libertà, l’intensità della loro espressività musicale e la sorprendente alternanza tra dolore e gioia di vivere, gli spirituals – prosegue del Gatto – costituiscono le radici profonde di tutta la musica americana: blues, jazz, soul, rock e gospel». Una musica che continua a trasmettere ancora oggi valori come la resistenza all’oppressione e la speranza in un futuro migliore. «Altrocanto è un coro giovanissimo, nato a inizio novembre dell’anno scorso, quando ho deciso di provare a importare l’attività che avevo portato avanti a Parigi anche a Venezia. Tutto è partito dalla volontà di venire incontro ai veneziani, ai quali la loro città, in un contesto in cui l’aspetto turistico è ormai quello prevalente, offre sempre meno servizi. In realtà pensavo che la mia proposta sarebbe caduta un po’ nel vuoto, non avevo grandi aspettative quando sono andato a parlare con l’associazione Olivolo per chiedere se erano interessati a promuovere un coro all’interno delle loro attività». Marco del Gatto, convinto che al primo giorno di prove si sarebbero presentati solo 4 o 5 coristi, è rimasto positivamente sorpreso dai 40 effettivi che hanno raggiunto puntuali il luogo del ritrovo. «A conferma di come le persone abbiano voglia di trovarsi, di stare insieme».

Si tratta di coristi non di professione – anche se c’è chi ha già vissuto esperienze all’interno di altri cori o a livello solistico – uniti da una passione comune. «Persone da un lato molto ben preparate, dall’altro che sono proprio agli inizi. Ci tengo a sottolineare un aspetto che ho avuto modo di toccare con mano: musicalmente parlando il livello di partenza di un italiano è già di per sé molto più alto. Evidentemente abbiamo qualcosa nel dna che ci porta ad avere un’intonazione basica, ma anche a comprendere la grammatica musicale in maniera naturale. In Francia, invece, facevo molta più fatica da questo punto di vista». A Parigi, del Gatto ha diretto dal 2017 al 2025 la grande corale popolare Jo’s Gospel e ha fondato, nel 2023, l’ensemble vocale a cappella Soul Tales dedicato, come Altrocanto, agli spirituals afroamericani. Ha inoltre diretto il coro del centro culturale Paris Anim’ Mercoeur. «Il lavoro svolto in Francia è stato quello di trovare il migliore equilibrio possibile tra il fare una cosa di qualità e viverla come un momento di gioia e di condivisione, senza che diventasse fonte di stress ulteriore. Quando ero giovane, fino ai 25-26 anni ho svolto molte attività musicali, in particolare composizioni, arrangiamenti e musiche per spettacoli. Il tutto parallelamente al mio lavoro di informatico. A 27 anni ho deciso di dedicarmi alla mia professione, accantonando la musica per un certo periodo. Mai avrei pensato di riprenderla in mano a 45 anni, quando sono andato a vivere in Francia. All’epoca mia moglie ed io non conoscevamo nessuno e non avevamo nemmeno dimestichezza con la lingua francese. Ci siamo detti: cosa possiamo fare per conoscere qualcuno e stringere amicizie? E così ci siamo iscritti ad un coro. Quando il direttore ha lasciato il proprio incarico, mi ha chiesto di prendere il suo posto. Ancora non parlavo bene il francese e soprattutto non avevo mai svolto quel tipo di lavoro: ho dovuto imparare tutto a 360 gradi, senza effettuare un percorso di studio specifico. Avevo già approfondito per conto mio, da giovane, composizione e arrangiamento; mi è servito moltissimo».

Dopo la parentesi parigina, durata dieci anni, il ritorno in Italia qualche mese fa e la decisione di trasferirsi nell’appartamento già tempo prima acquistato proprio in Laguna. «Continuo a dirigere anche uno dei tre cori francesi (Soul Tales, ndr), con cui mi piace avviare degli scambi musicali col gruppo veneziano, creato proponendo il medesimo repertorio parigino». Recentemente il primo ha raggiunto la città lagunare per cantare insieme ad Altrocanto. «Quest’anno sono tornato a Parigi una volta al mese per organizzare prove e concerti. Il repertorio del gruppo veneziano si basa su arrangiamenti che scrivo io da zero – prosegue il maestro – oppure su quelli di grandi arrangiatori contemporanei, che semplifico portandoli a quattro voci, ma allo stesso tempo cercando di mantenerne le peculiarità stilistiche». Soprani, contralti, tenori e bassi formano il coro, con la particolarità che i tenori «li abbiamo resi una voce femminile» in assenza di un determinato numero di componenti maschili, ad oggi tutti riuniti nei bassi. Il prossimo concerto in agenda è quello del 2 luglio, alle 20.30 (ingresso libero) nel chiostro di San Francesco della Vigna. Al repertorio spiritual afroamericano saranno alternate alcune letture incentrate sul tema della libertà dei popoli. Per informazioni sul gruppo canoro e per chi fosse interessato ad ospitarlo: info@altrocanto.net.
C.I.D. s.r.l. Società a Socio Unico – Casa editrice del settimanale Gente Veneta – CF e PI 02341300271 – REA: VE – 211669 – Capitale Sociale 31.000 euro i.v. – Dorsoduro,1 – 30123 Venezia
Iscriviti a VE-NICE e non perderti nessun aggiornamento, ti invieremo 1 volta a settimana i nuovi articoli!