Con Davide Iodice le storie e i ricordi degli anziani diventano memoria da custodire

È stata inaugurata al Centro Servizi San Giobbe la mostra del progetto “Promemoria” che, in collaborazione con I.P.A.V. e l’Archivio Storico della Biennale di Venezia, parla di relazione e cura

Prendere il grande e ricco patrimonio umano fatto di vissuto, racconti e desideri degli anziani e trasformarlo in un atto d’arte e di testimonianza. Da alcuni giorni nel Chiostro del Centro Servizi San Giobbe a Venezia è stata inaugurata la mostra “Promemoria” con le immagini tratte dal progetto speciale di ricerca, pedagogia e creazione ideato e diretto dal famoso regista e drammaturgo Davide Iodice. L’iniziativa, nata da un lungo percorso di incontro e creazione con le residenti e i residenti della Casa di Riposo di S. Giobbe, è stata possibile grazie alla collaborazione con I.P.A.V. (Istituzioni Pubbliche di Assistenza Veneziane) e con chi ogni giorno accompagna, assiste e cura gli anziani.

Un progetto nato inizialmente per il 54. Festival Internazionale del Teatro de La Biennale di Venezia, diretto da Willem Dafoe, che si era concluso con una performance, tenutasi proprio nella casa per anziani, che ha visto ospiti ed operatori protagonisti. L’iniziativa ora, fuori dalla scena, grazie all’Archivio Storico della Biennale di Venezia – Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee è diventata una mostra fotografica, con 75 foto di Andrea Avezzu e una serie di immagini realizzate da Carlotta Vinanti, che saranno visibili al pubblico fino al 6 novembre, dal lunedì al venerdì, dalle ore 10 alle 12.

Un racconto corale, pensato per guardare all’umano con empatia che, attraverso le testimonianze fotografiche, parla di relazione e cura.

Dai laboratori alla performance: la vita degli anziani al centro del racconto

Il ricco apparato fotografico testimonia i laboratori che per prima cosa erano stati proposti agli anziani, così da avere modo di relazionarsi e poter successivamente raccogliere un archivio di voci e storie straordinarie.

«Lo spettacolo poi è consistito semplicemente nel portare ad un intensità ulteriore quello che era avvenuto naturalmente» ha spiegato Iodice.

«Il laboratorio ci è piaciuto tanto, abbiamo potuto raccontare le nostre esperienze di vita» dicono Susanna e Rosanna, ospiti della casa. Tra loro c’era anche Romolo, al tempo sindacalista dei gondolieri, che ha ricordato le sue idee politiche che lo infervoravano.

Durante la performance itinerante negli spazi del ricovero la signora Alberta, che ha venduto la casa per trasferirsi nella casa di riposo, creava il pane e raccontava della panetteria che la sua famiglia aveva alla Maddalena.

Il signor Guglielmo invece, che ha recitato “A Zacinto” di Ugo Foscolo a memoria, affiancato da Maria Stella dell’equipe artistica con cui era in dialogo, ricordava di quando è stato in America e a Londra, condividendo con lei, a distanza di sessant’anni, un percorso di vita pressoché simile.

In totale sono stati 35 gli anziani coinvolti nei laboratori e 19 quelli che poi hanno preso parte allo spettacolo, visto che alcuni nel mentre sono mancati.

«Seppur bello, è stato anche un progetto doloroso, perché nel mentre abbiamo avuto anche dei lutti. - spiega Iodice - Abbiamo lavorato con persone che sapevamo che stavano per salutarci e con le famiglie abbiamo valutato l’importanza dell’esperienza che stavano facendo, accompagnandoli con questo lavoro» dice, sottolineando il forte impatto sociale dell’iniziativa.

Davide Iodice: «Insegnano a vivere la vita fino all’ultimo»

“Promemoria” si chiama così perché durante i laboratori è stato chiesto agli anziani cosa resta quando la memoria va via: «Alla base di tutto restano i sentimenti e le idee».

Un progetto contro il senso di solitudine e l’abbandono che alcuni ospiti possono sentire, in un luogo in cui però, secondo Iodice, c’è più vita di quanto uno si possa immaginare: «È stato un lavoro di comunità, abbiamo scelto questa IPAV per il lavoro di altissimo livello che gli educatori svolgono.

Un viaggio incredibile che mi ha trasformato e mi ha ricordato quello che per me è il senso del fare teatro, ovvero la relazione vitale con le persone, con gli specialisti dell’esistenza. E qui ce ne sono tanti. Il teatro, infatti, non è solo la confezione tecnica di uno spettacolo, ma è un processo che apre alle relazioni».

Iodice nella Casa di Riposo di San Giobbe ha trovato tanta umanità: «Abbiamo incontrato volti che sono una geografia sentimentale di storie, lavori ed emozioni. Sono una carta geografica di tutte le possibilità che una persona nella vita può esperire. - racconta - In questi luoghi si trova un’umanità bellissima. Ci si aspetta tanta malinconia e nostalgia, ma c’è un attaccamento alla vita che, seppur struggente, insegna a vivere fino all’ultimo. Questo lo notai anche in mio padre che, negli ultimi periodi, ricordo diceva che voleva riempirsi e abbuffarsi di vita. - e continua - Nel desiderio di vivere la vita fino all’ultimo, anche nelle forme in cui il corpo è più fragile, si trova un grande insegnamento».

I ricordi degli anziani sono custoditi nell’Archivio della Biennale

Gli anziani sono stati i veri protagonisti - ha detto Elisa Pozzobon, Direttrice della Casa di Riposo di San Giobbe, nel commentare la mostra che rievoca l’avventura vissuta.

Il Presidente de La Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, si è poi soffermato sull’importanza di custodire il prezioso filo della memoria, costruendo un ricco corpus di testimonianze: «Sentimenti di dolore e allegria sono qui memoria che si fa prisma. La Biennale non poteva sottrarsi a questo, perché è di questo che fa un fondamento continuo. - e ha continuato - Davide Iodice da teatrante ha raccolto una memoria adesso entrata nell’Archivio della Biennale, in cui è custodito il paradigma di un fatto d’arte dove però si comprende che il fatto vero è la vita».

Un percorso, da tutti definito pieno di grazia e garbo, che è piaciuto tanto agli operatori della Casa: «Le RSA sono ambienti che purtroppo le persone oggi ancora non conoscono e su cui hanno molti pregiudizi. Per noi è anche occasione per far conoscere il nostro operato al di là degli stereotipi» ha detto l’educatrice di San Giobbe Silvia Marzinotto.

Ora un nuovo progetto sull’Acqua Granda del ’66

I progetti in questo senso infatti continueranno. Presto la casa per anziani ospiterà un nuovo progetto speciale dell’Archivio Storico dedicato all’Acqua Granda del ’66, ideato da Marco Paolini e Michela Signori nell’ambito dell’iniziativa “Atlante delle Rive”, con la consulenza di Davide Iodice.

Gli ospiti già non vedono l’ora di questa nuova avventura dove potranno raccontarsi e condividere emozioni. All’interno del progetto il 4 novembre La Biennale, a 60 anni dall’estremo evento mareale, presenterà “La veglia dell’Acqua Granda 1966-2066” che si terrà dalle 18.30 all’1 di notte nella nuova sede dell’Archivio Storico all’Arsenale. Al centro della serata saranno le lettere da scrivere oggi e indirizzare simbolicamente alla Venezia del 2066. Un invito rivolto a tutti, veneziani e non, a immaginare la città di domani e a riflettere sul suo destino, a cominciare dalla sfida climatica. Le lettere potranno essere depositate nella cassetta postale “VENEZIA 2066”, destinata a essere sigillata e custodita presso l’Archivio Storico fino al 4 novembre 2066, quando si celebrerà il centenario dell’Acqua Granda.

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