Premio Bresson a Pedro Costa per il suo cinema, arte di leggere la realtà

Al regista portoghese il Premio Robert Bresson della Fondazione Ente dello Spettacolo, con il parere dei Dicasteri vaticani per la Cultura e l’Educazione e la Comunicazione: «Quando nei film non ci si confronta più con il reale, o si sceglie di non vederlo, si smette di esistere»

Un cinema che non cerca scorciatoie, che guarda agli ultimi senza trasformarli in simboli consolatori e che attraverso immagini e suoni prova a interrogare il mistero dell’esistenza. Per questo il Premio Robert Bresson è stato assegnato quest’anno a Pedro Costa, uno dei più radicali e personali registi del cinema contemporaneo. La cerimonia della XXVII edizione del Premio, che si è tenuta lo scorso 5 settembre nell’ambito dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, ha riunito intorno al regista portoghese rappresentanti del mondo del cinema, della cultura e della Chiesa. Promosso dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e dalla Rivista del Cinematografo, con il parere favorevole dei Dicasteri della Santa Sede per la Cultura e l’Educazione e per la Comunicazione, il Premio Robert Bresson è stato istituito nel 1999 e viene assegnato ogni anno a un regista che abbia offerto “una testimonianza, significativa per sincerità e intensità, del difficile cammino alla ricerca del significato spirituale della nostra vita”. Un riconoscimento che si distingue inoltre per essere l’unico premio cinematografico al mondo attribuito dalla Santa Sede.

I film di Costa, spesso incentrati sui margini della società

Ad aprire la cerimonia è stato il direttore della Mostra, Alberto Barbera, che ha ricordato quanto Pedro Costa sia “cantore di un cinema ambizioso e senza compromessi, autore di opere capaci di addentrarsi in una dimensione superiore della nostra esistenza e che ci aiutano a confrontarci con questioni che vanno al di là del cinema stesso”. Nel cinema di Costa, infatti, legato ai margini della società, soprattutto attraverso le storie degli abitanti dei quartieri poveri di Lisbona, la realtà non viene addolcita né resa più facilmente accessibile allo spettatore. È proprio questo lo sguardo che il Premio Bresson ha voluto riconoscere. La motivazione ci consegna il ritratto di un regista che in oltre trent’anni di lavoro “ha tolto dal cinema tutto ciò che era superfluo. Luci, carrelli, musica, recitazione. Ha ereditato il rigore etico di Robert Bresson e lo ha trasformato in lezione di umanità nelle case buie di un quartiere demolito, tra gli uomini e le donne dimenticati dalla Storia. Non per questo il suo è un cinema che consoli o redima. La sua scommessa è il tempo, il volto, la luce sopravvissuta all’ombra. Il suo lascito agli ultimi: una forma. E a noi una testimonianza intransigente di quella ricerca del significato spirituale della vita che il Premio riconosce”. A spiegare il significato del riconoscimento è stato monsignor Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo. “Spesso nel dare i premi c’è un equivoco su chi conferisca prestigio a chi”, ha osservato. “La Bibbia ci ricorda che ‘il ferro si affila con il ferro, l’amicizia si affila con lo sguardo dell’altro’. Ecco, lo sguardo dell’Ente dello Spettacolo si affila nel momento in cui si posa sul cinema di Pedro Costa”.

Pedro Costa: «Il cinema? È l'arte della rivolta»

Pedro Costa

Il regista portoghese ha accolto il premio sottolineando la sua idea del cinema, che sembra quasi rispondere direttamente alla motivazione del Premio: “La vocazione del cinema è sempre stata questa: cercare di capire qualcosa di misterioso nell’essere umano e nel mondo attraverso l’immagine e il suono”. Costa non ha però rinunciato alla sua concezione più radicale della settima arte. Anzi, l’ha ribadita con parole nette: “Il cinema non è semplicemente mettere insieme una troupe e girare i festival. Il cinema è l’arte della rivolta”. Una rivolta che, per il regista, coincide innanzitutto con il rifiuto di voltarsi dall’altra parte: “Quando smette di confrontarsi con la realtà, o si rifiuta di vederla, non è più cinema, smette di esistere”. Il riconoscimento arriva in un momento particolarmente significativo del percorso di Costa. A Venezia il regista ha ripercorso il proprio cinema e ha delineato i contorni del suo prossimo, travagliato lungometraggio musicale, nato dal cortometraggio As filhas do fogo. Ancora una volta, dunque, un cinema che sceglie di stare ai margini, di rallentare lo sguardo e di lasciare spazio a ciò che normalmente rischia di non essere visto. È forse proprio in questa scelta di non semplificare la realtà che il cinema di Pedro Costa incontra più profondamente l’eredità di Robert Bresson e il senso di un Premio che da 27 edizioni cerca, attraverso il cinema, una traccia del significato spirituale della vita.

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